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Pubblicato il: 20 Giugno 2020 alle 5:23

Si ricomincia: questa sera alle 19.30 il Toro riceve il Panna per il recupero della 25a giornata. Sarà il primo atto di una Serie A che riparte proprio dalla sfida tra i granata a caccia della salvezza e i gialloblù che, invece, puntano a conquistare i punti necessari a vivere con tranquillità questo finale di stagione.

Chiaro che all’interno dei granata, dalla squadra alla società, tutta la concentrazione sia ora rivolta
al campo. Dal responso del quale – salvezzao retro- cessione -, dipenderà anche lo sviluppo delle strategie di mercato. Fronte sul quale Davide Vagnati continua comunque a muoversi.

In settimana è ad esempio atteso un nuovo confronto con l’entourage di Federico Gino, il centrocampista dellAldosivi che il ds granata ha messo in cima alla lista dei desideri, in tema di centrocampisti. Piace per il suo eclettismo, visto che può giocare sia da regista davanti alla difesa che da mezzala, e perché ritenuto nel momento migliore della carriera. Mediamente di alto livello, e condite da 4 gol e un assist, le prestazioni offerte da Gino con il club di Mai del Piata. Il discorso è ben avviato, e salvo inserimenti di club concorrenti o reciproci ripensamenti, fonti vicine al giocatore sono piuttosto ottimistiche sul buon esito della trattativa. Il Toro, per Gino, avrebbe insomma giocato d’anticipo.

Più lunga e tortuosa è invece la strada che può condurre a Jan Carlos Hurtado, il centravanti del Boca Juniors, a dispetto dei 20 anni già in pianta stabile nel giro del Venezuela con cui ha già giocato tre gare, che piace ai granata come a diverse altre società. Non sarebbe ovviamente il sostituto di Belotti, ma un giovane di belle e fondate speranze che potrebbe calarsi nel campionato italiano avendo quale “maestro” il Gallo.

In tema di centrocampisti resta poi viva la soluzione Rade Krunic. Altro centrocampista in grado di svariare in più posizioni, tra quella di interno e quella di trequartista, e giocatore che il Milan non ritiene incedibile. Anzi, mettendo sul piatto gli 8 milioni che i rossoneri hanno speso la scorsa estate per acquistare il cartellino del bosniaco dall’Empoli, l’affare potrà andare in porto. La rivoluzione in atto a centrocampo potrà completarsi con l’ingaggio di Giacomo Bonaventura, al quale la dirigenza granata propone un ingaggio biennale da 3,5 milioni netti complessivi.

Uno strano “scherzo” del destino ha rimescolato le carte e le emozioni di Matteo Darmian, il grande ex di Toro-Parma, che oggi per la prima volta affronta i granata da avversario. In quella che è stata la sua casa dal 2011 al 2015:151 presenze tra A, B e coppe (6 gole 11 assist), prima del passaggio al Manchester United, il quale fruttò alle casse granata circa 20 milioni di euro.

Ma questa partita, nella sua ex Torino, originariamente prevista a febbraio, Darmian probabilmente non l’avrebbe giocata, perché era alle prese con un lieve problema muscolare, sebbene fosse stato convocato in extremis. Così come aveva saltato anche la gara d’andata al Tardini (3-2), sempre per infortunio. L’ex Toro sarà il primo da destra della collaudata difesa a quattro del Parma, completata da Iacoponi, Bruno Alves e (Pagliolo. Qualche dubbio a centrocampo, tra Hemani e Scozzarella, e nel tridente offensivo dove salgono le quotazioni di Gervinho: l’ivoriano si è aggregato al gruppo mercoledì scorso e stando alle parole di D’Aversa potrebbe anche partire dal primo minuto. In porta rientra Sepe, l’ultima partita giocata risale al 26 gennaio. Sono rimasti a Parma gli infortunati Grassi, Pezzella e Siligardi, oltre a Inglese.

Quarta partita sulla panchina che gli piace di più: Moreno Longo non vede l’ora di giocarla. E in una breve chiacchierata con Torino Channel, prova a immaginarsela, ne descrive il possibile svolgimento. «Il Parma non gioca solo in ripartenza.

