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La sconfitta brucia ancora, e non potrebbe essere altrimenti. Il k.o. di Coppa Italia contro la Ju-ve rischia di condizionare moralmente le certezze dell’Inter nella volata scudetto. Senza il suo totem, la banda Conte si è scoperta più vulnerabile che mai. «Provate a togliere Lukaku all’Inter, Ibrahimovic al Milan o Ronaldo alla Juve.

Vedrete quanto è dura…». L’arringa difensiva di Gattuso era riferita alle problematiche del suo Napoli e non voleva essere in alcun modo una frecciata al mondo nerazzurro. Però usare i big della altre squadre per dare risalto all’emergenza assume un peso piuttosto rilevante nella descrizione della sue difficoltà. Perché ci sono giocatori importanti e giocatori insostituibili, e Romelu Lukaku appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Antonio Conte lo sapeva già, anche se non lo ammetterà mai.

Però martedì sera a San Siro il vuoto lasciato da Lukaku nel cuore dell’attacco nerazzurro è stato lampante, potente quasi come la forza d’urto del suo numero 9. Se poi all’assenza di Big Rom si aggiunge la contemporanea squalifica di Hakimi, ecco che l’asticella delle difficoltà fa un salto in alto ulteriore.

Così, per una volta, lo stress da calendario compresso potrebbe aiutare l’Inter a cancellare in fretta quella brutta sensazione di impotenza per proiettarsi subito nel futuro. A Firenze stasera torna Lukaku, l’aggiusta-Inter: riposato e magari ancora arrabbiato dopo il furibondo ring con Ibrahimovic nei quarti di Coppa, su cui pende ancora un’inchiesta della procura federale. Serve lui per ripartire, per cancellare la delusione. Magari con una reazione in stile Benevento, dove è stato mattatore malgrado una gara per larghi tratti opaca, ma chiusa con una doppietta.

Ieri il tecnico Salentino non ha tenuto la consueta conferenza stampa della vigilia perché da inizio anno, con gli impegni che si susseguono praticamente ogni tre giorni, ha parlato sempre tra pre e post gara. In più stasera sarà anche squalificato e troverà riparo in uno dei box del Franchi, uno stadio nel quale quando era allenatore della Juventus non è mai stato accolto con affetto. In compenso a Firenze è stato frequentemente quando era CT della Nazionale, dal 2014 al 2016, e ha dormito spesso al centro tecnico di Coverciano che linse non ha utilizzato come ritiro prepartita perché stavolta è occupato dall’ Arezzo. La massa del stagione, per la previsione 15 dicembre 2019 la rete di Vlahovic nel finale rovino la serata di Antonio Conte che lasciò per strada: pesanti in chiave scudetto. Stavolta si augura che la storia non si ripeta.

Un ko che fa male in casa Inter e che condiziona in maniera importante l’andamento della semifinale in vista del ritorno a Torino in programma martedì prossimo. I giocatori nerazzurri non sono riusciti a regalare un sorriso agli oltre 2.000 tifosi che erano arrivati nel pomeriggio a San Siro per accogliere – con poca attenzione al distanziamento… – la squadra all’arrivo allo stadio. Niente da fare e pensare che Lautaro Martinez aveva subito indirizzato bene la partita. Il problema, per Conte e l’Inter, sono state le successive due distrazioni da bollino rosso: quella di Young che ha causato il rigore su Cuadrado per l’1-1 e quella doppia di Bastoni e Handanovic in occasione del secondo gol di Ronaldo. Una frittata, quella fra il difensore e il portiere, che ha riportato subito in copertina le sbavature del capitano nerazzurro, protagonista fin qui di una stagione tutt’altro che positiva.

