Streaming Video Milan – Juventus Gratis No Rojadirecta Diretta Live Tv

La differenza più vistosa tra Cristiano Ronaldo e Gonzalo Higuain è che il primo in campo sorride spesso, anche quando sbaglia, mentre il secondo appare sempre arrabbiato, anche quando segna. Come se CR7 considerasse l’errore uno scherzo del destino completamente assoggettato alla sua volontà, un’eccezione da riderci sopra, appunto. Il Pipita invece cova l’eterno sospetto che il destino gli stia tramando contro, dopo tante finali amare, perciò ogni pallone che scaraventa in rete è un urlo di rivincita. È qui, nella testa, nella gelida gestione delle proprie potenzialità, nella forza di volontà, che si è scavato il baratro tra i due ; è qui che il portoghese ha staccato l’argentino per 5 Palloni d’oro a zero, perché quanto a talento puro non c’è tutta questa differenza. Anzi, arriviamo a dire che per qualità tecnica e varietà di colpi, Higuain è attaccante più completo. Stanotte si guarderanno negli occhi, sono i totem di Milan e Juve che accenderà San Siro. Il Pipita, scaricato dalla Signora, brucia d’orgoglio. Gattuso, non a caso, ha detto: «Per il carattere che ha deve stare tranquillo. E godersi la partita». Anche Rino lo sa: la testa è tutto.

VESUVIO E TORINO Cristia no arrivò a Manchester e decise: «Diventerò bello e il più forte di tutti». Lo ha fatto. Ha piegato il futuro alla sua volontà come un cucchiaino. Era un nerd. con i denti storti e gialli. Si è messo l’apparecchio, oggi ha un sorriso bianco da spot. Cominciò a segnare, non ha più smesso. Tra United e Reai ha sollevato 5 Champions. Nel 2009 lo sbarco a Madrid dove Higuain lavora già da 3 anni. Alla prima Liga il Pipita resta avanti: 27 gol a 26. Nel 2011-12 il tridente Cri- stiano-Higuain-Benzema ammassa un bottino record:

CR7 ne fa 46, il Pipita 22, ma ormai è chiaro che il portoghese vede in Higuain un rivale da gol e in Benzema un cameriere di spazi. Infatti nel 2013 Gonzalo salpa per Napoli dove non a caso, segna 36 gol in un torneo solo. Perché, anche se ha giocato in club di governo (Ri- ver, Reai, Juve) ha l’anima all’opposizione, è diventato il capopopolo ideale di un Sud affamato di rivincite. Al Reai e in nazionale ha dovuto sempre sgomitare. Lotta continua. Il Pipita è il Vesuvio, un vulcano di tormenti, rimorsi e rivincite sempre sul punto di esplodere. Nell’Argentina e nel Napoli ha sbagliato rigori traumatici. Ha un cuore di lava che nelle grandi occasioni tradisce: 7 finali vinte, 8 perse, solo 4 gol segnati. Cristiano invece è molto torinese. Amministra affari e sentimenti con la gelida meticolosità di un antico funzionario sabaudo. Produce gol in serie, come Mirafiori ai bei tempi. Nessuno gli ha mai conteso il posto fisso. Non ha rimorsi.

Se si vuole seguire le gesta della propria squadra del cuore senza incorrere in rischi di alcun genere, sul pc bisogna digitare semplicemente“streaming Serie A: Milan-Juventus“. In questo modo, tra i primi risultati di ricerca, compariranno tutte le piattaforme legali.

MILAN-JUVENTUS ROJADIRECTA

Nel momento in cui si digita sul web:”Milan-Juventus: siti pirata da cui seguirla“, sicuramente uno dei risultati più importanti sarà: “Milan-Juventus Rojadirecta“, o semplicemente “Milan-Juventus Roja”sebbene questo tipo possa essere oscurato in tempi relativamente brevi.

Sono sempre di più gli utenti ad usufruire di Rojadirecta, che permette di vedere non soltanto le partite di Serie A, ma anche quelle di Champions League e quelle di molti altri sport.

Al Portogallo ha regalato il primo trionfo storico: l’Europeo 2016. Più il cuore degli altri si fa lava, più il suo diventa ghiaccio: 17 finali vinte, 8 perse, 18 gol fatti. Notato lo spread col Pipita? Tutto gli è sempre riuscito facile e felice. Ma non per grazia ricevuta, sia chiaro. Si è imposto una disciplina maniacale di diete e palestra, ha trasformato il suo corpo in una macchina da gol. Difficilmente Higuain festeggerà mostrando gli addominali, più facile che li nasconda tornato dalle vacanze. Negli anni i paparazzi hanno campato più sul Pipita che su CR7.

