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Bonelli si scaglia contro le norme anti Maranza nel decreto sicurezza: “Misure discriminatorie”



Il Decreto Sicurezza, il primo approvato, è stato inizialmente criticato dalla sinistra come fascista, con affermazioni quali «Siamo alla torsione autoritaria», «$ la repressione» e «Tornano le squadracce». Successivamente, la stessa sinistra ha definito il decreto «inutile», sostenendo che sia stato «fallimentare» e che la sicurezza sia peggiorata. 



Questo paradosso evidenzia la critica della sinistra all’eccesso di misure repressive, nonostante alcuni membri avessero precedentemente considerato tali misure come «risorse».  È importante sottolineare che il 35% dei reati è commesso da stranieri, che rappresentano meno del 9% della popolazione residente, e che circa l’80% di questi reati è commesso da individui giunti clandestinamente.  Questi dati provengono dalle prefetture, non dall’Istituto Luce.

Il record di immigrazione irregolare è stato registrato nel 2016, sotto il governo democratico, con 181.000 arrivi, mentre l’anno scorso si è concluso a un terzo di tale cifra.  Ora che il governo ha predisposto un nuovo Decreto Sicurezza, la sinistra accusa nuovamente la destra di repressione.  Resta da chiarire come la sinistra intenda contrastare la criminalità senza ricorrere a misure repressive.

L’onorevole Cecilia Strada, eurodeputata, ha espresso critiche significative riguardo al cosiddetto “pacchetto sicurezza” proposto dal governo.  L’onorevole Strada ha affermato: “Il governo lo definisce ‘pacchetto sicurezza’, ma sarebbe più appropriato definirlo ‘pacchetto repressione’, in linea con l’idea di uno stato di polizia che tanto piace alla destra italiana”.  Ha proseguito: “La realtà è che il governo aspira a un Paese illiberale, caratterizzato da trattenimenti discrezionali di cittadini che manifestano, e da uno scudo penale per gli agenti delle forze dell’ordine. Questo non rappresenta la sicurezza, bensì il suo opposto”.

Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha condiviso le preoccupazioni dell’onorevole Strada, affermando: “L’approccio del governo alla sicurezza, tema centrale per la vita dei cittadini, ha portato all’introduzione di nuovi reati e a una discrezionalità normativa che spesso genera confusione interpretativa, poiché il governo si è ben guardato dall’applicare la legge nei confronti degli agricoltori che bloccano le autostrade e dei tassisti che lanciano bombe carta davanti a Montecitorio”.  Magi ha sottolineato che l’emergenza reale risiede in episodi come “Aosta 22”, “Ancona 17” e “Gallipoli 4”, non nei cosiddetti “maranza”, che i tassisti aggrediscono.

Angelo Bonelli ha espresso la sua posizione, affermando: “Nella bozza del decreto è presente una norma che definire ‘tecnica’ è un eufemismo. In realtà, si tratta di una norma ‘salva Almasri’, o meglio ‘salva Bartolozzi-Nordio’. Si introduce la possibilità della ‘consegna allo Stato di appartenenza di persona pericolosa per la sicurezza nazionale o per la compromissione delle relazioni internazionali’.  Tuttavia, ciò è inaccettabile, poiché si tratta di una norma costruita ad hoc per sanare una scelta gravissima del governo Meloni”.

Carlo Calenda ha condiviso le sue preoccupazioni personali, affermando: “Le nostre stazioni ferroviarie rappresentano un problema. A Bologna, un controllore è stato ucciso; a Termini, si è verificata un’aggressione; a Roma, mi hanno rubato le valigie”.  Pur riconoscendo le difficoltà incontrate dall’onorevole Calenda, si segnala che gli individui coinvolti nell’aggressione alla stazione Termini, tutti giovani nordafricani con precedenti penali, non erano detenuti al momento dell’incidente, e non è stato il governo delle destre a disporne la scarcerazione.

La Procura ha formulato l’accusa di rapina in concorso e lesioni personali nei confronti degli individui coinvolti nell’aggressione al rider, che ha subito calci, pugni e l’utilizzo di spray al peperoncino. Tuttavia, il giudice ha rilevato che il quadro indiziario non raggiungeva la soglia di gravità necessaria per l’applicazione di misure restrittive.  Anche alcuni sindaci, tra cui Giuseppe Sala, hanno espresso preoccupazioni in merito alla sicurezza. 

A Milano, fino a poco tempo fa, il sindaco Sala considerava il problema della sicurezza come una mera “percezione” da parte dei cittadini.  Egli ha fornito indicazioni ai carabinieri in merito alle modalità di inseguimento di individui che non si fermano ai posti di blocco, come nel caso di Ramy.  Tuttavia, ora attribuisce la responsabilità al governo.  Al sindaco di Firenze, Sara Funaro, è stato fatto notare, tramite La Stampa, che il Ministro Piantedosi ha evidenziato una diminuzione dei reati del 3,5% nei primi dieci mesi del 2025.  La Funaro ha dichiarato di aver ascoltato la dichiarazione del Ministro, ma ha sottolineato che i cittadini non percepiscono tale miglioramento.

Anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, inizialmente minimizzava la situazione.  Ora, tuttavia, richiede un aumento dei controlli nelle stazioni ferroviarie.  Contestualmente, il Comune di Bologna, su sua iniziativa, distribuisce pipette di crack ai tossicodipendenti, con l’obiettivo di ridurre i danni associati all’uso della droga.  In passato, il sindaco Lepore ha ironizzato sulla questione, affermando di aver ricevuto numerose segnalazioni da un parente di un rappresentante di Fratelli d’Italia, che ha preso sul serio nonostante la natura del rapporto, in quanto il parente è un cittadino. 

La Cgil ha espresso la propria posizione, affermando che la sicurezza sotto il governo Meloni è selettiva nell’applicazione delle misure repressive e che la vera sicurezza si costruisce garantendo stipendi adeguati.  Pertanto, la Cgil attribuisce la responsabilità dell’insicurezza a Maurizio Landini, che ha sottoscritto 22 contratti collettivi nazionali con retribuzioni inferiori a 9 euro all’ora, di cui 5 per i vigilantes.  Questi ultimi, incaricati di garantire la sicurezza pubblica, percepiscono compensi significativamente superiori rispetto a quelli dei rider.



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