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Occupano il nostro caffè per sposarsi: la nostra risposta diventa virale



«Non è questo il problema», gli ha risposto l’uomo. Si chiamava Callum, l’ho letto sul cartellino della giacca. Ha sfilato il telefono dalla tasca e ha chiamato il numero stampato sul foglio. Quello di Ross ha cominciato a vibrare attraverso la giacca. Callum ha chiuso la chiamata senza dire niente.



Gli ho chiesto da dove venisse la dicitura *sala riservata*. Ha aperto la conferma che aveva ricevuto per email e me l’ha mostrata dalla soglia, tenendo il telefono al riparo con la mano. C’era un allegato di una pagina, mandato da Ross quattro giorni dopo il mio secondo no. In alto compariva il logo del caffè. Più sotto, una frase che non avevo mai scritto: «Confermiamo l’uso esclusivo del locale dalle 11.00 alle 14.00». In fondo c’era il mio nome.

Per un istante ho guardato solo la firma. Nora, scritto con lo stesso carattere del resto del documento. Non era una firma vera, eppure vederla lì mi ha fatto stringere il bordo della porta così forte che Iain mi ha sfiorato il polso. Ho chiesto a Callum di inoltrare l’email all’indirizzo del locale. Lui ha annuito e ha controllato quello stampato sull’allegato. Era giusto.

«L’hai fatto tu?» ha chiesto Freya. Ross non ha risposto subito. Da fuori arrivava il rumore delle ruote di un taxi sull’asfalto bagnato. «Dovevo dare loro un indirizzo», ha detto infine. Freya ha abbassato gli occhi sul telefono di Callum, poi su di me. «Io non ho visto quel foglio.» Non sapevo se fosse vero. Sapevo che le mie due risposte erano ancora nella casella email, inviate a lei.

Mairi è entrata per prendere la borsa di Freya da una sedia. Le ho mostrato l’allegato, senza passarle il telefono. Ha letto fino al nome in fondo e si è voltata verso suo fratello. «Hai detto anche a me di non chiamare perché Nora era impegnata con la cucina.» Ross si è tirato su il polsino bagnato. «Possiamo parlarne fuori?» Callum, accanto al carrello, aspettava ancora di sapere dove portare quaranta porzioni di cibo.

«Fuori, sì», ho detto. «Il buffet non entra.» Ho chiesto a Callum se potesse riportarlo indietro o consegnarlo a un altro indirizzo. Mi ha spiegato che la consegna era già pagata, ma che gli serviva una destinazione. Ross ha cercato il telefono. Mairi gli ha detto che avrebbe chiamato il pub dove alcuni ospiti si erano riparati; non sapeva se li avrebbero accolti, ma almeno avrebbe chiesto. Callum ha riportato il carrello al furgone per aspettare.

Dentro, gli ultimi invitati hanno raccolto cappotti, borse e bicchieri. Una donna si è scusata con Evie per aver lasciato la carta dei coriandoli sotto un tavolo. Evie ha risposto «Non si preoccupi» e si è chinata a raccoglierla, anche se le avevo detto di lasciar stare. Le tremavano ancora le dita quando ha infilato i pezzetti nel cestino. Ho preso io il vassoio con i caffè rimasti e l’ho messo vicino alla porta.

Freya non è uscita con gli altri. Teneva la ricevuta piegata tra due dita e guardava le mie mani. «Quei caffè li prendiamo», ha detto. «Se sono pronti.» Iain le ha spiegato che ne mancavano sei e che potevamo finire l’ordine oppure rimborsare quelli non preparati. Lei ha scelto di aspettare. Ross era sotto la sporgenza accanto al furgone, con Mairi al telefono a pochi passi da lui. Attraverso il vetro vedevo che parlava, ma non sentivo cosa dicesse.

Hamish era rimasto vicino al frigo. Iain gli ha rifatto la colazione e, quando finalmente si è liberato il suo tavolo, lui ci si è seduto senza togliersi la giacca. I due clienti che erano entrati con lui non sono tornati. Una coppia arrivata dopo ha guardato dentro dalla vetrina e ha tirato dritto. Ho rimesso la lavagnetta sotto il banco: fuori pioveva troppo perché servisse a qualcosa.

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