Ipertensione: la spirulina è l’alimento in grado di abbassare la pressione alta

Oggi la terra conta 7 miliardi di abitanti, ma nel 2050 saremo 2,5 miliardi e mezzo in più sarà venire a Cina e un India in più. l’ONU sostiene che dovremmo raddoppiare la nostra produzione alimentare e invitare e adottare nuove tecnologie alimentari e  evitare gli sprechi. I nuovi prodotti alimentari sono stati pensati anche per crescere in luoghi impossibili da coltivare.Si deve essere soddisfatto di nuovi prodotti nutrienti e le idee brillanti non mancano.

Dalla spirulina una sostanza per combattere l’ipertesione. E’ il risultato di ricerca del laboratorio di fisiopatologia vascolare dell’Irccs Neuromed di Pozzilli (Iss) che mostra come un estratto della cosidetta ‘alga azzurra’ abbia la capacità di contrastare l’ipertensione arteriosa attraverso la dilatazione dei vasi sanguigni.

Gli esperimenti, riportati sulla rivista Hypertension, sono stati condotti sia in laboratorio su arterie isolate sia su modelli animali di ipertensione. La spirulina viene spesso definita ‘supercibo’ per via delle numerose proprietà benefiche che le vengono attribuite, “anche se l’individuazione corretta dei suoi effetti è ancora oggetto di indagini scientifiche. Con il nome scientifico di Arthrospira platensis, si tratta di un cianobatterio, cioè un batterio capace di fotosintesi.

A volte viene classificata, non del tutto correttamente, come ‘alga azzurra’, sembra che venisse utilizzata come alimento dagli Aztechi”, ricorda una nota di Neuromed.

Nell’estratto di spirulina, i ricercatori molisani, lavorando in collaborazione con le università di Salerno, Sapienza di Roma e Federico II di Napoli, hanno infatti scoperto un peptide (una molecola composta da aminoacidi, come le proteine, ma molto piccola) che si è rivelato capace di provocare un rilassamento delle arterie e di portare a un’azione antipertensiva.

“La nostra ricerca – riferisce Albino Carrizzo, primo firmatario del lavoro scientifico – è partita sottoponendo l’estratto grezzo di spirulina alla digestione gastrointestinale simulata. In altri termini, abbiamo riprodotto ciò che accade nell’intestino umano dopo aver ingerito la sostanza. In questo modo possiamo ottenere i peptidi che poi verranno realmente assorbiti dal nostro organismo”.

Da qui si è arrivati a identificare per la prima volta la molecola denominata SP6. Somministrata a vasi sanguigni isolati, in laboratorio, ha dimostrato un’azione vasodilatatoria, un effetto potenzialmente antipertensivo. Proprio questo ha spinto i ricercatori a sperimentare il peptide in animali affetti da ipertensione, ottenendo un effettivo abbassamento della pressione arteriosa.

“Sappiamo – dice Carmine Vecchione, professore nell’Università di Salerno presso l’Irccs Neuromed – che i pazienti ipertesi hanno spesso un difetto nel naturale processo di regolazione dell’endotelio (la parete interna dei vasi sanguigni) da parte dell’ossido nitrico. La molecola da noi individuata nell’estratto di spirulina agisce in modo positivo proprio su questo meccanismo. Saranno naturalmente necessarie ulteriori ricerche, ma SP6 potrebbe rappresentare un adiuvante naturale alle comuni terapie farmacologiche per migliorare la funzione endoteliale e, quindi, combattere l’ipertensione”.

Che cos’è La pressione arteriosa è la pressione esercitata dal sangue sulla parete delle arterie che distribuiscono il sangue nell’organismo. Il cuore batte ad intervalli regolari, ed è quindi possibile distinguere una pressione “massima” o “sistolica”, cioè quella sviluppata durante la sistole cardiaca e una pressione “minima”o “diastolica”, cioè quella sviluppata durante la diastole cardiaca. I valori pressori sono ampiamente variabili, anche nello stesso individuo, in base all’età, all’ora del giorno, alla stagione, allo stato emotivo.Sulla base delle evidenze scientifiche derivanti dalla ricerca medica, oggi le principali società scientifiche raccomandano, per i pazienti ipertesi,di conservare valori pressori inferiori a 140mmHg per la sistolica e inferiori a 90mmHgper la diastolica

