Franco Nero, Kevin Spacey torna al cinema

La prima buona notizia è che Kevin Spacey torna al cinema. La seconda è che lo farà in Italia. Cominciano proprio in questi giorni a Torino le riprese del film L’uomo che disegnò Dio per la regia di Franco Nero.

«La pellicola prende spunto dalla vera storia di un artista cieco, insegnante all’Accademia di Belle Arti del capoluogo piemontese, che riusciva a fare ritratti somiglianti basandosi sul suono della voce dei suoi modelli», racconta il produttore Luis Nero, che nonostante il cognome non ha rapporti di parentela con l’attore e regista. «Io e Franco siamo però amici da vent’anni e quando è venuto da me con questa idea ho voluto subito aiutarlo». Ambientato negli Anni 50, il film è la storia dell’anziano artista Emanuele (Franco Nero), che viene ingiustamente accusato di molestie.

A indagare su questa vicenda c’è un ispettore interpretato da Kevin Spacey, che torna sul set per la prima volta da quando, lui per davvero, fu accusato di abusi nel 2017. Nella vicenda è coinvolta anche un’assistente sociale (Stefania Rocca), mentre due piccoli ma preziosi ruoli sono assegnati a Massimo Ranieri, nei panni di un mendicante, e a Vanessa Redgrave, che dovrebbe interpretare l’insegnate di braille di Emanuele.

«Vanessa e Franco, che sono marito e moglie nella vita, dovrebbero esibirsi in un duetto al pianoforte. Purtroppo Vanessa vive a Londra e, a 84 anni, non è detto che riesca a venire in Italia per le riprese», ammette il produttore che intanto non vede l’ora di conoscere Spacey di persona. «Arriverà in Italia a giorni, finora abbiamo dialogato solo da remoto.

Io e Franco l’abbiamo scelto perché lo consideriamo uno dei migliori della sua generazione. È un grande attore: nessuno può affermare il contrario». È stato facile raggiungerlo? «Sì, ha letto la sceneggiatura, gli è piaciuta e ha accettato. Il suo ruolo non è enorme, piuttosto un grosso cameo: un “ca-meone”», sorride.

Pur sempre un nuovo inizio per l’attore premio Oscar – per I soliti sospetti nel 1996 e American Beauty nel 2000 – cancellato da Hollywood dopo lo scandalo. «Ci tengo a sottolineare che, come mi hanno confermato i suoi avvocati, Spacey non è mai stato condannato per quelle accuse: alcune sono state lasciate cadere e ha avuto quattro processi nei quali è stato assolto. Negli Stati Uniti però ha subito una cancellazione pari a quella di altri grandi del cinema, come Woody Allen e Roman Polanski. A suo tempo la subì anche Charlie Chaplin. Hanno tutti continuato a lavorare in Europa».

Ricapitoliamo. La carriera (stellare) di Kevin Spacey è improvvisamente collassata nel 2017 sull’onda del caso Weinstein e del movimento #Metoo contro gli abusi sessuali. Il primo accusatore fu Anthony Rapp, che lo tirò in ballo per eventi risalenti al 1986, quando la presunta vittima aveva 14 anni e Spacey 26. Spintoda questa testimonianza l’attore, dopo essersi scusato, aveva fatto coming out, si dichiarò gay, ma scontentando la comunità omosessuale che non ritenne opportuno il momento per quella confessione.

La situazione è poi precipitata: nuove accuse da più parti furono rivolte a Spacey. Alcune risalevano all’epoca nella quale era stato direttore del Teatro Old Vic di Londra, dal 2004 al 2015, altre erano di membri della troupe di House of Cards – Gli intrighi del potere, l’amatissima serie di Netflix nella quale Spacey aveva il ruolo del presidente degli Stati Uniti, Frank Underwood. Netflix lo bandì. L’attore decise di entrare in rehab per curare la sua dipendenza dal sesso, mentre spuntavano altre presunte vittime, tra cui Ari Behn, l’ex genero del re di Norvegia Harald V. Nel 2018 l’attore rispuntò dopo un anno di silenzio con un breve video intitolato Let me be Frank, nel quale proclamava la propria innocenza. L’anno successivo comparve in pubblico per la prima volta a Roma: lesse la poesia Il pugile a riposo di Gabriele Tinti, a Palazzo Massimo. Ora torna su un set.


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