UN E IL Ieri Allegri spiegava: «Higuain è uno dei migliori centravanti del mondo». E poi: «Cristiano è il migliore centravanti del mondo».

Nella differenza tra «uno» e «il» c’è tutto. La Juve voleva quello che vince la Cham- pions perché decide di vincerla. Higuain, ferito, lo ha detto chiaro: «Mi hanno cacciato». E stanotte il suo cuore di lava medita un tratta- mento-Napoli: la prima volta che da juventino ritrovò la sua ex, il Pipita la stese con il gol decisivo allo Stadium; un anno dopo gelò il San Paolo. Ma non sarà facile perché un Milan, falciato dalle assenze, sarà costretto a una partita d’attesa e Higuain, persi tanti rifornitori (Biglia, Bonaventura…) rischia la solitudine del derby. Anche perché la Juve, dopo la beffa di Mou, vorrà reagire con una prova di forza, pur senza Bonucci, messo al riparo dai fischi, pare. Il cannibale Cristiano, che a San Siro ha segnato solo (si fa per dire) nella serie dei rigori contro l’Atletico Madrid nella finale di Champions ‘16, vuole timbrare entro il 90’.

LAVA E GHIACCIO Quanto sia coccolato CR7 da una squadra più forte, lo spiegano certe cifre. Il miglior rifornitore del Pipita è Suso: 40 passaggi. Oltre quella soglia, CR7 conta Pjanic (50), Matuidi (73), Alex Sandro (96). Forte di tanta assistenza, Cristiano vanta una produttività nettamente superiore. Gol: 7-5. Tiri in porta: 32-11. Occasioni create: 19- 10. Falli subiti: 17-8. Un dato apparentemente secondario come quello delle sponde fatte (34-10) evidenzia bene quanto lo juventino sia più convolto nel gioco. Il Pipita non sta più con i più forti. È tornato all’opposizione, dove però dà il meglio. Vuole trascinare il Milan oltre la Juve e farlo crescere, come ha fatto al Napoli. Con l’orgoglio ferito e il cuore di lava.

Gonzalo Higuain si è regolarmente allenato in gruppo senza avvertire problemi. Un raggio di sole sotto il cielo plumbeo di Milanello. Ieri è finito in bacino di carenaggio pure Musacchio che ha dato ufficialmente l’arrivederci all’anno che verrà. Un problema in più per il povero Gattuso che in questi giorni vede i suoi cadere come foglie. Per fortuna c’è una quercia a cui aggrapparsi stretti nella Grande Notte di San Siro. Una quercia chiamata Pipita. «Lo reputo in assoluto tra i primi cinque goleador più bravi che ci siano nel mondo in questo momento», la sentenza di Fabio Capello, l’allenatore che lo volle a Madrid, nel suo intervento a “L’uomo della domenica” in onda oggi e domani su Sky. Teoria che poggia saldamente sull’aritmetica: a Milano l’argentino ha segnato 7 gol in 12 partite a cui va aggiunto l’assist da tre punti a Patrick Cutrone nella gara con la Roma. Dovesse Gattuso decidere di proseguire sulla strada del 4-4-2, sarebbe quest’ultimo il partner di Gonzalo che – non poteva essere altrimenti – nonostante gli acciacchi alla schiena che l’hanno costretto ad alzare bandiera bianca a Udine, resta stella polare di ogni soluzione d’attacco da proporre contro la Juve. Perché Gattuso potrebbe anche decidere di tenersi Cutrone come jolly per dare una scossa alla gara in corso d’opera e, in quel caso, si spalancherebbero due ulteriori opzioni: il ritorno al 4-3-3 con Suso e uno tra Castillejo e Calhanoglu (pure lui ammaccato) in qualità di scudieri di Higuain, oppure si potrebbe vedere un Milan con un 4-4-1-1 con Suso ancorato ai centrocampisti e il solo Castillejo a muoversi alle spalle del centravanti. Questo perché, viste le oggettive difficoltà che presenta la gara (al di là del valore dell’avversario, vanno gestite le scorie accumulate nel match di Europa League a Siviglia) il primo obiettivo del Milan deve essere quello di rimanere saldamente dentro la partita, anche perché se hai Higuain al centro dell’attacco, una gara bloccata (basta andarsi a rivedere il match con la Roma) può anche essere decisa con una giocata.

