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Danimarca, referendum declina una maggiore integrazione con l’Europa

La Danimarca rifiuta con il referendum una maggiore partecipazione alla politica comunitaria europea: a vincere sono le motivazione del fronte anti-immigrazione, che prende sempre più consensi nel paese.
L’affluenza al referendum non è stata bassa, il dato si attesta intorno al 72 per cento, confermando la volontà popolare di allontanarsi sempre più dalle scelte dell’Ue, che non rispecchia le necessità del paese.
La sconfitta dà un impulso al partito anti-Ue e anti-immigrazione danese popolare che ha scioccato non solo in Danimarca, ma nell’intera Eu, che adesso vede davvero le sua basi pericolosamente vacillare.
La Danimarca ha effettuato fino adesso ben sette referendum sulle questioni europee, guadagnandosi la reputazione di essere una dei paesi più resistenti all’integrazione europea. In passato è rimasta al di fuori dell’euro e ha conservato parecchia autonomia per quanto riguarda le questioni di sicurezza e di difesa, nonché di giustizia e di affari interni.

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Il no del referendum della Danimarca all’Ue apre una breccia al Brexit: tutti i paesi dell’eurozona tremano

Ora risultato rischia di essere studiato attentamente dagli attivisti nel referendum Brexit, che si terrà a breve nel nel Regno Unito, per decidere se lasciare o no l’Unione europea. Gli esperti dicono che la Danimarca si pone come un esempio di come gli elettori possano rivoltarsi contro l’istituzione europea, anche quando un voto pro-UE era stato previsto prima che avesse inizio la campagna elettorale.
E il fatto che David Cameron garantisca che il Regno Unito rimarrà in Europa continua a preoccupare Bruxelles. Tanto iù che Nigel Farage, leader del Partito per l’Indipendenza del Regno Unito, ha sorriso al risultato del referendum danese. “E ‘meraviglioso vedere l’élite politica manipolatrice venire picchiata con tanta enfasi, e, auspicabilmente, le nostre controparti britanniche subiranno la stessa sorte”, ha detto ai media danesi.
La natura tecnica del referendum e le denunce di informazioni insufficienti sui problemi hanno ostacolato, secondo gli opponenti la campagna a favore dell’Ue. Ma il voto è stato anche profondamente colpito dalla intensificazione della della crisi dei rifugiati dell’estate scorsa e dagli attacchi terroristici a Parigi. Entrambi i fatti si sono verificati poco prima del referendum, facendo da soli la campagna della componente anti-Ue. Molti danesi sono stati infatti indotti a a chiedersi se una maggiore integrazione nelle questioni interne era consigliabile a fronte dei gravi rischi possibili sulla incolumità dei cittadini.
Lars Lokke Rasmussen, il primo ministro di centro-destradella Danimarca, ampiamente a favore della campagna per il Sì, si riunirà con tutti i ministri Ue la prossima settimana per discutere se la Danimarca potrà trovare un accordo per quanto riguarda la polizia transfrontaliera.
Il governo danese, con il supporto del DPP, ha cavalcato ampiamente la situazione in materia di immigrazione negli ultimi mesi chiudendo sempre più le frontiere al flusso immigratorio che ha messo in ginocchio sia la Polonia che la stessa Germania. La Danimarca non fa parte del piano dell’UE per il reinsediamento dei richiedenti asilo in tutto il blocco e i sostenitori del voto avevano suggerito che avrebbe potute essere vincolata dalle norme in materia di immigrazione, se il referendum fosse passato.
La crisi dei rifugiati ha portato ad un drastico cambiamento nel modo di pensare anche nella vicina Svezia, dove una politica di accoglienza dei richiedenti asilo è stata sostituita da un pressante giro di vite sull’immigrazione. Il governo svedese ha rivelato giovedì che chiuderà il ponte Oresund, posto tra la città svedese di Malmö e Copenaghen, se necessario. Fino a qualche mese fa la Svezia era il primo paese dell’Eu ad accogliere immigrati e richiedenti asilo.

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