Il fotografo, quello entrato per primo, era rimasto vicino alla parete con la macchina al collo. Mi ha chiesto se volessi che smettesse anche lui. Gli ho detto di sì. Ha rimesso il copriobiettivo e si è infilato tra due invitati per raggiungere l’uscita. Lo avevo quasi dimenticato. In quel momento mi è arrivato un messaggio sul tablet del locale; ho visto comparire soltanto l’anteprima e l’ho lasciato lì.
Freya ha ripiegato la ricevuta in quattro. «Ross, fuori», ha detto. Non era un ordine gridato. Lui ha guardato prima lei, poi gli ospiti che si stavano alzando. «Abbiamo appena fatto le foto in municipio», ha risposto. «Non possiamo mandarli sotto la pioggia.» Mairi, rientrata senza la bambina, ha detto che due persone avevano già chiamato dei taxi. Freya le ha chiesto dove fosse finita la torta. «Con loro. Al coperto, per ora.»
Un’invitata si è avvicinata al banco per prendere i caffè. Ha indicato tre nomi scritti su una lista nel suo telefono, poi si è fermata. «Scusate. Pensavo li avreste serviti ai tavoli.» Evie le ha dato un vassoio di cartone e le ha spiegato quali bicchieri erano pronti. La donna ha guardato la ricevuta aperta sul bancone. «Da asporto», ha letto. Ha sollevato gli occhi verso Ross, ma lui stava parlando con Freya.
Ho preso il tablet. Il messaggio era di una cliente del quartiere: mi chiedeva se avessimo chiuso per un matrimonio e allegava uno screenshot. Nella foto si vedevano Iain davanti alla porta ed Evie dietro il banco, con una riga di testo sopra: «Paghi in anticipo e poi ti dicono che non puoi entrare». Sotto, qualcuno aveva già scritto il nome del caffè. Ho fatto vedere lo schermo a Iain, tenendolo basso perché Evie non lo vedesse per caso.
«Chi l’ha pubblicato?» mi ha chiesto. Nello screenshot il nome dell’account era tagliato. Non potevo dirglielo, e non sapevo nemmeno quando fosse stato fatto il video. Iain si è asciugato le mani sul panno che teneva alla cintura. Ross aveva il telefono in tasca, ma continuava a toccarlo attraverso la stoffa. Ho detto a Iain che dovevamo prima far uscire la gente dal passaggio.
La porta si è aperta di colpo. Un uomo che non avevo visto prima è entrato spingendo un carrello stretto, con sopra tre scatole bianche impilate. Si è fermato contro la prima sedia e ha chiesto dove montare il tavolo per il buffet. Aveva la giacca bagnata sulle spalle e un foglio plastificato fissato al manico del carrello. In cima c’erano il nostro indirizzo e l’orario: undici e trenta.
«Non qui», ho detto. L’uomo ha controllato il foglio, poi ha guardato oltre la mia spalla in cerca di qualcuno. Ross ha fatto un passo avanti e Freya gli ha preso il polso. Il carrello bloccava la porta; fuori, Mairi batteva sul vetro per far capire alla bambina di non rientrare. L’uomo ha indicato una riga sul foglio. «Mi hanno detto che il locale era riservato», ha detto. «Devo chiamare chi ha fatto l’ordine?»
«Sì», ho detto. «Lo chiami. Ma prima può spostare il carrello?»
L’uomo l’ha tirato indietro a fatica; una ruota si era incastrata sotto la gamba della sedia. Iain ha tenuto aperta la porta mentre lui usciva sotto la pioggia. Sul foglio plastificato, sotto il nostro indirizzo, c’era scritto *buffet per quaranta persone, sala riservata*. Ho chiesto di vedere chi avesse fatto l’ordine. L’uomo ha girato il foglio: in fondo c’erano un numero di telefono e il nome di Ross.
«Sono io», ha detto Ross. Aveva già fatto due passi verso l’uscita, ma Freya era ancora davanti a lui. «Il cibo è pagato.»



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