La visita di André Silva nell’hotel della squadra a Siviglia ha rivitalizzato i fantasmi dell’ultima stagione, quando il Milan è stato azzoppato dal fatto di non avere un centravanti degno di tal nome. L’impatto di Higuain in tal senso è stato fondamentale. I suoi gol infatti sono stati tutti decisivi: ha pareggiato la partita a Cagliari, ha messo il piede nel 2-2 con l’Atalanta, ha matato il Chievo con una doppietta (3-1 il finale) e ha ripreso la Sampdoria prima che Suso firmasse il definitivo 3-2. Il Milan però non ha trovato solo gol, ma un leader a cui appoggiarsi: un centravanti in grado di far giocare meglio la squadra e di capire le varie fasi all’interno della partita. In più – fattore per nulla secondario – il fatto che Higuain per ora non rientri nei piani della Nazionale argentina, permette allo staff tecnico di utilizzare ogni sosta di campionato per ricaricare le batterie a un giocatore che il 10 dicembre taglierà il traguardo dei 31 anni ma che, soprattutto, in carriera – sin dai tempi del River, ha sempre vissuto ogni partita come una battaglia. La prossima, sarà contro la Juventus che l’ha sedotto e abbandonato per far posto a Cristiano Ronaldo senza dissanguare il bilancio. E dire che i due avevano giocato cento partite in coppia a Madrid. Dove però il fair play finanziario non è mai stato di casa.

Non c’è pace per il Milan. Nel giorno in cui Higuain rientra in gruppo dando così la sua disponibilità al big match contro la Juventus, ecco arrivare una pessima notizia su Mateo Musacchio, uscito anzitempo giovedì sera a Siviglia per un colpo preso in uno scontro fortuito con Kessie. Inizialmente si pensava che il problema del difensore argentino fosse alla testa (trauma cranico, esito negativo), ma gli accertamenti svolti ieri hanno evidenziato un «trauma al ginocchio destro che ha comportato la lesione del legamento crociato posteriore, infortunio – si legge nel comunicato del club rossonero – che richiederà un trattamento conservativo di 6-8 settimane». Una mazzata vera e propria per il giocatore, che dovrà rimanere fermo un paio di mesi senza avere poi la certezza di tornare subito in campo (non è da escludere l’intervento se la terapia non sarà efficace), ma un durissimo colpo anche per Gattuso alle prese già con il lungo stop di Caldara che il 27 ottobre ha riportato una lesione parziale del tendine achilleo ed una lesione della giunzione mio-tendinea del muscolo gemello mediale del polpaccio destro per uno stop valutato in almeno tre mesi. Di fatto al tecnico rossonero per i dieci impegni fra campionato ed Europa League che lo attendo da domani al 29 dicembre avrà a disposizione i soli Zapata e Romagnoli come difensori centrali di ruolo più l’adattabile Rodriguez (ma più in una linea a tre) e il 23enne ceco Simic, in questa stagione mai impiegato. Un’emergenza totale che si allarga anche al reparto di centrocampo visto che domani sera il tecnico non potrà contare su Bonaventura (fermo per un’infiammazione al ginocchio) e Biglia che giovedì è stato operato in Finlandia per ricostruire una lesione della giunzione miotendinea del gemello mediale del polpaccio destro e che ne avrà per almeno quattro mesi. Non al top Kessie (giocherà), Calhanoglu (in dubbio) e pure Cutrone.

Non è più infortunato Andrea Conti, squalificato per tre giornate per le proteste animate nel post partita di Milan-Chievo Primavera dello scorso weekend. Il Milan ha fatto ricorso, ma è stato rigettato e Conti così non potrà ritrovare la condizione in Primavera (ma potrà essere convocato da Gattuso). Ieri sera però il club rossonero ha pubblicato un comunicato «per fare chiarezza» e prendere le difese di Conti. Il Milan chiede «che i fatti vengano accertati con particolare riferimento alla condotta del direttore di gara. Vogliamo evitare che questo caso venga chiuso attraverso una semplice sentenza».

«Milan-Juventus? Sarà un partitone». Gli occhi di Paolo Scaroni si illuminano quando, dopo le domande di finanza, si inizia a parlare di calcio. Il presidente del Milan, ospite ieri pomeriggio nella sede di Confindustria Vicenza a un dibattito su temi economici promosso da Banca Intesa San Paolo, è un grande appassionato e grande tifoso sia della squadra rossonera sia del Vicenza, città dove è nato e di cui è stato presidente per un anno alla fine degli Anni Novanta con la proprietà Enic e Francesco Guidolin in panchina. Flash lontani, ricordati con nostalgia, ma è il presente ad elettrizzarlo e gasarlo. Il “countdown” è già iniziato e lui non nasconde l’attesa che cresce di ora in ora.

Presidente, che partita si aspetta?  «Un formidabile match, ma sono convinto anche un super evento sportivo, tra due squadre che hanno scritto e fatto la storia del calcio italiano e mondiale».

