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Trovata morta sulla nave da crociera Gessica Disertore, 27 anni: la famiglia parla di strangolamento



A più di due anni dalla morte di Gessica Disertore, una giovane pasticciera di Triggiano, il caso continua a suscitare interrogativi e polemiche. La 27enne fu trovata senza vita il 27 settembre 2023 nella sua cabina sulla nave da crociera Disney Fantasy. All’epoca della sua morte, Gessica lavorava a bordo da poche settimane, impegnata in un’esperienza professionale che sperava potesse avvicinarla al suo sogno di tornare in Puglia e aprire una pasticceria a Ostuni.



Inizialmente, la morte di Gessica fu classificata come suicidio, ma la sua famiglia ha sempre contestato questa versione, sostenendo che la giovane possa essere stata strangolata. Recentemente, l’avvocata Mariatiziana Rutigliani, legale dei familiari, ha presentato un’opposizione alla richiesta di archiviazione della Procura di Bari, evidenziando numerose incongruenze nei risultati delle indagini. Il giudice per le indagini preliminari, Giuseppe De Salvatore, ha fissato un’udienza per il 20 gennaio, durante la quale si deciderà se proseguire le indagini.

Nelle memorie depositate, l’avvocata ha sollevato dubbi su quanto accaduto nei giorni immediatamente successivi alla morte di Gessica. I genitori, recatisi a Porto Rico, non poterono vedere il corpo della figlia e dovettero accontentarsi di alcune fotografie. Da queste, notarono subito lesioni che sembravano incompatibili con la dinamica descritta. Il padre richiese espressamente che la salma non fosse toccata, ma quando la famiglia poté rivedere Gessica in una casa funeraria, trovò un corpo truccato e imbalsamato, secondo una pratica sudamericana mai autorizzata. Questo intervento, secondo la difesa, avrebbe compromesso in modo irreversibile la possibilità di accertare la reale causa della morte.

Due autopsie furono eseguite sul corpo di Gessica: la prima a Porto Rico e la seconda in Italia, presso il Policlinico di Bari, condotta dal medico legale Francesco Introna. Quest’ultima autopsia ha identificato come causa della morte un’asfissia meccanica, ma con significative riserve. Infatti, nel referto si segnala la mancanza di organi del collo, come laringe, trachea, tiroide e osso ioide, mai ritrovati neppure nella busta contenente i resti interni. La difesa ha definito questa circostanza «di gravità eccezionale», sottolineando che l’assenza di tali organi rende impossibile una valutazione completa delle lesioni compatibili con un impiccamento.

La prima autopsia, effettuata a Porto Rico, aveva inoltre rilevato numerose contusioni su gambe, glutei e schiena, lesioni che non trovano spiegazione nella dinamica del suicidio proposta e che non sono più valutabili nella seconda autopsia a causa della colorazione dei tessuti provocata dall’imbalsamazione.

In aggiunta a questi elementi, la difesa ha evidenziato che gli esami tossicologici effettuati a Porto Rico non hanno ricevuto ulteriori approfondimenti. Anche la ricostruzione della scena del ritrovamento presenta punti oscuri, come l’assenza di fotografie scattate immediatamente dopo i fatti, la mancanza di perizie sulla cintura e le interruzioni inspiegabili nelle registrazioni delle telecamere di sorveglianza negli orari cruciali. Le testimonianze dei colleghi di Gessica, che trascorsero la serata con lei, presentano contraddizioni significative.

La vita di Gessica non lasciava presagire un gesto estremo. La giovane parlava spesso con la famiglia di quanto si trovasse bene a bordo, determinata a fare esperienza per tornare in Puglia. Per i familiari, l’ipotesi del suicidio appare «molto lontana». Ora la decisione finale spetta al gip, mentre l’avvocata Rutigliani chiede nuove perizie, l’acquisizione dei video integrali, l’ascolto di testimoni e chiarimenti sulla catena di custodia del corpo.



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