Paolo Rossi e le figlie, l’ultimo saluto: “Una luce nei suoi occhi, le bimbe capirono tutto”

Sono passati 12 mesi dalla scomparsa del campione e la moglie, madre delle loro due bambine, racconta: «Sarà sempre nel mio cuore, qualunque cosa accada. Lo sento ogni giorno vicino a me». «Negli ultimi momenti la vita di Paolo era nelle mie mani. È stata una cosa devastante. Se glielo avessi chiesto sarebbe rimasto pur tra dolori insopportabili. Lo vedevo soffrire. Gli ho detto: “Vai…”»

Un anno fa un tumore ci portava via Paolo Rossi, il Pablito del Mundial del 1982. Per più di una generazione di italiani un simbolo. Per lei, il suo tutto: compagno, marito, amico, complice, papà delle sue bambine. Dodici mesi dopo Federica Cappelletti rivive le tappe di un amore totale in Per sempre noi due (Rizzoli, € 17).

Perché questo libro?
«Ho iniziato a scrivere subito dopo la morte di Paolo, spinta dalla paura di dimenticare quel che avevamo vissuto insieme. Dovevano essere pagine per me. Poi l’editore mi ha chiesto un libro. Ci ho pensato a lungo, per me si sarebbe trattato di un percorso doloroso. Dovevo far riemergere i ricordi, quando dopo un trauma la cosa più naturale è mettere tutto da parte per non provare dolore».

Invece ha deciso di tuffarsi nel dolore. «È stato come andare in terapia. Scrivevo sempre la mattina presto alle 5 perché le bimbe non mi vedessero piangere. Ma questo libro l’ho fatto anche per loro».

Perché mai?

«Voglio che vivano il nostro amore quando rileggeranno il libro. Maria Vittoria ha 11 annì, Sofia Elena ne ha 9. Hanno vissuto poco il papà. Erano presenti negli ultimi 9 mesi della vita di Paolo. Sono state delle guerriere. Io voglio che quando saranno più grandi capiscano la portata di un amore che è andato oltre».

Come è un amore che è andato oltre?

«Prima di Paolo ho avuto altre storie. Ma con lui tutto è stato diverso. L’amore vero è quella condizione che ti fa andare avanti in ogni situazione. Anche da malato per me lui era sempre bello. E anche quando era in ospedale ci scambiavamo foto dei nostri momenti più belli, biglietti…».

Nel libro lei parla di una scelta che è stata costretta a fare. Riguarda le cure di suo marito?

«Mi riferisco agli ultimi momenti della vita di Paolo, quando ho dovuto dire: “Vai”. È stata una cosa devastante. In quel momento avevo la sua vita in mano. Se glielo avessi chiesto sarebbe rimasto con noi pur tra dolori devastanti. Ma lo vedevo soffrire. È stato un attimo. Ho detto: “Vai…”». Nei capitoli finali del suo libro scrive: “L’amore è ciò che resta quando le farfalle sono volate via”.

Cosa significa? «Nei primi mesi di una storia si dice: “Sento le farfalle nello stomaco”. L’amore tra me e Paolo però è andato oltre, siamo stati insieme 14 anni e nel tempo la passione si trasforma. Noi ci siamo amati di più dopo: le farfalle sono volate via ed è rimasto l’amore».

Lei è ancora innamorata di suo marito. «Io Paolo lo amo e lo amerò per sempre qualunque cosa succeda nella mia vita. Io lo vivo ogni giorno, come se fosse ancora vicino a me. Tutti mi chiedono come trovi la forza…».

Domanda legittima. Come fa? «Paolo è con me, io lo sento. Mi concentro, penso a quel che lui vorrebbe e mi nasce dentro la serenità che solo lui sapeva darmi».

Cosa hanno rappresentato le Maldive per il vostro amore? «Hanno significato tanto: sono il posto dove abbiamo fatto la nostra prima vacanza insieme, quello dove le bambine hanno imparato a camminare. Per me sono come casa».

Alle Maldive avete rinnovato le vostre promesse d’amore. «È stata una sorpresa che abbiamo preparato io e le bambine per lui: abbiamo organizzato tutto, nascosto gli abiti in valigia… quando ci ha visto arrivare con gli abiti da sposa e da damigelle prima è scoppiato in una risata, poi si è commosso».

È stato un uomo molto sensibile. È vero che è svenuto in sala parto quando è nata Maria Vittoria? «Non solo! Dopo che è svenuto, io urlavo per i dolori da parto e tutte le infermiere erano dietro a lui. Per fortuna, poi, è arrivata l’ostetrica per me… La cosa si è ripetuta quando è nata Sofia Elena. Il medico mi ha detto: “Abbiamo portato suo marito in pronto soccorso”. Paolo era così: le emozioni troppo forti lo facevano stare male».

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