Come si immagina la sfida?  «Una grande partita, tra due squadre che scenderanno in campo per vincere, prevedo spettacolo in campo. Match aperto a tutti i risultati».  Lei come lo vivrà?

«Con emozione ma anche con un grande peso sullo stomaco. Io dico sempre una cosa: è bello fare il presidente di una squadra di calcio, peccato ci siano le partite. Uno soffre talmente tanto, ed è il mio caso, che praticamente quasi non non ci diverte soprattutto nelle grandi sfide. Sa che cosa arrivo a dirle?».  Dica pure … «Che se rinviassero Milan-Juventus quasi lo preferirei. Scherzi a parte, contro la Juve sarà una sfida difficile, ma sono convinto che i nostri giocatori, in uno stadio pieno, daranno il massimo e anche di più, come successo nelle ultime partite».

Milan-Juventus è anche Higuain contro CR7… «Mi auguro che Gonzalo sia della sfida: si è allenato in gruppo, speriamo bene. Sono due campioni, entrambi vivono di gol».  Che momento sta vivendo la sua squadra?  «Un periodo non facile, visto che sono quasi più i giocatori infortunati che quelli disponibili, bisogna stringere i denti. Ma nelle ultime partite i ragazzi hanno mostrato grande cuore e voglia di vincere, i successi arrivati nel finale conferma che ci credono sempre».

Come vede Gattuso?  «Bene. Lui è un uomo tutto Milan, anche in virtù della lunga militanza come giocatore. E’ un tecnico molto determinato, mi pare che il Milan di oggi abbia preso la sua grinta». Gli obiettivi della squadra restano gli stessi?

«Diciamo che siamo fiduciosi». Presidente Scaroni, cosa ci può dire del L.R. Vicenza, di cui lei è grande tifoso? «Ero allo stadio Menti per la sfida contro il Monza, sicuramente la partita più bella della stagione: mi sono divertito come un matto, il Vicenza sembrava il Real Madrid. E Giacomelli ha segnato un gol che si vede di solito solo in serie A, una rete strepitosa al volo».

Il progetto di patron Renzo Rosso come lo vede?  «Non è stato facile fondere due club come Bassano e Vicenza, ma alla fine ce l’ha fatta e credo sia contento di come vanno le cose. Di certo la tifoseria biancorossa (oltre novemila al Menti per Vicenza-Monza, ndr.) non è da serie C1, merita categorie superiori».

Proprio Rosso ha detto che sogna di vedere affrontarsi un giorno Milan e Vicenza… «E’ un sogno di tutti, anche il mio: sul Vicenza abbiamo grandi ambizioni, oltre alla proprietà c’è un asset formidabile rappresentato per l’appunto dal pubblico. Per quanto riguarda lo stadio Meazza, è più facile che venga a giocare il Monza, vedremo cosa succederà».

Tre cambi, uno per reparto: è questo il turnover che Massimiliano Allegri sta pensando di varare per la trasferta di San Siro contro il Milan rispetto alla sfida di Champions League. Joao Cancelo al posto di Matteo De Sciglio, a sorpresa schierato mercoledì sera contro il Manchester United proprio per far rifiatare il portoghese, non al top dopo un leggero affaticamento; Blaise Matuidi a centrocampo per Sami Khedira o Rodrigo Bentancur, che si giocano una maglia da titolare; Mario Mandzukic al posto di Juan Cuadrado dovrebbe invece guidare l’attacco bianconero con Paulo Dybala e Cristiano Ronaldo ai lati del tridente.
Non saranno le uniche novità perché dovrebbero ritornare tra i convocati anche Federico Bernardeschi e Douglas Costa, entrambi reduci da problemi muscolari (all’addome per l’azzurro, agli adduttori della coscia sinistra per il brasiliano) che li hanno costretti a seguire la Champions League dalla tribuna. Per loro non sarebbe pronto un posto da titolare, ma l’idea potrebbe essere quella di lanciarli eventualmente a partita in corso con il solito ruolo di spaccapartite: nel caso la sfida non si sblocchi garantiscono quel mix di tecnica e forza in grado di spostare gli equilibri. Al pari di Cuadrado, anche lui destinato alla panchina ma assai utile da subentrante, come ha dimostrato in questi anni.

