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Andrea Pirlo continua a surfare sull’onda emotiva delle dieci vittorie inanellate nelle prime dodici uscite del 2021. Sempre attento, sulla cresta del cavallone, a non perdere l’equilibrio. Soprattutto in mezzo al campo, dove il filo è più sottile a causa di qualche acciacco di troppo. E di uno in particolare. Nella giornata di ieri, infatti, gli esami strumentali a cui si è sottoposto Arthur, che da alcuni giorni conviveva con un dolore alla gamba destra, hanno evidenziato «la presenza di una calcificazione di natura post traumatica a livello della membrana interossea», come riporta una nota ufficiale del club. Il brasiliano, già ai box martedì sera a causa di un attacco febbrile, sarà dunque monitorato dallo staff medico di giorno in giorno e tornerà a lavorare regolarmente alla Continassa soltanto nel momento in cui i sintomi saranno svaniti.

Uno scenario che lo esclude dalla sentita sfida di domani pomeriggio contro il Napoli e ne mette in dubbio anche la presenza al massimo della condizione in vista della delicata trasferta di mercoledì contro il Porto negli ottavi di Champions League. Un impegno che non condizionerà le scelte del tecnico bianconero verso l’incrocio con l’amico-avversario Rino Gattuso, ma che – in un calendario frenetico come non mai – dovrà imporre alcune attente riflessioni.

Anche perché quella di Arthur non è l’unica defezione con cui la Juventus è chiamata a fare i conti in queste settimane a centrocampo. Alla vigilia dell’andata della semifinale di Coppa Italia con l’Inter, infatti, Ramsey era stato costretto a fermarsi per un lieve risentimento, mentre ora il gallese è alle prese con il riacutizzarsi di un precedente problema muscolare: per lui, insomma, un grosso punto interrogativo ad aleggiare sull’impegno in Portogallo e la certezza di non poter prendere parte alla trasferta di domani al Maradona di Napoli. Quando le scelte in mezzo al campo – con i soli Bentancur, Rabiot e McKennie a disposizione – sembrano scontate.

A meno di rivedere il modulo esibito nell’ultima uscita a San Siro: due esterni a tutta fascia, alle spalle due terzini “guardioleschi” molto stretti in fase di impostazione e, di conseguenza, soltanto due mediani. Nell’occasione erano stati l’uruguaiano ed il francese, motivo per cui a scalpitare più di tutti è ora la rivelazione stagionale a stelle e strisce. Rabiot, proprio in virtù di questa piccola emergenza, è reduce da tre partite di fila da titolare, mentre Bentancur aveva riposato contro la Roma per via di una squalifica da scontare: quella che incombe sull’ex Psg, diffidato e dunque a rischio in vista dell’impegno di lunedì prossimo con il Crotone.

Ma Pirlo, per la seconda sfida al Napoli in meno di un mese dopo la Supercoppa che si è colorata di bianconero, dovrà prestare attenzione anche ad altre situazioni legate all’infermeria. A partire da quella relativa a Leonardo Bonucci, alle prese con un leggero affaticamento muscolare: le alternative in difesa sono tornate numerose, così è probabile che il numero 19 non prenda rischi in vista del ritorno dell’Europa che conta e che al centro della difesa – davanti al rientrante Szczesny – venga invece riproposto dal 1’ capitan Chiellini.

La buona notizia, allora, arriva dal fronte offensivo, con Morata pienamente ristabilito dal virus intestinale che lo aveva relegato in panchina martedì sera. In attesa che a tornare a disposizione sia anche Dybala, che mercoledì ha lavorato alla Continassa nel giorno libero e che però continua a convivere con dolori intermittenti al ginocchio sinistro. La risonanza svolta ieri, in ogni caso, non ha spostato di molto l’orizzonte della Joya: la speranza per lo staff bianconero è quella di poterlo recuperare per la gara contro il Porto.

Non bastava Juventus-Inter. Ecco Napoli-Juventus. Due partite infinite, storie continue, polemiche, accuse, insinuazioni, il peggio del calcio nostrano mai rivisto e sempre scorretto. Rino Gattuso deve passare un’altra “nuttata”, la squadra sua è uscita dalla Coppa Italia ma con l’alibi delle mille assenze e dei nuovi infortunati.
Il Napoli vive una crisi di risultati e di identità, l’allenatore calabrese ha deciso, per carattere e impegno contrattuale, di non chiamarsi fuori e di resistere, resistere, resistere. Non so a che cosa serva questa tenacia e coerenza professionale ma vedo la storia opposta di due campioni del mondo del duemila e sei: Pirlo, esordiente, viene protetto dalla società e ha corretto, nel tempo, gli errori iniziali; Gattuso non è amato dalla pancia del tifo napoletano e non riceve alcuna parola di affetto e tutela dal club, anzi De Laurentiis si è esposto su Giuntoli ma non sul tecnico, contattando alternative di nostalgie e di azzardo.
Rino Gattuso combatte contro i fantasmi che si agitano in campo e alle sue spalle. Il suo caso mi fa tornare in mente quello che capitò a Massimo Giacomini, uomo e allenatore elegante e intelligente, che venne licenziato, da Corrado Ferlaino, dopo quattro mesi, cinque sconfitte, cinque pareggi e una vittoria, sostituito da Pesaola-Rambone, ma soprattutto allontanato perché bollato come porta sciagura dai fedeli della smorfia, del cornetto rosso, del ferro di cavallo e dell’aglio.
Gattuso si ritrova con etichette varie, pescivendolo (la sua pescheria e il suo ristorante a Gallarate sono di altissima qualità), malato, incompetente. Fatte queste premesse, al posto suo, avrei salutato la bella gente, senza nemmeno ringraziare il datore di lavoro che non capirebbe la soluzione di grande dignità ma la sfrutterebbe al volo. Il destino di Gattuso è nelle mani del suo ex compagno di trionfi con il Milan e la Nazionale.

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