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Raffaella Carrà causa della morte e malattia? Tumore ai polmoni fatale come la madre

Raffaella Carrà purtroppo è morta lo scorso 5 luglio 2021 all’età di 78 anni. La notizia della sua morte è arrivata come un fulmine a ciel sereno, visto che nessuno sapeva che effettivamente la regina della televisione italiana fosse gravemente malata.

Raffaella aveva deciso infatti di non rivelare a nessuno la sua malattia ed effettivamente erano soltanto in pochi ad esserne a conoscenza. Tra questi sicuramente i suoi nipoti Federica e Matteo che sono stati per lei dei figli. Si tratta dei figli di Renzo ovvero il fratello di Raffaella che purtroppo è venuto a mancare all’età di 56 anni nel 2001. Raffaele è stata per i suoi nipoti non soltanto una zia, ma ha fatto loro anche da padre e anche da madre visto che rimasero orfani di entrambi i genitori. Ma torniamo alla malattia che ha ucciso Raffaella Carrà. In molti si stanno chiedendo effettivamente di che malattia si trattava.

Come è morta Raffaella Carrà?

Pare che Raffaella Carrà si sia ammalata un po’ di tempo fa di tumore al polmone e più nello specifico abbia contratto un carcinoma lo stesso che colpì tanti anni fa la madre ovvero Iris Dell’utri nel lontano 1987. Questa notizia è trapelata soltanto alcune ore fa, ma sembra che questa ipotesi in qualche modo si sia rafforzata. In qualche modo, inoltre questa tesi è stata in qualche modo confermata dalle parole del medico chirurgo Giacomo Mangiaracina il quale ha parlato ai microfoni della trasmissione Genetica oggi.

Tumore ai polmoni? Parla il medico chirurgo

Nel corso del suo intervento pare che docente di salute pubblica all’università La Sapienza di Roma nonché presidente dell’agenzia nazionale per la prevenzione direttore della rivista tabaccologia abbia ricordato la mamma di Raffaella Carrà. La donna sarebbe deceduta all’età di 63 anni per via di un tumore al polmone. Parlando di questo e facendo anche riferimento alla morte della Regina della televisione italiana il professore ha parlato di genetica.

Raffaella fumava?

“innanzitutto di una questione genetica estremamente favorente. E poi, se una persona fuma, anche se si mantiene bene e cura gli altri fattori di rischio, il suo destino è quasi inevitabile. È come se un calciatore in campo fosse incredibilmente capace e, nella vita privata, consumasse droghe”. Queste le parole utilizzate dal medico chirurgo che hanno fatto ben intendere quindi che effettivamente Raffaella abbia contratto questo terribile cancro. “Il fumo ci ha portato via Raffaella con 10 anni d’anticipo”, ha aggiunto il medico.

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Cantava Rumore ma se ne è andata in silenzio, un silenzio assordante. Perché lascia un’eredità enorme fatta di tormentoni, muri abbattuti a suon di canzoni dai testi espliciti e battaglie vinte a colpi di piume e paillettes. Ricordare Raffaella Carrà è come riavvolgere il nastro della nostra vita.

Più travolgente di una rivoluzione studentesca e di un tumulto di piazza, ha segnato un’epoca e influenzato popstar, attrici di fama mondiale, cantanti e deejay che a lei si sono ispirati e l’hanno citata nelle loro più caleidoscopiche creazioni. Colonna sonora di un Paese in cambiamento, la Raffa nazionale era sexy e “innocente” allo stesso tempo. E quel viso da bambina su un corpo da donna fu la sua fortuna.

Se il cinema non le dispensò grandi soddisfazioni, la Tv le permise di uscire da questo impasse sempre trionfante. Bucava lo schermo già con le sigle dei suoi programmi, gli outfit curati da Luca Sabatelli e Corrado Colabucci e le pettinature che hanno dettato una moda via l’altra. Bastava uno stacchetto, un movimento oppure l’ondeggiare del caschetto biondo platino per tenere incollati al televisore milioni di spettatori, in Italia come all’estero, dalla Spagna all’America del Sud. La Carrà ha solcato oltre mezzo secolo di storia dello spettacolo. Proprio come racconta a Gente Cristiano Malgioglio con la voce rotta dal pianto. «Se ne va la televisione con la “t” maiuscola.

Chi la rimpiazzerà mai! Nemmeno tra cento anni. Lei sapeva fare qualsiasi cosa, aveva la stessa forza di Liza Minnelli. Era un portento della natura e mi ha fatto un regalo meraviglioso quando, nel 1976, ha interpretato Forte forte forte, la mia prima canzone d’amore da lei resa un successo internazionale».

