Tiziana Cantone, nuove indagini sulla sua morte

Per quanto traumatica e devastante sia questa riesumazione, non posso che esserne contenta perché finalmente, dopo una lunga battaglia, potrò finalmente sapere le reali cause della scomparsa della mia povera e sfortunata figlia.

Che, ne sono certa, non ha deciso lei di porre fine alla sua vita, perché non era né depressa né fuori di testa, bensì afflitta da tanta cattiveria, offese e una ferocia unica al mondo». Sono queste le parole, scritte sulla sua pagina Facebook, di Maria Teresa Giglio la mamma di Tiziana Cantone, dopo aver appreso che la magistratura ha ordinato di riesumare il corpo di sua figlia.

La riesumazione è stata disposta dal sostituto procuratore della Procura di Napoli Nord, Giovanni Corona, nell’ambito delle indagini aperte lo scorso gennaio con la formulazione dell’ipotesi di omicidio contro ignoti, dopo la denuncia presentata dagli avvocati della signora Giglio, che mai si è rassegnata al fatto che la figlia si fosse suicidata.

La 31enne si sarebbe tolta la vita il 13 settembre del 2016 in una abitazione di Mugnano, in provincia di Napoli, a causa della diffusione, on line, di alcuni suoi video, privati, a carattere sessuale. La giovane in quegli anni era legata sentimentalmente a Sergio Di Palo, più grande di lei di una decina d’anni, con il quale convisse brevemente nel 2015.

L’ex fidanzato, rispondendo alla domande dei magistrati, disse che lui e la ragazza ebbero rapporti intimi con altri uomini e furono fatti dei video, finiti poi in rete, senza il consenso della donna.
L’eco mediatico di questi video spinse Tiziana ad isolarsi, rivolgendosi nel 2016, al tribunale di Aversa, per chiedere la rimozione delle immagini da siti e dai motori di ricerca.

Ma nonostante la modifica del nome e vari trasferimenti in diverse città d’Italia, la ricerca dell’anonimato incontrò molte difficoltà, mentre la causa legale intentata per ottenere il diritto all’oblio portò sì alla rimozione, seppur parziale, dei video dal web, ma, per errori procedurali, Tiziana, fu condannata a pagare più di 20 mila euro di spese legali.

La donna finì in stato di depressione.
Tiziana, nel settembre del 2016 fu trovata impiccata con una sciarpa, più precisamente una pashmina, nella casa della zia, da cui si era rifugiata. Suicidio o omicidio? Con la riesumazione del corpo e le analisi che seguiranno si cercherà di far luce sul suo decesso. Dice la madre della ragazza: «Mia figlia non si è suicidata. All’epoca non fecero l’autopsia, nemmeno un esame tossicologico.

Ci sono tanti elementi poco chiari in tutta la vicenda e ancora nessun colpevole». I consulenti della famiglia della ragazza, i professionisti dell’Emme Team, hanno riscontrato 19 anomalie sia sull’Iphone che sull’Ipad in possesso a Tiziana oltre ai reperti di Dna maschili trovati sulla pashmina che indossava Tiziana quando fu rinvenuta senza vita. Abbiamo sentito l’avvocato Salvatore Pettirossi, che si è avvalso dei professionisti di Emme Team, e che offre assistenza legale alle vittime del web al fine di contrastare il revenge porn e la pirateria multimediale.

Avvocato Pettirossi, lei si è avvalso dei consulenti della Emme Team, il gruppo di professionisti che seguono la famiglia di Tiziana Cantone, la ragazza che nel 2016 fu trovata impiccata a casa della zia. Come siete arrivati alla conclusione che Tiziana sarebbe vittima di omicidio?

«Ci sono molti aspetti oscuri in questa vicenda. Gli stessi sono stati portati all’attenzione della Procura della Repubblica con un esposto contro ignoti per consentire lo svolgimento delle indagini che, a suo tempo, non vennero svolte. Emme Team ha scoperto dall’analisi del cellulare e dell’Ipad che il loro contenuto è stato modificato, 19 anomalie che riguardano immagini, video, cronologia cancellati e altro.

In particolare, dallo studio dei tabulati telefonici, l’Iphone di Tiziana, che fu trovato a poca distanza dal corpo esanime della ragazza, venne acceso e risulterebbe un utilizzo per navigare sul web, per oltre un’ora, dopo il sequestro seguito al ritrovamento del cadavere. Qualche giorno dopo, anche il consulente nominato dalla Procura disse di non essere stato in grado di accedere ai dati del cellulare, sempre a causa del pin.

A sostegno del fatto che la ragazza non possa essersi uccisa sarebbero emersi diversi elementi. La zia, la prima a soccorrere Tiziana, trovò la ragazza senza vita in ginocchio, non seduta, non con il corpo penzolante, come ci si aspetterebbe di trovare una persona che si è impiccata. In ginocchio con la pashmina intorno al collo, legata alla parte alta dell’attrezzo ginnico a cui era annodata, ma non in tensione, tanto che la stessa zia la slegò con una mano sola.

Dall’analisi del reperto sono stati individuati due Dna maschili e, per quanto non databili nel tempo, possono offrire sicuramente uno spunto di indagine per le successive indagini. Fondamentale anche quanto appreso dal referto firmato dal medico legale dell’epoca, il quale scrisse che sul collo della vittima vi era un solco di 2.5 cm di diametro che sembrerebbe incompatibile con quel tipo di pashmina».


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