Se Cancelo è chiamato a giocare terzino destro completando così la linea a quattro della difesa insieme con la coppia di centrali Leonardo Bonucci-Giorgio Chiellini e l’altro terzino Alex Sandro (Allegri punta sui titolarissimi della retroguardia per fermare la furia di Gonzalo Higuain e la costanza di Suso), a centrocampo il dilemma è semmai su chi tenere fuori con il ritorno di Matuidi.
Bentancur sta infatti vivendo un momento di grande spolvero visto che anche contro lo United ha mostrato il suo crescendo in termini di personalità, sicurezza e giocate. Quindi sarebbe un peccato escluderlo, sebbene l’uruguaiano abbia giocato da titolare le ultime sei partite tra campionato e Champions e probabilmente ha bisogno di rifiatare. D’altro canto, il rientro di Khedira (mercoledì è stato in campo un’ora) è un’ottima notizia per Allegri, che stravede per il tedesco e lo considera un intoccabile quando sta bene. In questo momento va però gestito perché è reduce da un infortunio che lo ha tenuto fermo più di un mese: se il giocatore se la sente, sarà lui il titolare, tanto più che potrà riposare perché anche stavolta non andrà in Nazionale, escluso dal ct della Germania Joachim Loew.

È ovvio che non vi si possa attribuire un significato politico, ma è anche altrettanto pacifico che non si può dimenticare come queste siano le prime convocazioni diramate da Roberto Mancini con il nuovo presidente federale in carica. Quelle, insomma, che avviano l’era post-commissariale e dei dirigenti che lo hanno scelto e voluto alla guida della Nazionale. Gabriele Gravina, l’uomo che ha riportato il calcio alla guida della Figc, si è espresso a favore del ct con un appoggio un poco… forzato («Non l’ho scelto io, ma devo difenderlo: è il mio allenatore e un ottimo tecnico») che comunque permette a Mancini di lavorare in prospettiva Europei 2020. Nel frattempo, Gravina va avanti nel progetto di dare vita al “Club Italia” e, verificata l’impossibilità di affidarne la responsabilità a Beppe Marotta, ora la scelta potrebbe cadere su Rinaldo Sagramola, 64 anni, dg di lungo corso tra Vicenza, Palermo e Brescia.
Quanto alle convocazioni, Mancini continua nel suo progetto di “mini stage” accanto ai giocatori più di attuale concretezza, favorito anche dalla vittoria contro la Polonia che ha escluso qualsiasi rischio di retrocessione nella serie B della Nations League. A far discutere, però, sono più gli esclusi che i convocati soprattutto riguardo alle reiterate rinunce a Mario Balotelli e ad Andrea Belotti. Al loro posto arriva la prima chiamata per Leonardo Pavoletti, l’attaccante livornese del Cagliari protagonista di un buon inizio di stagione e, in questo fase, tatticamente adatto al nuovo modulo con gli esterni che si inseriscono e con la seconda punta che gira” intorno alla prima. Ancora attacco per segnalare la conferma di Kevin Lasagna (l’uomo assist nel gol vittoria contro la Polonia) e Ciro Immobile che pure ha vissuto un’ultima parentesi azzurra assai tesa con tanto di messaggio social infuriato contro il mondo che non comprende il suo valore. Quanto alle novità, ecco Sandro Tonali, promettente centrocampista del Brescia, dopo Pellegri del 2001 un altro classe 2000 dell’Italia (definito “nuovo Pirlo” per una certa somiglianza nella capigliatura, più che nel tipo di gioco); Stefano Sensi del Sassuolo e Vincenzo Grifo, esterno d’attacco dell’Hoffenheim. A proposito di Grifo, già il mese scorso segnalammo come gli osservatori azzurri avessero cominciato a setacciare i campionati europei alla ricerca di giocatori figli di italiani di seconda generazione che potessero ampliare l’area di reclutamento azzurra: prima risposta.

La bomba di Empoli e la perla assoluta contro lo United. Nel giro di dieci giorni. Cristiano Ronaldo ha messo i sigilli che più gli piacciono sulla sua conquista della Juve. Perché questa è la sua Juve. Sarà cambiata, avrà difetti, dovrà correggere qualche tratto, ma non c’è dubbio sul fatto che si tratti della squadra di CR7. E’ lui che l’ha resa ancora più forte, che ne incarna il temperamento, che se non ci fosse stata l’ingiusta espulsione a Valencia sarebbe l’unico ad averle giocate tutte e tutte intere. Un leader vero, anche con i comportamenti. Uomo squadra con gol e assist (oggi siamo a quota 8 e 6), con professionalità e disponibilità. Significa, aggiungendo 100.000 follower in più al giorno sui profili del club – media pazzesca dal suo arrivo! – che l’affare torna in tutte le sue forme.