Negli ultimi anni e specialmente in questo, è una squadra che si è evoluta molto. Sono capaci di costruire anche gioco dal basso, sono una squadra sicuramente migliorata. Da parte nostra ci vorrà massima attenzione. Per questo ci siamo preparati per giocare con la difesa sia a tre che a quattro; in questo finale di campionato dobbiamo essere camaleontici e pronti a cambiare anche in corsa».

E dalla difesa scaturisce il tema principale di questa vigilia: accanto a Belotti ci sarà Zaza? «Non posso dare, per rispetto dei calciatori, la formazione: abbiamo ancora la rifinitura. Belotti e Zaza sono due giocatori importanti e sono contento di averli a disposizione. Potrebbero scendere in campo a partita in corso o anche dal primo minuto: non lo dico, però dentro di me, ovviamente, so già quello che sarà il piano partita».

Il ballottaggio

Quindi la scelta è stata fatta magari durante i test in famiglia. Par di capire che Zaza è in ballottaggio con Ola Aina. Il discorso non viene approfondito e anzi scivola sulle tre partite di Coppa Italia, risultate avare di emozioni e di reti. Hanno suggerito qualcosa all’allenatore del Toro? «Sì, mi è venuta in mente la partita dell’anno scorso tra Frosinone e Bologna, giocata a porte chiuse proprio al Grande Torino.

Fu effettivamente atipica, nel vuoto dello stadio una partita a tutti gli effetti diversa da tutte le altre. Io credo che il calcio sia della gente, dei tifosi. A Torino lo sappiamo molto bene perché disponiamo di una tifoseria che ci dà un supporto importante. E perciò dispiace molto in una partita del genere non avere i tifosi al nostro fianco»

. Questo per quanto riguarda. Ma in Coppa squadre del valore di Ju- ver, Inter, Milan e lo stesso Napoli vincitore sono apparse molto imballate. «Mancanza di sprint significa non avere i 90 minuti nelle gambe, ma questa è una situazione atipica per tutte le squadre. Dopo oltre tre mesi di inattività agonistica ci troviamo a ripartire senza amichevoli, a differenza di ciò che avviene in estate. E’ chiaro che solo giocando si ritroverà il ritmo della partita. Quindi ci saranno momenti dove la testa conterà più delle gambe. Dovremo rimanere squadra anche quando caleremo fisicamente» .

Occhio alle ricadute

Il Toro deve fare a meno di elementi importanti. Ma Longo non si piange addosso. «Basel- li ha finito la stagione. Ansaldi e Verdi stanno continuando il protocollo riabilitativo: li valuteremo giorno per giorno. Inutile fare programmi per Udinese e Cagliari, ci sono tredici partite e ci prenderemo dei rischi calcolati. Ma una recidiva adesso potrebbe compromettere il loro campionato»

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Torino Parma probabili formazioni

TORINO: Sirigu; Izzo, Nkoulou, Bremer; De Silvestri, Lukic, Rincon, Aina; Edera, Belotti, Berenguer.

PARMA: Sepe; Darmian, Iacoponi, Bruno Alves, Gagliolo; Kucka, Hernani, Kurtic; Kulusevski, Cornelius, Caprari.

Toro, vietato sbagliare. Non c’è più tempo da perdere. Moreno Longo guarda alla sfida di questa sera con il piglio del condottiero. Punta al presente, non perde di vista il futuro senza dimenticare il passato. Il presente dice che bisogna vincere, il futuro ha all’orizzonte ima conferma che dipende dai risultati; della prima parte della stagione, invece, vuole cancellare paure e perplessità. Il Toro che deve svoltare arriva prima di qualsiasi altra cosa. E allora non resta che aspettare l’appuntamento delle 19.30 contro il Parma, formazione scaltra, abile nelle ripartenze e pronta a colpire in ogni momento.

Se poi dovesse recuperare (come sembra) Gervinho avrà un’arma in più per fare male. Ma i granata non possono sbagliare. Moreno Longo ha preparato questa partita con grande attenzione cercando di curare anche i più piccoli particolari. Ha provato e riprovato sistemi diversi per poter sorprendere gli avversari, ha caricato e motivato i giocatori sia individualmente, sia in gruppo.

