Flat tax 2019 e regime forfettario, soggetti esclusi.Tutti i requisiti

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Non arrivano notizie positive per molti lavoratori  autonomi che non vedevano l’ora che fosse messa in atto la flat tax 2019 e l’espansione del regime forfettario. Come sappiamo tutti ormai, nel 2019 verrà messa in atto la Flat tax, che prevede un’aliquota fissa al 15% sui ricavi fino a 65.000 euro annui per le partite Iva.

Esenzione Iva e altri obblighi, aliquota Irpef fissa e la possibilità di lavorare più produttivamente senza troppi pensieri burocratici e amministrativi. Un sogno per molti, che però per altri può essere infranto. Colpa di un piccolo cavillo a cui fa riferimento Il Giornale presente sul Disegno di Legge sulla Legge di Bilancio presentato lo scorso 31 ottobre, nell’articolo che ha come oggetto “L’estensione del Regime Forfettario (Minimi)”.

Flat tax 2019: soggetti esclusi, chi sono

Infatti, il quotidiano milanese ricorda che nel vecchio regime dei minimi i limiti all’accesso erano determinati dal possesso di quote in Srl “che hanno optato per la trasparenza fiscale”. Si trattava comunque di una limitazione leggera, perché erano in poche le Srl ad aver optato quella trasparenza fiscale. Fatto sta che con la nuova normativa, l’accesso al regime forfettario potrebbe essere escluso a tutti i lavoratori autonomi che hanno una quota – anche irrisoria – in qualsiasi Società a responsabilità limitata. Di fatto sarebbe scomparsa la dicitura “trasparenza fiscale”, allargando così la platea dei soggetti esclusi dal nuovo regime. E contemporaneamente riducendo la platea dei beneficiari.

Questo significa semplicemente che è sufficiente possedere l’1% di una società familiare, oppure ereditare un’azienda per essere esclusi dal nuovo regime forfettario. E quindi tornare alle limitazioni burocratiche e di tassazione relative al regime ordinario. Sulla questione attendiamo comunque aggiornamenti e novità ufficiali.

Quali sono i vantaggi di una flat tax?

Il grande pregio della flat tax è quello di rendere il sistema fiscale più semplice e trasparente, riducendone i costi di adempimento. Inoltre l’aliquota di tassazione verrebbe normalmente fissata a un livello tale da ridurre la pressione fiscale, il che potrebbe avere vantaggi aumentando l’efficienza del sistema economico e riducendo l’incentivo all’evasione. Consideriamo separatamente questi aspetti.

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Semplificazione Questo è un vantaggio molto importante, soprattutto per un paese come l’Italia dove il sistema di tassazione è molto complesso. Occorre però capire che in paesi come il nostro la complessità della tassazione sui redditi non deriva tanto dall’esistenza di diverse aliquote, ma dalla complessità della base imponibile delle imposte sul reddito. Quest’ultima riflette una pletora di agevolazioni varie (spese fiscali o tax expenditures) che si sono accumulate nel tempo senza seguire un disegno complessivo e che creano distorsioni e disuguaglianze di trattamento tra diversi soggetti di imposta. Il sistema della tassazione sui redditi potrebbe quindi anche essere semplificato mantenendo aliquote diverse per diversi scaglioni di reddito.

Ciò detto, l’introduzione di una flat tax potrebbe fungere da catalizzatore per la semplificazione fiscale, finora rivelatasi impossibile nel contesto del sistema attuale. La complessità delle imposte sui consumi (l’IVA) deriva invece spesso dall’applicazione di diverse aliquote a prodotti diversi, il che genera spesso confusione sull’aliquota da applicare (sulla base di definizioni vaghe delle merceologie di prodotti). In questo caso, quindi, l’unificazione delle aliquote costituirebbe un importante elemento di semplificazione, anche dal punto amministrativo. Le aliquote agevolate (o più elevate di quella standard) sono solitamente giustificate dalla necessità di introdurre un elemento di progressività nella tassazione indiretta, ma comportano un sussidio per gli acquisti di certi prodotti anche dai consumatori abbienti. Meglio sarebbe unificare le aliquote e compensare chi ha reddito più basso con trasferimenti diretti. Tuttavia, le proposte di flat tax avanzate in Italia non sono estese all’IVA, tranne quella dell’IBL, che tuttavia mantiene le aliquote agevolate più basse.

