Attacchi personali e confusione di persona online dopo la decisione sul gestore dei canali social del Movimento 17 ottobre
Una forte ondata di insulti pesantissimi e attacchi personali si è abbattuta nelle ultime ore sui canali della rete contro Tiziana Landoni, il gip di Milano che ha deciso di rimettere in libertà Youssef Siher. La toga milanese è finita nel mirino di numerosi post e commenti offensivi comparsi sul web, diffusi anche sotto gli articoli di cronaca dedicati alla scarcerazione del trentenne. Il giovane era stato fermato nell’ambito dell’inchiesta sui disordini avvenuti nel capoluogo lombardo in seguito alle mobilitazioni legate agli scontri del 17 e 18 ottobre, nei quali risultava amministratore dei canali social del Movimento 17 ottobre.
La situazione giudiziaria e mediatica si è ulteriormente aggravata a causa di un grave errore di persona commesso da alcuni utenti sul web. In diversi messaggi offensivi pubblicati online sono state infatti inserite fotografie del pm Francesca Crupi, scambiata erroneamente per il giudice Landoni. Proprio la dottoressa Crupi è la titolare delle indagini a carico di Siher e, contrariamente alla decisione del gip, aveva avanzato la richiesta formale per la convalida del fermo e per l’applicazione della misura della custodia cautelare in carcere. Nonostante i due magistrati abbiano assunto posizioni diametralmente opposte in merito al provvedimento giudiziario, le immagini del pubblico ministero sono finite al centro delle contestazioni indirizzate al giudice.
Il provvedimento firmato dalla Landoni aveva già scatenato reazioni molto forti anche nel mondo politico. Il giudice aveva deciso di respingere la richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica, ritenendo che non sussistessero i presupposti necessari né per convalidare il fermo né per disporre la misura cautelare. Nelle motivazioni del provvedimento, il gip ha inoltre sottolineato che i messaggi diffusi da Siher non contenevano concreti incitamenti alla violenza, bensì espressioni di critica politica, sebbene caratterizzate da toni particolarmente duri. Proprio questa valutazione giuridica ha determinato la scarcerazione del ricercatore.
Ad alimentare ulteriormente le polemiche nei giorni scorsi era stata anche la notizia, diffusa dal quotidiano Il Giornale, relativa alla firma apposta dalla Landoni sull’Appello dei giuristi per Gaza, un documento pubblico pubblicato dalla rivista specializzata Giustizia Insieme. Il nome del magistrato figura infatti nell’elenco dei sottoscrittori dell’iniziativa, una circostanza che è rapidamente confluita nel dibattito pubblico sulla decisione giudiziaria. Ora, alle contestazioni sollevate sul piano istituzionale e politico, si sommano gli attacchi personali e le offese dirette comparse copiosamente in rete, che colpiscono la magistratura milanese nel mezzo di un clima particolarmente teso e difficile per la gestione dell’ordine pubblico e delle successive decisioni giudiziarie collegate alle recenti proteste in città.
La diffusione di tali contenuti ostili sui social network solleva interrogativi rilevanti sulla sicurezza del personale giudiziario e sul rispetto delle istituzioni durante lo svolgimento delle funzioni giurisdizionali. Le autorità competenti continuano a monitorare la situazione online per individuare eventuali profili di responsabilità penale legati alla pubblicazione delle minacce e alla circolazione impropria delle immagini istituzionali dei magistrati coinvolti nell’inchiesta milanese.




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