Cause Si distinguono due forme di ipertensione arteriosa: ipertensione essenziale,primitiva o idiopatica nella quale non si riconosce una causa specifica,ma nella quale sono implicati svariati fattori ipertensione secondaria nella quale è possibile individuare una causa, per lo più di origine endocrina (iperaldosteronismo, feocromocitoma, sindrome di Cushing), renale (pielonefriti, nefriti), nefrovascolare (stenosi delle arterie renali), alimentare (eccesso di liquirizia), congenita (coartazione aortica) o iatrogena, legata cioè all’uso di determinati farmaci. L’ipertensione è una situazione in cui si crea uno squilibrio tra i diversi meccanismi di regolazione. La pressione è il risultato di una forza che agisce su una data superficie,cioè:P (pressione di perfusione) = F (flusso ematico) x R (resistenze vascolari). Qualsiasi causa che determini un aumento delle resistenze vascolari periferiche porta quindi ad un aumento della pressione.

Diagnosi L’Ipertensione Arteriosa, soprattutto nelle fasi iniziali, non produce sintomi caratteristici.In Italia un terzo degli ipertesi lo è senza sapere di esserlo.L’unico modo per scoprirlo è quello di controllare regolarmente la pressione. Gli strumenti oggi utilizzabili, chiamati sfigmomanometri, possono essere manuali o automatici.La cosa importante è che siano strumenti validati ed acquistati nelle farmacie o sanitarie. Altra cosa importante è la modalità della misurazione pressoria. Le misurazioni vanno eseguite sempre in stato di relax, al di fuori da 5 particolari stress emotivi (arrabbiature, febbre, malessere) . Utile, sempre sotto regolare controllo medico, è risultata l’automisurazione pressoria a domicilio. Un’altra opportunità è l’applicazione del monitoraggio pressorio delle 24 ore, che permette di ottenere delle valutazioni riguardanti il ritmo sonnoveglia e di evitare l’effetto da “camice bianco”.

Prevenzione L’Ipertensione Arteriosa origina dalla combinazione di fattori genetici ereditari e di fattori ambientali, come lo stress, l’eccessivo introito di sale, l’obesità, l’abuso di farmaci o droghe, l’abuso di liquirizia. Sarebbe pertanto utile individuare gli individui geneticamente predisposti e dall’altra parte correggere i fattori ambientali. Uno screening genetico esteso non è ad oggi ancora giustificato, ma è importante per esempio che i figli di genitori ipertesi controllino più frequentemente la propria pressione e mantengano uno stile di vita sano . È noto infatti che una dieta equilibrata, un corretto introito idrico, una riduzione dello stress ed una regolare attività fisica,aiutano a mantenere valori pressori più bassi e a prevenire lo sviluppo dei danni a carico degli 8 organi bersaglio (arterie,reni,cuore,cervello) .

Cura e terapia Di fronte ad un soggetto iperteso, due sono gli obiettivi da raggiungere: definire l’entità del danno d’organo rovocato dall’alta pressione individuare eventuali cause che hanno determinato l’ipertensione Focalizzandosi sul primo punto, l’iter diagnostico di primo livello, prevede: esami ematochimici completi, con esame urine, micro albuminuria elettrocardiogramma fundus oculi Obiettivo della cura dell’ipertensione è la riduzione dei valori pressori e del rischio di ammalare di malattie cardiovascolari.I provvedimenti includono misure igienico-dietetiche e farmaci. Le prime possono essere consigliate nei soggetti giovani senza fattori di rischio associati e con riscontro occasionale di valori pressori al di sopra della norma. Sono comunque da combinarsi sempre anche alla 1,2,3,4 terapia farmacologica . I farmaci antiipertensivi sono molteplici ed agiscono con meccanismi diversi. Essi sono efficaci e ben tollerati. La scelta del farmaco iniziale si basa sul giudizio clinico del medico che la indirizzerà anche in funzione delle malattie presenti e pregresse del paziente. Spesso un singolo farmaco non è sufficiente e si deve ricorrere ad una terapia di associazione. Va ricordato che durante i primi giorni di cura è facile avvertire un senso di stanchezza, secondaria alla riduzione dei valori pressori. Tale sintomo scompare in genere rapidamente e non deve mai indurre il paziente a modificare la terapia senza interpellare il medico curante.

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