Come si è evinto anche dai vari replay, Bastoni sul retropassaggio di De Vrij era in netto vantaggio su Ronaldo e col braccio destro ha indicato ad Handanovic di rimanere in area per offrirgli uno scarico semplice all’indietro, invece il portiere è uscito dall’area – neanche con troppa veemenza – ed è successo il patatrac. Colpa di Bastoni, a quel punto non lucido nello spazzare o tagliare fuori Ronaldo, ma anche di Handanovic che non ha seguito l’indicazione del compagno, lasciando così una prateria al portoghese. Come detto, non è il primo svarione di Handanovic in quest’annata e probabilmente quello di ieri sera è fra i più importanti assieme a quello commesso a Verona prima di Natale (mancata presa su un cross facile e gol di Ilic) e a inizio campionato a Benevento (rinvio sui piedi di Caprari), anche se in quel caso le due “papere” non avevano inciso sulla vittoria finale dell’Inter. Per esempio il 10 gennaio, nel 2-2 con la Roma non era sembrato esente da colpe sui gol di Pellegrini e Mancini: non errori gravi, ma neanche un tentativo di parata. Tolte un paio di partite – col Napoli o la stessa Juventus in campionato, quando impedì a Chiesa di riaprire il match -, il capitano non è stato insuperabile anche in altre occasioni, non mostrando la reattività dei tempi migliori sui gol di Chiesa (Fiorentina prima giornata), Milinkovic-Savic (Lazio), Miranchuk (Atalanta), Sottil (Cagliari) e Keita (Sampdoria). Ieri sera si è poi parzialmente riscattato su Bernardeschi, ma il danno ormai era stato fatto.

Due giorni di piccoli D potenziali allarmi, come ce ne sono molti in periodi di sfide ravvicinate, e una rifinitura che l’allarme l’ha fatto diventare gigante. Franck Ribery è in fortissimo dubbio per la sfida di stasera contro l’Inter al Franchi. Un fastidio all’adduttore dovrebbe infatti tenerlo fuori dal big match contro i nerazzurri proprio quando sia la testa sia le gambe del fuoriclasse francese sembravano girare al massimo del potenziale. Basti vedere la gara giocata venerdì scorso contro il Torino, condita da una rete meravigliosa. La prima in questo campionato del francese. Pessimismo Ribery ad inizio settimana si è allenato molto bene. Dando spettacolo fino a martedì. Poi negli ultimi due giorni la gamba sembrava più pesante e meno sciolta, destando qualche minima preoccupazione. Ieri, forzando, il problema è parso più serio. A fine seduta FR7 pareva camminare normalmente, ma si è intrattenuto con i sanitari spiegando evidentemente cosa non andava. Giusto dire che la Fiorentina, Cesare Prandelli su tutti, non ha perso le speranze di vederlo oggi in campo contro la squadra dell’altro ex c.t. Conte. Ma ieri sera il pessimismo aveva decisamente superato un ottimismo di base nel caso di Ribery. Che spesso riesce invece a “mascherare” piccoli fastidi. Oggi il provino decisivo. In mattinata è in programma una seduta di allenamento dove si scioglieranno i dubbi. Parallelamente Pran- delli, in caso di forfait, sceglierà il sostituto. Il paradosso? Il francese non ha un vero e proprio alter ego. E quello perfetto per giocare al suo posto, Kokorin, non è pronto (anche se è stato convocato). Quindi le candidature per un posto accanto a Vlahovic si aprono ai tanti giocatori in rosa con caratteristiche diverse. E ognuna con pro e contro. Casting Si va dalla soluzione più offensiva, Kouame, che però la- scerebbe la panchina senza attaccanti a disposizione. A quella più conservativa: ovvero piazzare lì un centrocampista d’attacco. Che sia questo Eysseric o Bonaventura in posizione più avanzata. Ballottaggi aperti. «Franck ha avuto un piccolo problemino – ha confermato ieri Prandelli in merito – lo valuteremo domani mattina (oggi, ndr)». E ancora. «Non è che non voglio dirvelo, anche io vorrei capire qualcosa in più: ma ad ora non è possibile». La probabile assenza di Ribery aggiunge problemi a problemi. Essendo la Fiorentina già priva degli squalificati Castrovilli e Mi- lenkovic. Tre colonne assolute della squadra viola. Viola Park L’Inter ha già fatto molto male alla Fiorentina in stagione. Battendola all’ultimo minuto sia in campionato sia in Coppa Italia. «Sono una corazzata – prosegue Prandelli – e marcare Lukaku è impegno difficilissimo. L’Inter è attrezzata per vincere il campionato, noi dovremo essere molto compatti ed equilibrati mantenendo la voglia di metterli in difficoltà». Ci sono però anche grandi notizie. A mezzogiorno via alla cerimonia di apertura dei lavori per il Viola Park. Chiude Prandelli: «Commisso è proiettato nel futuro e nascerà un centro sportivo davvero unico. Questa società è un tesoro che non dobbiamo sperperare, guai a far perdere entusiasmo al presidente»

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