SPERANZA. Così, mostrando l’addome scolpito, ha ripreso definitivamente il filo. Anche del Pallone d’Oro, perché se per la prima volta in dieci anni non parte primo o secondo, a poco meno di un mese dall’assegnazione il rush con i francesi campioni del mondo Griezmann e Mbappé è sicuramente più vivo. E stasera il nuovo obiettivo. Perché così vanno avanti i supercampioni, a suon di traguardi. Fungono da stimolo e generalmente ti fanno entrare nella storia. Dei 666 gol segnati finora in carriera nemmeno uno, in partita, a San Siro. Può essere mai? Non è roba da Cristiano e il Milan è avvisato. Finora 5 partite a Milano (con Manchester United e Real Madrid) e niente timbro. Ci ha vinto la Champions, segnando ai rigori nel derby con l’Atletico, ma nei 480 minuti di partita (30 di supplementari in finale 2016) nada.

RIFERIMENTO. Stasera Ronaldo ripartirà da Mandzukic, nel senso che l’attacco della Juve è pronto ad indossare il vestito con il punto di riferimento. Non tre attaccanti di movimento, ma Cristiano e un altro alle spalle di un centravanti. La formula gli piace parecchio e lo ha manifestato anche ad Allegri in avvio di stagione. Così le botte le prende Mandzukic e lui può dedicarsi a creare calcio. E a finalizzare. La teoria delle ultime settimane racconta che CR7 non sia ancora sfruttato al massimo dai compagni. Ma Allegri guarda avanti: «E’ unico, deve essere sfruttato per le sue caratteristiche, ma intanto segna gol splendidi». E che gli vuoi dire?

CAMBIO. Oggi dall’altra parte avrà quell’Higuain già suo compagno al Real e ex bianconero più o meno come lui. Nel senso che prima dei 117 milioni per comprare lui la Juve ne aveva investiti 90 due anni prima per avere il Pipita. «Poi l’estate scorsa abbiamo fatto una scelta…» commenta Allegri. Che per ora sta pagando. Alla grande. Perché dovrà crescere ancora, correggere qualche difetto, lavorare al meglio sulle proprie doti. Ma tra campo verde e campo marketing non c’è dubbio che questa sia la Juve di Ronaldo. Anche senza gol a San Siro. Però il piede è caldo. Per maggiori informazioni chiedere a De Gea.

Le buone notizie annegano sotto il diluvio che continua a imperversare su Mi- lanello, ma se non altro ci sono. E allora partiamo da quelle, ovvero dalla più importante: domani sera Higuain ci sarà. Ieri Gonzalo ha abbandonato cure e palestra per scendere in campo assieme a chi non aveva giocato a Siviglia, sostenendo tutto l’allenamento. Dove per tutto si intende dal riscaldamento alla serie di partitelle finali a campo ridotto, pare anche giocate su ottimi ritmi. Questo significa che il Pipa è recuperato e potrà assecondare il grande desiderio di sfidare il passato che l’ha sedotto e abbandonato. Il Milan però in questo periodo sta viaggiando a ritmi ospedalieri che hanno dell’incredibile e ieri è caduta su Gattuso l’ennesima mazzata: il tecnico perde anche Musacchio, che ha riportato «la lesione del legamento crociato posteriore del ginocchio destro, infortunio che richiederà un trattamento conservativo di 6-8 settimane». In pratica, tutti a preoccuparsi della botta alla testa – gli accertamenti hanno dato esito negativo – dopo il violento scontro con Kessie, mentre il vero problema era al ginocchio. Un problema per Mateo e ovviamente un problema per il Milan, che perde un altro pezzo importante per un paio di mesi circa, assenza resa ancora più dolorosa da quella concomitante di Caldara. In questo momento gli unici centrali di ruolo sono Romagnoli, Zapata e Si- mic, che fin qui langue a minuti zero.

PROSPETTIVA Un altro lungodegente dunque, che si somma all’assenza di Biglia, fuori per circa quattro mesi. Occorrerà intervenire sul mercato e sul taccuino di Leonardo c’è il nome di Stefano Sensi, da tempo in evidenza e in queste ore tornato d’attualità. Ancora non c’è stato un contatto ufficiale con il Sassuolo, ma la candidatura del centrocampista di Urbino sta prendendo quota. In questa stagione si è ben disimpegnato anche da mezzala e ha mezzi tecnici di primo livello. Nell’immediato può sopperire all’assenza di Biglia, ma ha la duttilità per ricoprire più ruoli a centrocampo. Messosi in luce nel Cesena, è al Sassuolo dalla scorsa stagione. Dopo un lungo infortunio ha trovato continuità, tanto da meritare la convocazione in Nazionale. In prospettiva Sensi può essere prezioso in vari ruoli, considerando che molti centrocampisti rossoneri sono a fine contratto: Montolivo, Bertolacci e José Mauri. Anche per questo Leonardo ci sta pensando in maniera concreta. Già a Reggio Emilia, il 30 settembre, si era complimentato per la sua prestazione contro i rossoneri.

