Gianni Morandi racconta il suo dolore: ”Mi stavo deprimendo”

Anche questa appena trascorsa è stata l’estate di Gianni Morandi. Alla radio, sulle spiagge, nelle pinete è riecheggiata la canzone L’Allegria, scritta per lui da Jovanotti, uno dei tormentoni dei mesi caldi. Nel video, Gianni è sul palco e indossa una giacca rosa shocking alla maniera di Elvis mentre delle moto sfrecciano e un gruppo di ragazzi balla a ritmo.

Insomma, anche se a dicembre compirà 77 anni, Gianni resta l’eterno ragazzo di Monghidoro che, con il suo sorriso e la sua verve, trascina giovani e meno giovani. E il suo profilo Instagram, che conta 1,3 milioni di utenti, ne è una prova, tanto che da pochi mesi il cantante ha deciso di sbarcare anche su Tik Tok.

Grazie a questo brano scanzonato, ci si è quasi dimenticati del terribile incidente che Morandi ha subìto l’11 marzo scorso, quando cadde in una buca in cui stava bruciando delle sterpaglie, riportando ustioni sul 15 per cento del corpo, ma soprattutto alle mani, suo “marchio di fabbrica”. Eppure, anche se sono trascorsi oltre sei mesi da quell’evento, la convalescenza non è conclusa. E il recupero non è solo fisico, è anche psicologico.

Prima di tutto, come sta? «È un percorso lungo e lento. Ho un leggero miglioramento ma devo andare tutti i giorni, esclusi i fine settimana, a fare fisioterapia. Sono seguito dall’ospedale di Bologna e dal Bufalini di Cesena. Quello che mi è successo mi ha scosso e mi ha reso vulnerabile, ma la cosa importante è che sono vivo. Le ustioni hanno riguardato anche i glutei, le ginocchia, un gomito e le orecchie. Ma quelle peggiori sono state alle mani perché le ho usate per uscire da quel buco e mettermi in salvo».

Di recente, ha postato una foto su Instagram fuori dall’ospedale di Cesena dove si notava che non aveva protezioni alla mano destra. Questo ha fatto ben sperare i suoi fan… «Una foto è una cosa, la realtà è un’altra. Devo ancora portare un guanto o un tutore. E a volte devo tenere la mano aperta perché anche l’articolazione deve recuperare.

È davvero terribile non poter usare le mani, non te ne rendiconto finché non ti succede. Se si pensa che il 65 per cento dell’attività del nostro cervello riguarda le mani, si ha un’idea di quanto siano importanti. C’è stato un momento in cui non riuscivo a fare nulla da solo, nemmeno andare in bagno.

Ora sono autonomo nelle cose basilari, ma il mio obiettivo è tornare a suonare la chitarra». Sembra che L’Allegria porti fortuna: Francesco Bagnaia, l’erede designato di Valentino Rossi, ha scritto un verso del brano sul suo casco prima del MotoGp di Misano e lo ha vinto. «Sì, senza dimenticare che il video era uscito poche ore prima della vittoria dell’Italia agli Europei.

Ma questa canzone ha portato bene soprattutto a me. Dopo l’incidente dipendevo dagli altri ed ero consapevole che ci avrei messo molto tempo prima di tornare a una vita normale. Mi stavo deprimendo.

La proposta di Jovanotti mi ha dato una nuova spinta. Ma non sarei mai ripartito senza Anna». Lei e sua moglie avete un legame molto forte. Che cosa ha fatto Anna per aiutarla? «Tutto. All’inizio non potevo fare nulla senza di lei. Ora, mi rifà la medicazione, mi aiuta a tenere le mani pulite. Certo, sono cose che una moglie fa per il marito, anch’io le farei per lei. Ma Anna è stata anche la mia forza. C’è stato un momento in cui era molto preoccupata perché a differenza del solito vedeva che non reagivo con la solita positività, aveva paura che mi lasciassi andare. E l’ottimismo che avevo perso, l’ha avuto lei per me». Un verso della canzone dice: “Un calcio e ripartire”. Nella sua vita lei ha avuto molte ripartenze…

«Sì, ricordo il lungo periodo di stop della mia carriera negli Anni 70. Pensavo di essere finito e poi ho incontrato Mogol. Quando conobbi Anna era il 1994, era tantissimo tempo che ero separato dalla mia prima moglie (Laura Efrikian, con cui Morandi è stato sposato dal 1966 al 1979, ndr). Avevo avuto qualche storiella ma per lo più pensavo al lavoro. Non credevo nell’amore: l’arrivo di Anna mi ha dato una grande energia, così come la nascita di Pietro tre anni dopo». Qual è il suo segreto per riuscire sempre a rialzarsi e guardare avanti? «Nella vita sono stato fortunato: nei momenti bui sono sempre stato circondato dalle persone giuste. Quando ho conosciuto Anna, ho iniziato a incidere album, a fare tournée, ho condotto due festival di Sanremo. Me lo ha permesso lei con la sua presenza e il suo sostegno.

E anche ora devo dire grazie ai medici e ai fisioterapisti che mi stanno seguendo: non avrei potuto incontrare professionisti migliori». Che cosa le manca di più in questo momento? «Il contatto con la gente. A febbraio dell’anno scorso, a causa della pandemia, ho dovuto interrompere gli spettacoli Stasera gioco in casa che erano in scena a Bologna. Il costo dei biglietti non è stato risarcito, spero che le persone abbiano la pazienza di aspettarmi. In questo periodo di Covid però i social sono stato un utile strumento per restare connessi e sentire il calore dei fan.

Io leggo tutti i commenti e la sera rispondo. Anzi, mi sono anche iscritto a Tik Tok: gli utenti sono giovanissimi, ma mi conoscono. Nel nuovo film della Disney, Luca, sono presenti due mie canzoni. I ragazzini credono che siano appena uscite, invece sono brani di sessant’anni fa». Dopo Rovazzi e Jovanotti, ha in mente di collaborare con altri cantanti amati dai più giovani? «Mi piacciono Sfera Ebbasta e Marracash, non mi dispiacerebbe continuare sul filone di Volare (il brano cantato con Fabio Rovazzi nel 2017, ndr). E se Jovanotti avesse un altro brano da propormi: perché no?». Suo figlio Pietro canta con il nome di Tredici Pietro.

Le ha mai chiesto un duetto o anche solo un consiglio? «No, lui ha le idee chiare, fa di testa sua, cosa normale per un ragazzo di 24 anni. Io vengo a sapere dei suoi singoli quando sono già pubblicati. Forse vuole differenziarsi dal cognome che porta». Tra poco compirà 77 anni: lei dentro quanti ne sente? «In questo momento a essere sincero me li sento tutti. La pandemia e l’incidente mi hanno reso più fragile. Sono stato ricoverato 28 giorni in terapia intensiva e c’era gente che stava peggio di me. Io e Anna ci siamo detti che siamo stati fortunati. Io ho ancora voglia di fare programmi, di tornare a suonare ed esibirmi negli spettacoli. E poi voglio vedere crescere mio figlio e i miei nipoti: ne ho cinque, tutti maschi. Ma ho avuto una vita meravigliosa, anzi ho vissuto molte vite in una: se tutto questo dovesse finire domani, sarei soddisfatto così».


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