Una vicenda dal Cile tiene banco da giorni. Non tutti riescono a crederci, parlarne è difficile. Un uomo in carcere ha ucciso chi divideva la cella con lui. Dopo, si dice abbia ingerito frammenti del cadavere. La notizia si è diffusa piano, poi come fuoco. Molta gente non sa bene cosa pensare. I dettagli emergono lentamente, tra silenzi e voci. Il gesto supera ogni immaginazione comune. Nelle carceri accadono cose oscure, questo lo si sapeva. Ma qui qualcosa è cambiato, anche nel racconto. Le parole faticano ad arrivare fino in fondo. Ognuno ci mette dentro quel poco che capisce. L’orrore non grida, certe volte bisbiglia appena.
Quella mattina del 2 febbraio a La Serena qualcosa non tornava. Dentro il carcere, hanno trovato un corpo senza vita. Si trattava di Felipe Sebastián Sepúlveda Ramos, ventiseienne. A ucciderlo era stato chi divideva la stessa cella con lui. L’altro detenuto si chiamava Manuel Ignacio Fuentes Martínez, appena ventun anni.
Di primo mattino, poco dopo le nove, il personale della prigione ha notato qualcosa di strano. A quel punto si sono avvicinati e hanno visto Sepúlveda Ramos senza vita sul pavimento. Lui, ventiseienne già riconosciuto colpevole in un furto con violenza, giaceva immobile. Sul volto e lungo la gola presentava tagli evidenti. La scoperta è stata fatta durante il normale giro d’ispezione.
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Una villetta di Parma si riempie di fiamme nella tarda mattinata. Una donna esce a stento dall’edificio. Diversi segni rossi appaari sulle braccia, gambe e viso. I soccorritori arrivano dopo pochi minuti. L’ambulanza parte subito verso l’ospedale. Non parla durante il trasporto. Il fuoco distrugge quasi tutto al piano terra. Alcuni vicini restano fermi oltre la strada. Nessuno sa cosa abbia causato le scintille iniziali
A pochi passi dentro la stessa cella giaceva Martínez, rinchiuso per reati con violenza. Appena portato via dal luogo dell’accaduto, parlò subito del gesto compiuto, dicendo di essersi difeso quando Sepúlveda aveva provato ad attaccarlo.
In una cella aperta, un detenuto disse al funzionario: «Capo, l’ho ucciso», riporta Cnn Chile. L’uomo spiegò che il prigioniero gli saltò addosso con un coltello in mano. Un coltello ce l’aveva pure lui. Fu lui a scagliarsi per primo. A parlare fu chi era presente fin dall’inizio.
L’ora era quella, le 9 e 35, quando chi si è occupato del cadavere ne ha constatato la morte. Un ragazzo di ventisei anni non ce l’ha fatta dopo un blocco improvviso di cuore e respiro, colpa delle lesioni subìte. Poi, poco alla volta, sono venute fuori cose difficili da accettare.
Dopo essersi reso conto delle sue azioni, il giovane di ventun anni ha detto di aver mangiato alcune porzioni del cadavere. Mentre parlava, ha aggiunto: «Cominciavo a sentirmi perso per ciò che avevo combinato».
“Gli ho cavato un occhio e l’ho ingerito, insieme a un pezzo di una mano e del collo, dove l’ho colpito. Dopodiché, gli ho mangiato un orecchio. Dopo un po’ l’ho coperto e mi sono addormentato. – ha concluso – La mattina successiv, quando l’agente ha aperto la cella, si è reso conto di quello che avevo fatto”.
In carcere non c’erano telecamere, questo crea problemi per ricostruire quel che è successo. La magistratura ha avviato accertamenti. Giornali d’oltreoceano parlano di rilievi incerti. Senza filmati, capire il susseguirsi dei momenti diventa complicato. Le verifiche vanno avanti tra ostacoli evidenti.
Lunedì non è passato inosservato quando Rubén Pérez, alla guida della Gendarmeria cilena, ha comunicato un cambio netto a La Serena. Il responsabile del carcere locale non ricopre più quel ruolo da decisione presa proprio in quei giorni. Cambio avvenuto poco dopo le prime luci di martedì, nello specifico l’10 febbraio. Nessun dettaglio ulteriore reso pubblico sulle ragioni precise. A parlare è stato diretto il vertice dell’istituzione. Decisione operata con tempismo, senza attese.



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