Attività fisica può proteggere dall’Alzheimer, quanti passi fare al giorno?

Fare attività fisica può proteggere dal declino cognitivo e quindi di conseguenza dall’Alzheimer. Stando a quanto riferito, pare che possano bastare anche 8900 passi al giorno ovvero meno della soglia dei 10.000 che tante persone si prefissano utilizzando semplicemente le app oppure il contapassi del proprio smartphone. Questo quanto riferito da uno studio effettuato dal Massachusetts General Hospital con un articolo che è stato pubblicato sulle Jama neurology. Gli scienziati hanno sottolineato come la riduzione dei fattori di rischio vascolare può offrire una protezione aggiuntiva nei confronti dell‘Alzheimer e ritardare anche la progressione della malattia.

I risultati dello studio saranno presentati prossimamente all’ Alzheimer’s Association International conference che si svolgerà prossimamente a Los Angeles. Si tratta di uno dei primi studi che dimostrano gli effetti protettivi dell’esercizio fisico nella fase preclinica della malattia ovvero quando c’è la possibilità di ancora di intervenire prima dell’inizio della perdita dei neuroni e anche della compromissione clinica.

“Uno dei risultati più sorprendenti del nostro lavoro è che una maggiore attività fisica non solo sembra avere effetti positivi sul rallentamento del declino cognitivo, ma anche sul rallentamento della perdita nel tempo di tessuto cerebrale in persone normali che avevano alti livelli della placca amiloide nel cervello“, evidenzia Jasmeer Chhatwal, uno degli autori dello studio. Alla ricerca pare che abbiano partecipato ben 182 persone tutti in condizioni fisiche piuttosto buone, alcuni invece presentavano un alto rischio di declino cognitivo con un accumulo precoce della proteina Beta Amiloide che è la spia di un possibile inizio di Alzheimer. “Gli effetti ‘scudo’ dell’attività fisica sono stati osservati anche a livelli modesti di camminate, ma i più importanti sono stati evidenziati a quota 8.900 passi“, ha osservato Reisa Sperling, direttore del Center for Alzheimer’s Research and Treatment, Brigham and Women’s Hospital and Massachusetts General Hospital. Secondo Sperling.

“L’accumulo delle proteine beta-amiloide e Tau è tra i responsabili del processo di deterioramento cognitivo in età avanzata, ma non dobbiamo dimenticarci che ci sono dei passi che possiamo fare per ridurre in futuro il rischio della malattia. L’Alzheimer è una patologia multifattoriale e richiede un approccio multifattoriale che potrà, speriamo, cambiare la traiettoria della patologia“. La demenza non è una conseguenza dell’ invecchiamento e molti anziani ultranovantenni hanno conservato le proprie funzioni cerebrali e di conseguenza sappiamo che si può vivere un età avanzata in salute. La demenza si presenta come un insieme di sintomi dovuti ad una malattia che va a colpire il cervello e che comporta un peggioramento delle facoltà mentali, del comportamento e della personalità, così come della affettività ed emotività.

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