Willy Monteiro, quanti altri casi simili ci sono?

Pubblicato il: 28 Settembre 2020 alle 9:14

Vacanze di lusso, orologi d’oro, champagne da 200 euro a bottiglia, auto e moto di grossa cilindrata. A giudicare dallo stile di vita ostentato nelle foto pubblicate sul Web, Marco e Gabriele Bianchi non avevano certo difficoltà economiche.

Eppure i due fratelli con precedenti per rissa e spaccio – indagati per aver ucciso a calci e pugni Willy Monteiro Duarte il 6 settembre a Colleferro – avrebbero beneficiato del reddito di cittadinanza concesso alla famiglia.

Come loro, gli altri due presunti autori del delitto, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli. Uno stile di vita ben diverso da quello della vittima. A 21 anni il povero Willy già faticava come aiuto cuoco in un hotel per guadagnare qualcosa e non gravare sulle tasche dei genitori.

Le immagini della vita dorata dei quattro indagati, però, hanno attirato l’attenzione della Guardia di finanza, che ora vuol fare chiarezza sulla reale situazione economica dichiarata dalle famiglie. Se i ragazzi, nullatenenti, erano a carico di mamma e papà, come facevano ad avere tutti quei soldi da spendere?

Ecco perché è scattata la denuncia per frode all’Inps a carico di chi aveva presentato la richiesta del sussidio: Ruggero Bianchi, padre dei due fratelli, Stefano Pincarelli, papà di Mario, e la madre di Francesco Belleggia.

Dalle indagini risulta che Bianchi abbia dichiarato di avere moglie e quattro figli a carico. Due di questi, però, dediti alla bella vita. Non solo: Alessandro, il maggiore dei quattro, possiede un’impresa per il commercio di prodotti ortofrutticoli e metà di un pub ad Artena, in provincia di Roma.

Nonostante tutto, la famiglia Bianchi ha percepito dall’Inps 888 euro al mese nell’ultimo anno e mezzo. Poco meno ha ricevuto la famiglia Pincarelli: 660 euro al mese. Eppure Gabriele, al momento dell’arresto, aveva un vistoso anello d’oro con brillanti di una nota gioielleria.

Solo 80 euro al mese andavano, invece, alla madre di Francesco Belleggia. I Bianchi sostengono – tramite il loro legale – di «non avere mai ricevuto il reddito di cittadinanza e di non sapere neanche di che cosa si tratti».

Dello stesso tenore la dichiarazione dell’avvocato Vito Perugini, difensore di Belleggia. In attesa che un giudice faccia chiarezza sale l’indignazione per come viene gestito il reddito di cittadinanza: possibile che sia concesso anche a chi è tutt’altro che bisognoso?

Perché viene erogato senza i dovuti controlli? Critico il leader della Lega, Matteo Salvini: «Non hanno ancora pagato la cassa integrazione di aprile e maggio, ma dall’Inps elargivano redditi di cittadinanza ai quattro criminali che facevano la bella vita e sono accusati dell’assassinio di Willy». Luigi Di Maio, ministro degli Esteri e leader del Movimento 5 Stelle, grande sostenitore dello strumento in questione, punta il dito sulle procedure. «È inaccettabile che queste famiglie prendano il reddito di cittadinanza.

I controlli si devono intensificare». Già, i controlli. Dopo questo caso, che si aggiunge ad altri scandalosi accrediti senza requisiti nei mesi scorsi, finisce sul banco degli accusati il sistema di verifiche per chi ha ottenuto il sussidio: 1,3 milioni di famiglie, per oltre tre milioni di persone che vivono grazie ai soldi dei contribuenti. Il sistema ha delle falle? «Centri di assistenza fiscale e patronati raccolgono i moduli necessari per avviare la richiesta, ma non effettuano controlli », spiega Adelchi Puozzo. responsabile dei Caf Cgil del Piemonte.

«Non è nostro compito e non c’è modo di segnalare eventuali sospetti. Anche perché tutto, a partire dall’indicatore del reddito, si basa su autocertificazioni. Come posso fare a sapere se una persona che dichiara di non avere auto, invece ne ha tre in garage?». Per Puozzo, le verifiche vengono fatte incrociando i dati delle domande con quelli già in possesso dell’Inps, ma il modo per aggirare gli ostacoli si trova sempre. «Serve una rete più efficace di controlli prima di erogare il beneficio», conclude l’esperto.

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