RICADUTE Tornando all’infer- meria, da registrare il rientro a pieno titolo di Calabria, ma anche i numerosi punti di domanda sugli acciaccati vari. Premesso che Bonaventura non ce la fa, per quello che è filtrato Kessie stringerà i denti ancora una volta e dovrebbe esserci, e lo stesso dovrebbe accadere per Calhanoglu, che ha preso l’ennesima botta sul piede destro ma ieri camminava abbastanza bene. Dubbi su Cutrone, anche lui alle prese con una ricaduta alla solita caviglia sinistra che lo tormenta da due mesi. Gattuso dovrebbe tornare alla difesa a quattro, con il resto del sistema da valutare oggi: può essere 4-4-2 (con Castillejo che si candida con forza) o 4-2-3-1.

Se si considerano i minuti di assenza dal campo, Riccardo Montolivo è il più «infortunato» della squadra: l’ultima partita giocata risale al 13 maggio scorso, in casa dell’Atalanta, e finita anzitempo per un’espulsione a un quarto d’ora dal 90’. Un lunghissimo periodo che avrebbe fiaccato chiunque: un conto è allenarsi, un altro mettere alla prova fisico e mente in partite vere. Il discorso vale per tutti, per chi si è sempre mantenuto in buona forma e a maggior ragione per chi, come l’ex capitano, in questi mesi ha risentito di un fastidio al polpaccio che richiederebbe un ritorno in gruppo graduale. Ecco perché nonostante gli infortuni veri e gli impegni ravvicinati che favorirebbero il turn over, anche contro la Juve Montolivo andrà in panchina. Convocato – perché Gattuso non l’ha mai escluso a priori – ma a sedere tra le riserve. Così la mediana sarà ancora composta dall’insostituibile guerriero Kessie, ormai abituato al super uso, e pronto alla battaglia di domani sera. Al suo fianco ancora Bakayoko, che effettivamente sta crescendo: a Gattuso sono molti di meno quelli che danno del pazzo. «Ha giocato bene anche col Genoa, solo chi non fa, non sbaglia. Ma quando l’ho detto mi avete preso per matto. Ora deve continuare su questa strada e ci darà grandi benefici». Di tutta la rosa solo Tiemoué, del resto, può vantare due partite da titolare contro la Juventus in semifinale Champions: magari qualcosa vuol dire.

IN DIFESA DI CONTI Infine il club difende Conti, squalificato tre turni in Primavera: «Un provvedimento severo che ne intacca la reputazione inappuntabile. Chiediamo, nel pieno rispetto delle autorità giudicanti, che i fatti vengano accertati con particolare riferimento alla condotta del direttore di gara. Vogliamo evitare che il caso venga chiuso con una semplice sentenza, senza fare chiarezza su tutto».

In comune hanno due punti chiave: il ruolo, attaccante, e il passato a Milanello. Ibrahimovic e Pato alimentano i sogni di mercato dei tifosi rossoneri, sostenuti dal fatto che un nuovo ingresso in attacco è ritenuto opportuno anche dalla società e dall’allenatore. Se il modulo che sceglierà Gattuso in futuro è quello a due punte, è evidente la mancanza di un altro elemento in rosa. Zlatan è senza dubbio una figura ingombrante e a 37 anni l’investimento va ben ponderato: Leonardo aveva ammesso di averlo cercato durante l’estate scorsa e anche di recente non ha chiuso categoricamente la porta. Anche perché poi a riaprirla ci pensa sempre lui, Ibra. Stavolta, se la suggestione si fa più concreta, è per una conferma – più o meno indiretta- dello svedese. In un’intervista rilasciata all’Equipe ha replicato alla domanda di un possibile ritorno in rossonero con una frase che lascia aperta alle interpretazioni. L’assist che Ibra raccoglie arriva in realtà da…Arsene Wenger: «Lui al Milan? E’ più probabile che torni io… Comunque non so ancora cosa farò. So che molti club europei sono interessati a me».

DIFFERENZA Se l’età può essere un freno per chi riflette sul suo possibile ingaggio, di certo non lo è per Zlatan che a -3 dai quaranta si sente sempre in ottima forma: «Io e la mia famiglia amiamo molto la vita qui a Los Angeles ma ho bisogno di una sfida, di una ragione per continuare a giocare a calcio. Non voglio andare in una squadra solo perché sono Zlatan Ibrahimovic. Voglio fare ancora la differenza, come ho sempre fatto». Pato dalla Cina la pensa allo stesso modo: in Oriente è osannato ma l’energia della Serie A è un’altra cosa.

