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Ho scoperto mia madre nel letto del mio professore di matematica



Appoggiai la borsa sulla sedia. «Ti ha detto di Colin?»



Elaine annuì. Guardò l’adesivo storto sul portachiavi dell’auto, vicino alle sue dita. «Mi dispiace che tu abbia dovuto vedere quelle foto.»

«Non sono le foto il problema.»

Tolse la mano dal tavolo. Non provò a dire il contrario. Le raccontai del compito, del punto segnato giusto e dell’altra insegnante che l’avrebbe ricontrollato. Lei ascoltò senza interrompermi, ma quando dissi che Colin non sarebbe venuto a prendermi dopo scuola, prese il telefono.

«Devo dirgli di non presentarsi qui?»

«Glielo scrivo io.»

Mandai a Colin un messaggio mentre Elaine era ancora davanti a me: *Non venire a scuola o a casa senza chiedermelo. Dei miei voti parlo io con Cole.* Comparvero i tre puntini, sparirono, tornarono. Misi il telefono a faccia in giù prima che arrivasse la risposta.

«Con Mercer è finita?» chiesi.

Elaine si sfilò la giacca e la piegò sullo schienale. «Sì. Ci ho parlato stamattina.»

Avrei potuto chiederle da quanto andava avanti. Avevo già aperto la bocca, ma lei non aggiunse niente e io non volevo passare il pomeriggio a strapparle le date una per volta. Presi un panino dalla busta e salii in camera.

Il venerdì Cole mi chiamò durante la pausa. L’altra insegnante aveva ricontrollato tutta la verifica: ottantasei, non novantadue. Mi mostrò il foglio. Accanto al passaggio col segno meno c’era una correzione a matita, e in fondo la firma di una persona che non conoscevo. Cole mi chiese se volevo riguardare i punti con lei.

«Sì», dissi, e mi sedetti.

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