A passare in rassegna la sua infinita discografia, altrettanto popolare è A far l’amore comincia tu, hit ballata ancora oggi nel remix del dj francese Bob Sinclar (inserita persino in una scena cult del film La grande bellezza di Paolo Sorrentino) e sottofondo ultrapop di uno spot di una compagnia telefonica in cui la Carrà comparve nei panni di Isabella di Castiglia. In anni in cui si discuteva di quanto una scollatura potesse osare e se la gonna dovesse salire più di otto centimetri sopra il ginocchio, Raffaella mostrò per la prima volta l’ombelico: a Canzonissima, nel 1970, intonò Ma che musica maestro e, tra numerosi cambi d’abito, esibì il ventre.

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L’anno dopo ballò il mitico Tuca Tuca con Enzo Paolo Turchi scatenando un polverone! Carramba che… sopruso la spada di Damocle della censura e gli strali del Vaticano. Per fortuna arrivò Alberto Sordi e con lei intonò quel «ti voglio, haha, ti voglio hahaha» sdoganando il primo ballo ad alto tasso erotico del piccolo schermo. E come tralasciare Tanti auguri che, al grido di «com’è bello far l’amore da Trieste in giù/com’è bello far l’amore io son pronta, e tu?», scaldava l’atmosfera degli studi Tv più delle luci dei riflettori. Era il 1978, Raffaella la cantava a squarciagola, eppure senza mai essere accusata di volgarità.

Quanto ad aneddoti e curiosità è impossibile tralasciare l’infuocata gag – del tutto improvvisata – di un incontenibile Roberto Benigni ospite a Fantastico nel 1991, che abbraccia e travolge la conduttrice all’urlo di “bella chiappa!”. Non ultima la conta dei fagioli che ha decretato il successo di Pronto, Raffaella? tra l’ottobre del 1983 e il giugno del 1985 e suscitato un putiferio tra stuoli di intellettuali. Animale da palcoscenico, imitata ai quattro angoli del pianeta, di lei si sono accorti tanti esponenti dello star system planetario. Se nel 2014 Lady Gaga ha portato il suo tour mondiale in Italia, a Milano, e durante il concerto ha sfoggiato una mise fatta di body glitterati, spalline imbottite, tutine argento e caschetto d’ordinanza, in tempi più recenti, al Festival di Cannes, Penélope Cruz ha confessato: «Da piccola mettevo la parrucca bionda e cantavo le canzoni della Carrà».

Madonna, invece, con il suo brano God Control – dall’ultimo album Madame X – ha reso un dichiarato omaggio alla nostra eroina esibendo stesso look e medesima pettinatura. Ma la lista è interminabile. Solo per citare ancora un esempio, all’epoca di Non è la Rai una giovanissima Ilaria Galassi cantava Bobo step e Tornerai/5353456, repertorio della compianta soubrette-presentatrice-cantante- ballerina.

Sempre al fianco delle famiglie arcobaleno e della comunità Lgbt, Raffaella Carrà è stata anche una vera e propria icona gay. Non a caso amava ricordare: «Senza rendermene conto, stavo rompendo gli schemi, forse perché ballavo in modo disinibito, forte, comunicavo energia e facevo passare un messaggio di libertà». Ma già ripercorrendo i suoi esordi raccontava: «Ai tempi del Centro sperimentale di cinematografia, a Roma, uscivo solo con i gay, quando in sala si faceva buio loro non cercavano di tastarti».

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E soprattutto sapeva che per molti era una spalla su cui appoggiarsi. Riceveva tante lettere da ragazzi omosessuali che le confessavano di non suicidarsi «soltanto perché ci sei tu». Dal canto suo lei ha sempre gridato al mondo che «se nel tuo corpo ci sono dei geni più prepotenti del tuo sesso, devi accettarli e vivere con spensieratezza ». Non sorprende che già nel 2007 pure Tiziano Ferro scalasse le classifiche con lo scoppiettante E Raffaella è mia, manifesto ante litteram di un coming out arrivato solamente molti anni dopo.

Conosciuta anche in Gran Bretagna per essere sempre stata una garbata paladina della liberazione dei costumi, nel 2020 la Carrà è stata consacrata come «popstar italiana che ha insegnato all’Europa le gioie del sesso» addirittura dal quotidiano inglese The Guardian.

E meglio di un Grammy Award o di un premio Oscar alla carriera, questa dichiarazione è arrivata poco prima del lancio di Ballo Ballo (2021), musical di Nacho Álvarez ambientato a Madrid durante la dittatura di Francisco Franco. Il film racconta la storia d’amore tra una ballerina che sogna di danzare nello show televisivo più famoso e il figlio di un severo censore della Tv.

E il regista ispano-uruguaiano ha voluto a tutti i costi la Carrà in un cameo girato nei pressi del Colosseo. Si è trattato di una delle sue ultime apparizioni dopo A raccontare comincia tu, acclamato talk show del 2019 trasmesso da Raitre. Parafrasando le strofe di un suo brano, non ci resta che salutare Raffaella con uno “scoppia, scoppia ci scoppia, scoppia ci scoppia il cuor!”.


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