E adesso spera di poter raccogliere punti e cominciare la risalita verso ima posizione di classifica più tranquilla. Calcoli alla mano, che a questo punto non bisogna mai perdere di vista, vincendo si porterebbe a cinque punti dalla zona retrocessione: sarebbe un bel salto in avanti. «Ma non sarà facile – attacca il tecnico attraverso Torino Channel – Il Parma non è velenoso solo nelle ri- partenze, ma è capace di costruire gioco anche partendo dal basso. E col tempo è migliorato molto. Ai ragazzi ho chiesto grande attenzione sotto forma di concentrazione, bisogna stare sul pezzo dall’inizio alla fine, quando comincerà a mancare il fiato occorrerà vincere con la testa».

BELOTTI E ZAZA

Non svela la formazione, se la tiene per sé per non concedere vantaggi. «Anche se nella mia testa so già cosa fare. Dico solo che ci siamo preparati per giocare sia con la difesa a tre sia con quella a quattro. Voglio che i ragazzi diventino camaleontici e siano pronti a cambiare anche in corsa. Quindi si può cominciare con un sistema e finire con un altro modulo. Zaza e Belotti assieme?

Per rispetto dei calciatori non comunico la formazione. Si tratta, comunque, di due giocatori importanti e sono onorato di poterli allenare. Possono scendere in campo assieme da subito, oppure l’altro (Zaza, ovviamente) a partita in corso». La nostra impressione è che li schieri dall’inizio per sorprendere gli avversari con un gioco offensivo visto che i pareggi, almeno in questo momento, non servono a niente.

NIENTE ALIBI

In campo a porte chiuse. Altro problema oltre a quello della condizione fisica precaria. «Adesso dopo tre mesi ci ritroviamo a ripartire senza aver fatto amichevoli e il ritmo giusto si troverà solo giocando. Ma in questo partiamo tutti alla pari». E ci tiene a precisarlo.

Non vuole sentire parlare di alibi. «Dovremo rimanere squadra, compatti e uniti anche nei momenti difficili che saranno tanti. Ma io ho piena fiducia nei ragazzi, sapremo tirare fuori tutto quello che serve per uscire da questa brutta situazione in cui ci siamo infilati. Per quanto riguarda l’assenza dei tifosi mi torna alla mente la partita che abbiamo disputato con il Frosinone l’anno scorso, contro il Bologna a porte chiuse proprio qui al Grande Torino.

Una sfida atipica nel vuoto dello stadio, diversa dalle altre. Anche perché penso che il calcio sia della gente, dei tifosi. E qui a Torino lo sappiamo bene perché abbiamo una tifoseria che sa essere un valore aggiunto, per noi. E questo è il dispiacere più grande che possa esserci in un’occasione del genere: non avere i tifosi al nostro fianco». Anche se in passato, come aveva sottiolineato più volte Mazzarri, i giocatori sentivano e pativano l’effetto Grande Torino. Perché volevano strafare, regalare gol e divertimento, ma al primo contrattempo si bloccavano. Questioni di punti divista, solo il campo riuscirà a dare risposte precise. Ma nessuno può dimenticare che in casa il Toro ha raccolto le delusioni più glandi: basti ricordare il mortificante 0-7 rimediato contro l’Atalanta, una delle pagine più nere della storia granata che sarà difficile da dimenticare.

MORETTI. POI BERNARDELLI E TANTA SPAL

Intanto la società ha comunicato sul proprio sito che Emiliano Moretti è il nuovo team manager della squadra e andrà in panchina vicino a Longo e a stretto contatto con i giocatori: anche il suo carisma, in frangenti del genere, potrà servire. In questo modo è stato colmato il vuoto lasciato dalla partenza di Giuseppe Santoro, il vecchio team manager strettamente legato a Walter Mazzarri. Ed è ufficiale anche il nuovo segretario generale: Andrea Bernardelli, anche lui in arrivo dalla Spai. Che si metterà immediatamente al lavoro nella sua nuova veste prendendo il posto di Vincenzo D’Ambrosio che, comunque, non abbandonerà il Toro. A lui è stata affidata la carica di segretario sportivo. La nuova società, con l’arrivo di Vagnati, è un fac simile della Spai: la speranza è che i nuovi arrivati contribuiscano a centrare i lusinghieri risultati centrati dai ferraresi negli anni passati (non in quest’ultima stagione nella quale la squadra è a un passo dalla serie B). L’ennesima rivoluzione voluta da Urbano Cairo è appena partita.

Trentatré è una certezza per il presente e una speranza per il futuro prossimo. In campo la prima, in classifica la seconda. Il Toro che oggi darà inizio alla Fase 2 del campionato di serie A ha un obiettivo da raggiungere a stretto giro di posta : 33, come i punti che i granata potrebbero vantare in classifica martedì sera, se e solo se riusciranno ad affrontare con il piglio giusto e a vincere le partite contro il Parma oggi e l’Udinese fra tre giorni. Compiendo un importante balzo in avanti e trasfonnando, nel giro di settantadue ore, l’attuale e poco siculo quindicesimo posto in classifica, a quota 27 punti, in un piazzamento più tranquillo. Per far sì che tutto questo accada, Longo si affiderà soprattutto a Nicolas Nkoulou, il suo numero 33.

Il centiale difensivo camerunense è apparso fra i più in fonna (insieme con Meité e Rin- con) in questi ultimi giorni di allenamento al Filadelfia e sarà titolare nella sfida di oggi alle 19.30 contro i ducali. Dal Panna al Parma, verrebbe da dire: da separato in casa a titolare indiscusso, che adesso “rischia” di salvare il Toro senza sapere ancora se nel prossimo campionato continuerà a vestire granata. All’andata, nella sconfitta per 3-2 del 30 settembre 2019, Nkoulou fece il suo esordio in campionato dopo oltre un mese di esilio scaturito dalla richiesta a Mazzarri da parte del calciatore, confuso dal mercato, di non essere convocato per il match contro il Sassuolo del 25 agosto precedente.

Titolare quasi per necessità nella débàcle del Tardini, quasi mai convincente nel prosieguo della stagione e adesso uomo cardine nello scacchiere di Longo. Tatticamente, la sua duttilità potrebbe favorire una variazione di modulo, dal terzetto difensivo arma retroguardia a 4. Un modo diverso di difendere che, però, Nkoulou ha già sperimentato sia nella prima stagione in granata con Mihajlovic in panchina che nelle esperienze francesi con le maglie di Marsiglia e Lione.

Dalla gara di oggi contro il Parma, e dalle restanti 12 che si susseguiranno fino a inizio agosto, passerà il futuro del Toro e del giocatore. Condurre la squadra alla salvezza, quindi, gioverà a tutte le parti in gioco: al calciatore, che vedrebbe aumentare il proprio valore e l’appeal sul mercato, e alla società che potrebbe ricavarne una somma considerevole dall’eventuale cessione. Il nome di Nkoulou ha già riempito in passato i taccuini delle big del calcio italiano e non solo, ma qualsiasi decisione sul futuro verrà presa solo a campionato concluso e a salvezza ottenuta.

A 30 anni compiuti, il centrale ha la maturità giusta per trascinare il Torino all’obiettivo: l’ultimo regalo prima di salutare, o il punto da cui ripartire per un futuro granata. I ritmi serrati che caratterizzeranno il finale di stagione, con gare ogni tre giorni e pochissime pause, imporranno a Longo di attingere dall’intera rosa. La difesa, ad oggi, è il reparto in cui il tecnico ha maggiore possibilità di scelta, stante la disponibilità di sei centrali (oltre a Nkoulou ci sono Bremer, Izzo, Lyanco, Djidji e il giovane Singo) e di tre esterni impiegabili come terzini o laterali di centrocampo. Con cinque sostituzioni a disposizione per ogni partita, quindi, è facile pronosticare che l’allenatore granata attui delle rotazioni per garantire freschezza al reparto senza rinunciare ai centimetri. Qualsiasi sarà l’assetto della retroguardia, toccherà a Nkoulou dirigerla, con l’obiettivo chiaro di invertire la tendenza rispetto al recente passato e limitare il passivo di gol, 45 quelli subiti in 25 partite (1.8 di media a gara): numeri preoccupanti, soprattutto se confrontati con quelli della stagione 2018/2019 in ari la difesa del Toro di Mazzarri aveva subito 37 reti su 38 giornate, risultando la quarta del torneo per impenetrabilità. Oltre a segnarli i gol, per salvezza servirà soprattutto non prenderli.

 

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