Un sogno mai realizzato, quello di Ramon Calderon. Il presidente del Reai Madrid dall’estate del 2006 al gennaio 2009 ha preso prima Gonzalo Higuain e poi Cristiano Ronaldo, però non è riuscito a vederli giocare insieme. A Un grande rammarico, provocato dalle sue dimissioni dalla Casa Bianca per irregolarità in un’assemblea, col ritorno di Fiorentino Perez nell’estate del 2009 e la faraonica campagna acquisti che ne seguì, con gli arrivi tra gli altri dello stesso Ronaldo, di Kakà, Benzema, Xabi Alonso, Albiol.

Andiamo per gradi, e iniziamo da Higuain.

«Lo prendemmo insieme a Gago e a Marcelo per una cifra che ora con i prezzi assurdi che circolano può sembrare ridicola: 9 milioni di euro. Io non lo conoscevo però Franco Baldini e Pedja Mijatovic mi assicurarono che sarebbe diventato un grande giocatore, e non si sbagliavano. Il Madrid da Gonzalo ha avuto tantissimi gol e poi l’ha venduto bene».

La sorprese? «In pieno, perché arrivò da noi quando aveva appena compiuto 18 anni e s’inserì subito bene, cosa non scontata. Fabio

Capello non riteneva compatibile Ronaldo, il Fenomeno, con Ruud van Nistelrooy, mi convinse a cederlo al Milan in gennaio e Higuain ebbe più spazio, contribuendo in maniera importante alla grande rimonta sul Barcellona che ci portò alla vittoria della Liga all’ultimo respiro. Segnò un gol importantissimo nel derby con l’Atletico e uno decisivo nel 4-3 al- l’Espanyol nell’incandescente finale di stagione. Poi progredì al meglio negli anni successivi, con noi crebbe tantissimo».

Intanto però lei voleva Cristiano Ronaldo. «Sì. Impiegai quasi due anni per prenderlo. Era legatissimo allo United, e lo United a lui. Alla fine mi diede il suo sì però nell’agosto del 2008 quando eravamo a Bogo- tà per un’amichevole mi chiamò e mi chiese di farlo restare un altro anno a Manchester, per un debito di riconoscenza nei confronti del club e di Sir Alex Ferguson. Acconsentii e in dicembre firmammo il ■ contratto per l’estate successiva».

Furono Perez e il Madrid a goderselo. «No, io sono madridista e in questi 9 anni me lo sono goduto, eccome. Insieme a Di Stefano è stato lo straniero più importante della storia del Madrid, e non solo per i 450 gol. La sua mentalità ha trascinato la squadra ai trionfi di questi anni. Non ho mai conosciuto un giocatore così, uno che a un talento enorme unisce una forza di volontà ferrea, guidato dall’ossessione di migliorarsi giorno dopo giorno».

Con Higuain hanno convissuto 4 anni. «E in maniera più che positiva a mio avviso. La nostra idea era quella di formare un attacco con Robben, Higuain e Ronaldo, però Perez aveva altre idee. Fiorentino ha fatto grandi cose per il Madrid, però ha sempre avuto una grande difficoltà nel gestire i giocatori che non ha preso lui. È stato così con Casillas e Raul, con Robben e Sneijder. Stava per rinunciare anche a Marcelo e persino a Ronaldo, però nel caso del portoghese se non l’avesse preso avrebbe dovuto pagare la penale da 30 milioni di euro che avevamo fissato con lo United in dicembre in caso di rinuncia da parte del Madrid. Una cosa che Ronaldo seppe e che non gradì, la considerò come un insulto. Perez prese Benzema (e Kakà, del quale a noi avevano detto che aveva un problema al ginocchio di difficile risoluzione) e da lì cominciò una convivenza che ha terminato col logorare Higuain, che alla lunga ha deciso di andar via perché avvertiva che non aveva spazio. E mi dispiace, perché in Italia con Napoli e Juventus ha fatto bene in Serie A ma meno in Europa».

Ora è andato via anche Ronaldo. «Un errore storico, determinato sempre da quella difficoltà di Perez nell’accetta- re giocatori ereditati. Ronaldo è un calciatore impossibile da sostituire che farà ancora più grande la Juve: ha davanti a sé ancora diversi anni al massimo livello. La Juve vincerà sicuramente lo scudetto ed è la massima candidata al trionfo in Champions, perché la fame di Ronaldo è inesauribile e contagiosa. Il Madrid in questo inizio di stagione è stato 9 ore senza far gol, è evidente che la cosa ha a che fare con la partenza di Cristiano. Ripeto, uno così è insostituibile. Sono contento che stia facendo bene con la Juve, la cosa mi riempie d’orgoglio».

E Milan-Juventus?

«La registrerò e la guarderò dopo, perché è in contemporanea a Celta-Real Madrid. Spero che Higuain e Ronaldo segnino entrambi, e che vinca il migliore»

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *