Terremoto Italia a Napoli, grande boato e paura in città in serata: epicentro a Pozzuoli

Una giornata quella di ieri paurosa in Italia: dopo alcune piccole scosse sismiche nel Centro Italia e quella avvenuta in provincia di Calabria, una piccola scossa è stata avvertita anche a Napoli. Il sisma, di magnitudo 1.8 e profondità di 2km, si è verificato alle 20:23, ha avuto epicentro a Pozzuoli ed è stato avvertito soprattutto tra la zona della Solfatara e di via Campana, e in alcuni quartieri di Napoli. La scossa, avvertita anche ai piani alti di abitazioni della zona di Arco felice e Rione Toiano, e’ stata preceduta da un forte boato.

Anche se la magnitudo è bassa, la poca profondità del sisma ha fatto sì che fosse avvertito distintamente dalla popolazione, scatenando la paura della gente. Per ora non si segnalano danni. Nella zona flegrea e’ in corso da alcuni mesi uno sciame sismico collegato alla ripresa del bradisismo.

Comune di Pozzuoli: “In contatto con l’Osservatorio Vesuviano”

L’Amministrazione comunale di Pozzuoli (Napoli) fa sapere di essere “in contatto con l’Osservatorio Vesuviano” e che comunicherà “eventuali aggiornamenti” in merito al terremoto di oggi. Il Comune di Pozzuoli fa sapere che il terremoto “potrebbe essere stato accompagnato da un boato avvertito dagli abitanti dell’area prossima all’epicentro“. Il Comune di Pozzuoli ricorda inoltre che “dal 2012 il Dipartimento nazionale di Protezione Civile ha elevato il livello di allerta vulcanica dei Campi Flegrei da verde a gialla. L’innalzamento del livello di allerta ha comportato il rafforzamento del monitoraggio scientifico e delle attività di pianificazione e prevenzione. In considerazione di ciò – conclude la nota – l’Amministrazione comunale di Pozzuoli è impegnata a garantire alla popolazione un costante aggiornamento sull’evoluzione dei fenomeni con il fine di prevenire ed eventualmente fronteggiare qualsiasi situazione critica“.

La Cultura del Terremoto

Il 1° Settembre 1923 Tokyo fu colpita da un tragico evento naturale, il Grande terremoto del Kanto. che fu tragicamente aggravato dalle centinaia di incendi, molti dei quali bruciarono senza controllo per più di tre giorni. Dopo l’iniziale fase di panico, fu stimato una magnitudo di 7.9 e 8.3, il cui epicentro si trovava nei pressi della baia di Sagami, per cui la maggior parte di Yokohama e più della metà di Tokyo erano crollati. Più di centomila persone furono dichiarate morte o scomparse, e più di centocinquanta case furono distrutte.

Il luogo in cui avvennero più danni fu l’hifukushó, un magazzino di abiti militari nella zona industriale di Honjo, che fu l’unico rifugio per tutti i residenti della zona, e le centinaia di persone rimasero bloccate all’interno dalle fiamme circondanti.

L’evento colpì la vita di ogni cittadino, che avesse subito le conseguenze della catastrofe o no, e dominò qualunque tipo di media per i mesi successivi.

Non tutti vissero il terremoto allo stesso modo, e questo fu causato principalmente da fattori sociali ed economici. Ancora oggi i quartieri di Tokyo sono divisi in due zone, la shitamachi (città bassa), la zona a sud-est del palazzo imperiale, e la yamanote (città alta), la regione collinare a nord-ovest del palazzo reale, in cui abitavano i “colletti bianchi” e la maggior parte degli scrittori. Questa suddivisione rifletteva ovviamente non solo una differenza strutturale, ma anche socio-economica. La zona di yamanote si trovava su un terreno stabile, e i parchi, i tempi, e più in generale le infrastrutture della zona, erano fornite di vasti spazi aperti, in cui le persone avevano l’opportunità di salvarsi. D’altro canto, la zona di shitamachi si trovava su un terreno meno stabile, e il rapido processo di urbanizzazione aveva fatto crescere esponenzialmente il numero di abitanti e abitazioni, che ovviamente non erano circondati da molti spazi in cui potersi salvare. L’esempio lampante dell’iniqua distribuzione del danno fu proprio l’estensione degli incendi: l’area maggiormente colpita fu proprio la shitamachi, dove avvennero la maggior parte delle morti.

Un altro fattore che creò problemi fu quello dell’etnia e dell’ideologia politica, molti fecero ricadere la responsabilità del disastro su coreani e socialisti, in particolare sui primi, che furono accusati di star organizzando una rivolta, sostenuti dai secondi. In alcune delle zone di Tokyo vennero addirittura creati dei gruppi di auto-protezione che pattugliavano la città in cerca di coreani. Il caos causato dal terremoto fu inoltre un’ottima scusa per la polizia per arrestare o uccidere alcuni anarchici e socialisti, eventi che dimostrano quanto il governo avesse paura di una rivolta nazionale, a tal punto da instaurare un regime totalitario da lì a poco.

Bisogna dire, però, che la maggior parte dei danni non fu causata dal terremoto stesso, ma dalla fase di caos che fu successiva: infatti sono un caso emblematico la morte di Hirasawa Keishichi, Ósugi Sakae e Ito Noe causata dalla polizia.

Nonostante inizialmente fossero bloccate, le industrie di stampa e cinematografiche, riemersero presto dalle ceneri. I primi a riprendere le produzioni furono i giornali e i produttori di postcards, seguiti poi dalle riviste, i libri e i film. I primi argomenti presenti sulle riviste furono le storie di autori famosi e storie vere di superstiti anonimi, seguiti poi da saggi, storie, drammi e poemi.

Negli anni ’IO la letteratura giapponese stava subendo una crisi d’identità, e in questo contesto le due maggiori scuole di pensiero erano i naturalisti e il gruppo shirakaba, il cui risultato finale fu in entrambi i casi lo svilupparsi dell’I-Novel, che si concentrava su fatti realistici e sull’autore stesso, che fu poi messo in discussione dagli esperimenti modernisti. Il terremoto fu sicuramente un simbolo di rottura, di forte impatto per la letteratura metropolitana, poiché instaurò ancor di più i dubbi e le instabilità. D’altra parte, però, forzò gli autori a guardare oltre loro stessi, che iniziarono ad usare il melodramma, in quanto era il genere adatto a rappresentare la situazione generata dal terremoto.

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