Giorgia Soleri la compagna di Damiano parla della sua malattia

Da qualche parte ho letto che se ascolti davvero una persona, l’endometriosi non è mai stata realmente così silenziosa. E silenziosa, nel mio caso, non è stata mai. Urlava come avrei voluto urlare io dopo le decine e decine di visite fatte snocciolando i miei sintomi uno dopo l’altro per sentirmi dire, in continuazione, che ero in perfetta salute».

Queste parole appartengono a Giorgia Soleri, famosa per il suo lavoro di modella e influencer, e perché è la fidanzata di una amatissima stella della musica, Damiano David, leader del gruppo più celebre del momento, i Màneskin.

Giorgia, che è legata al cantante dei Màneskin dal 2017, ha compiuto un gesto molto coraggioso: in occasione della giornata dedicata all’endometriosi, la malattia di cui soffre, ha voluto raccontare la sua storia fatta di dolore e mancanza di comprensione a ha mostrato le fotografie delle cicatrici che ha lasciato sul suo corpo l’operazione che ha subito la scorsa estate per contenere i disagi della sua condizione.

L’endometriosi si manifesta quando le cellule che rivestono l’utero prolificano anche all’esterno dell’organo colpendone altri. Nel-la vita di Giorgia si è presentata quando era adolescente- ma molti anni prima che la  malattia fosse diagnosticati Anni in cui ha sofferto moltissimo, fisicamente e psicologicamente. «Avrei voluto urlare quando il dolore era così forte da farmi rimettere e svenire, quando a 14 anni ho avuto il menarca e mentre tutti erano entusiasti io scoprivo troppo presto un corpo che ti si rivolta contro.

Avrei voluto urlare durante i miei troppo presenti ingressi al pronto soccorso, così come le infinite volte in cui mi sono sentita dire che ero esagerata, drammatica, ipocondriaca, con la soglia del dolore bassa», ha affermato Giorgia

. Nonostante si sia rivolta più volte ai medici, la modella e influencer non è stata presa sul serio, aiutata, e si è chiusa in un doloroso silenzio. «La malattia urlava, mentre io sono stata in silenzio, per undici lunghi anni, accompagnata da un senso di inadeguatezza che mi nauseava quasi quanto quel dolore che a un certo punto ha iniziato ad attanagliarmi le pelvi come una dolorosa cintura di spine anche quando non avevo le mestruazioni, anche durante la minzione, la defecazione, i rapporti sessuali».

L’endometriosi, che nel caso di Giorgia era accompagnata anche da un’altra patologia, la vulvodinia, un dolore cronico a carico della vulva, ha invaso la sua vita, ne ha preso possesso a lungo sconvolgendola, e lei ha taciuto per oltre un decennio.

Ma ora non è più disposta a farlo: «Ho promesso a me stessa, e a quella ragazzina confusa, che non sarei mai più stata in silenzio e, anzi, che ne avrei parlato sempre, anche a costo di risultare ripetitiva, noiosa, pedante, per provare a dare un senso al dolore che spesso un senso non ce l’ha, e per provare a evitare ad altre persone questo incubo», ha detto la Soleri, determinata a mettere la sua esperienza al servizio degli altri.

Poi, dopo essersi soffermata sui momenti difficili, Giorgia ha parlato della svolta, della lenta risalita: «Un anno fa, il 21 marzo, ricevevo la mia diagnosi di endometriosi, cinque mesi dopo, il 20 agosto, finivo sotto i ferri sperando di potere finalmente iniziare una vita lontana dal dolore. Sono stata fortunata (non sempre è così), l’intervento ha ampiamente diminuito la sintomatologia dolorosa legata all’endometriosi».

Per Giorgia si è aperto uno spiraglio di luce tra le nuvole, ma per molte altre donne non è così ed è a loro che pensa nelle sue conclusioni: «A oggi una cura definitiva ancora non c’è, gli j anni di ritardo diagnostico continuano a essere tra sette e dieci pur colpendo (si stima, al ribasso) una femmina su dieci.

Non possiamo cambiare il passato, ma forse possiamo provare a costruire un futuro diverso  per chi, ancora oggi, si danna in  un dolore senza nome e senza legittimazione».
Nella sua battaglia contro l’endometriosi, e contro le difficoltà che le donne incontrano per avere una diagnosi, Giorgia può contare sempre sul sostegno del suo amore.

Damiano, infatti, le ha dedicato una canzone, Coraline, che parla di una donna che non viene creduta, ma che vuole urlare la sua verità. A febbraio i Màneskin l’hanno presentata al Festival di Sanremo e Damiano si è commosso cantandola perché parla del suo amore: «Grazie a tutti voi che avete compreso il significato e il peso di questa canzone nella mia vita. E grazie a te Giorgia, che me l’hai fatta scrivere e vivere», ha detto il cantante, che grazie alla musica ha trasforma-i to il percorso di dolore di Giorgia in una poesia.

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