Durante un intervento al panel «Non con la mia faccia. Deep fake, web reputation e odio social» alla festa di Atreju, l’attore Raoul Bova ha espresso il suo profondo disagio per la diffusione online di chat e audio privati che lo hanno coinvolto, insieme alla modella Martina Ceretti, durante l’estate. L’attore ha parlato del suo vissuto, affrontando le conseguenze di un episodio che ha avuto un impatto significativo sulla sua vita pubblica e privata.
Bova ha esordito con una domanda provocatoria: «Cosa ho fatto di così grave? Sicuramente ho sbagliato, fatto errori, me ne pento ma una persona singola che aveva in mano degli audio privati li ha usati a scopo di lucro, monetizzando, diffamando, cercando consenso, per aumentare il bacino di follower dimenticando cosa andava a fare: accrescere la popolarità uccidendo una persona pubblicamente». Con queste parole, l’attore ha messo in luce la responsabilità di chi sfrutta situazioni personali per ottenere visibilità.
Ripercorrendo i fatti, Bova ha rivelato di aver subito un forte ricatto. «Hanno tentato di chiedermi dei soldi in cambio di queste chat, per tre giorni mi hanno tempestato di telefonate. Io non volevo cedere al ricatto di una persona. Ho pensato: se lo accetto ce ne sarà un altro?», ha spiegato. La sua decisione di non cedere al ricatto, sebbene coraggiosa, ha avuto conseguenze devastanti per lui: «Ho pagato io per aver rifiutato un ricatto, pagato con l’uccisione pubblica».
L’attore ha descritto il dolore e l’umiliazione che ha vissuto in seguito alla diffusione delle informazioni private. «Sono stato sbeffeggiato, ridicolizzato, tutto è diventato virale, tutti gli strati sociali, tutti sapevano di questa storia, di questa parola famosa, ‘occhi spaccanti’, è stata la parola più in voga: prima della guerra, prima delle persone uccise, prima dei femminicidi, questa è stata l’Italia nell’estate che mi ha massacrato». Bova ha sottolineato come la società sia attratta da questo tipo di gossip, evidenziando una cultura che sembra gioire nel vedere crollare le persone pubbliche per sentirsi più importanti.
L’attore ha anche denunciato la mancanza di attenzione da parte delle autorità riguardo alla sua situazione: «Io ho denunciato ma nessuno ha tenuto conto del fatto che quello era un reato, nessuno ha alzato la mano per dire sì, blocchiamolo». La sua frustrazione è rivolta non solo verso i responsabili della diffusione delle informazioni, ma anche verso un sistema che, a suo avviso, non protegge adeguatamente le vittime di tali attacchi.
Bova ha concluso il suo intervento con una riflessione sulla società contemporanea, evidenziando come la ricerca di notorietà e il desiderio di gossip abbiano preso il sopravvento su valori fondamentali come il rispetto e la dignità. Ha invitato il pubblico a riflettere su come il fenomeno del deep fake e la reputazione online possano influenzare le vite delle persone, spesso in modo devastante.
L’intervento di Raoul Bova a Atreju non solo ha messo in luce una questione personale, ma ha anche aperto un dibattito più ampio su temi come la privacy, il rispetto della dignità altrui e l’uso etico delle informazioni nel contesto digitale. La sua testimonianza rappresenta un appello a una maggiore responsabilità da parte di tutti, sia a livello individuale che collettivo, affinché episodi simili non si ripetano in futuro.



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