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Meloni attacca Vannacci, ma il nodo resta l’alleanza: senza accordo con Futuro Nazionale il rischio è Palazzo Chigi



Da ieri mattina, la bandiera italiana sventola negli uffici del gruppo dell’Europa delle nazioni sovrane, grazie all’ingresso dell’ex generale Roberto Vannacci. Dopo aver lasciato la Lega, Vannacci ha scelto di unirsi a una formazione più piccola e a destra nel Parlamento europeo, che si è costituita attorno al partito tedesco AfD. Questa decisione è stata influenzata dalla scelta del Rassemblement National di escludere il gruppo per la sua reputazione di estrema destra, considerato “troppo estremista” dal leader Jordan Bardella.



Durante la conferenza stampa di presentazione della sua adesione, Vannacci ha dichiarato: “È un onore essere qui, mi riconosco totalmente nei valori e nei princìpi di questo gruppo”. Nel pomeriggio, ha dimostrato il suo allineamento votando contro la risoluzione di sostegno all’Ucraina. I suoi ex compagni del gruppo dei Patrioti si sono divisi, con alcuni che hanno votato a favore e altri che si sono astenuti.

Il fondatore di Futuro Nazionale ha delineato i punti fondamentali del suo manifesto politico, in linea con i nuovi alleati, esprimendo la volontà di “difendere la sovranità nazionale contro il federalismo europeo che vorrebbe cancellare le identità”. Ha criticato il Green Deal definendolo “la peggiore truffa dal Dopoguerra” e ha espresso opinioni forti sull’Euro, considerato “l’inizio del declino”. Riguardo a Donald Trump, ha affermato che è “un vero patriota”, e ha parlato di remigrazione, sostenendo che dovrebbe includere anche le seconde e terze generazioni in possesso della doppia cittadinanza.

L’alleanza tra Vannacci e l’Europa delle nazioni sovrane è vantaggiosa per entrambi: il generale cercava un gruppo in cui lavorare, poiché gli eurodeputati nel gruppo “misto” hanno accesso limitato a fondi e risorse. Dall’altro lato, il gruppo aveva bisogno di un membro di un altro Paese per garantire la propria stabilità. Secondo le regole del Parlamento europeo, per formare un gruppo sono necessari eurodeputati provenienti da almeno sette Paesi diversi. Prima dell’ingresso di Vannacci, il gruppo contava solo 27 membri provenienti da otto Stati, un numero che rischiava di far crollare la formazione.

Il nucleo del gruppo sovranista è composto da 15 esponenti di AfD, che rappresentano più della metà dei membri. Ci sono anche tre bulgari di Revival, tre polacchi di Konfederacja, due slovacchi, un ceco, un lituano, un ungherese e una francese. Mentre il gruppo dei Patrioti è praticamente escluso dalle dinamiche interne del Parlamento europeo, l’Europa delle nazioni sovrane è anch’essa ai margini. Anche se hanno partecipato a coalizioni di centro-destra su alcune questioni, i popolari, guidati da Manfred Weber, evitano di avere rapporti con i membri di AfD.

Un altro aspetto significativo riguarda il rapporto di Giorgia Meloni con Vannacci e il suo voto contro il sostegno all’Ucraina. La premier ha scelto di mantenere la sua alleanza con Matteo Salvini, che, pur essendo allineato con la propaganda russa, non ha mai minacciato la posizione filo-Kiev del governo. Meloni ha dichiarato che “le posizioni del generale su Kiev non sono compatibili con il centrodestra”.

Con le elezioni in avvicinamento e i sondaggi che mostrano un quadro difficile, Meloni deve affrontare la gestione della sua coalizione, in particolare riguardo alla questione ucraina. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, ha sottolineato che chi desidera rimanere nella maggioranza deve condividere il programma di sostegno all’Ucraina.



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