Effetti sulla crescita economica I promotori della flat tax sostengono che questa aiuti la crescita economica in due modi: primo, il minor livello di tassazione renderebbe il sistema economico più efficiente perché ridurrebbe le distorsioni causate dalla tassazione; secondo, la semplificazione del sistema ridurrebbe il costo degli adempimenti burocratici. È difficile quantificare gli effetti della flat tax sulla crescita reale. Pochi studi sono stati condotti a riguardo e i paesi che la hanno adottata sono poco similari al nostro; questi hanno effettivamente registrato un elevato tasso di crescita dopo l’introduzione della flat tax, ma è difficile provare empiricamente la correlazione tra maggiore crescita e nuovo sistema di tassazione.

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È anche difficile estendere i possibili risultati, relativi ad economie in transizione, a paesi come l’Italia. Una questione connessa è se una maggiore crescita possa derivare attraverso un terzo canale, ossia la riduzione del grado di progressività del sistema di tassazione. Tale riduzione potrebbe indurre un aumento delle ore lavorate da parte dei lavoratori più qualificati (ad alta produttività quindi) che beneficerebbero maggiormente ella riduzione delle aliquote marginali e della progressività del sistema. Tuttavia, come conclude un recente lavoro del Fondo Monetario Internazionale: “Non esiste una forte evidenza empirica che mostri che la progressività è dannosa alla crescita…l’evidenza empirica riguardo il legame diretto tra progressività della tassazione e crescita è mista…la maggioranza delle specificazioni [negli studi empirici] non riporta effetti della progressività sulla crescita…Questo risultato non elimina la possibilità di un impatto negativo sulla crescita di sistemi di tassazione estremamente progressivi, come le aliquote di quasi il 100 per cento in Svezia o nel Regno Unito negli anni ’70, ma suggerisce che non ci siano prove chiare che i livelli di progressività visti finora nei paesi OECD siano stati dannosi alla crescita in maniera dimostrabile.”Detto questo, è possibile che la flat tax porti ad una maggiore crescita partendo da un sistema di tassazione complesso e inefficiente, ma l’incertezza sugli effetti relativi consiglia prudenza, evitando di pensare che la flat tax possa essere “autofinanziata” dai proventi della maggiore crescita.

Effetti sull’evasione fiscale Si sostiene spesso che aliquote di tassazione più basse riducono l’incentivo a evadere in quanto a tasse minori corrisponde un minor vantaggio dall’evasione (data l’avversione al rischio). In realtà se la multa nel caso si sia scoperti è proporzionale alle tasse che si sarebbe dovuto pagare (come è attualmente in Italia), una riduzione di imposta implica una multa minore, che a sua volta potrebbe incoraggiare una maggiore evasione per via della penale inferiore. In casi più complessi e realistici, l’effetto del livello di tassazione sul grado di evasione è ambiguo. Poche ricerche empiriche sono state condotte sugli effetti della flat tax sull’adempimento del dovere fiscale. I risultati disponibili non giungono a chiare conclusioni, tranne che per la Russia dove il grado di adempimento sembrerebbe sia aumentato . In ogni caso, non è chiaro se questo aumento di compliance possa essere legato a un cambiamento comportamentale oppure se sia stato piuttosto causato da altri sviluppi, quali l’aumento nelle procedure di controllo

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. In conclusione, non è da escludere che una riduzione nel livello della tassazione media e marginale che accompagnerebbe l’introduzione di una flat tax possa portare a una minore evasione, ma non è un effetto su cui si possa contare ex ante, compreso per individuare possibili coperture per il finanziamento dei costi fiscali della flat tax. Considerando invece altre possibili determinanti dell’evasione, un ruolo fondamentale viene giocato dalla possibilità in sé di evadere: la percentuale di reddito evaso è significativamente maggiore se il contribuente dichiara autonomamente il proprio reddito; nel caso di lavoratore dipendente invece, per il quale una terza parte ne riporta il reddito, il tasso di evasione è molto più basso. Questo comportamento suggerisce che, se tutti i contribuenti fossero indipendenti nelle loro dichiarazioni, il rischio di evasione crescerebbe notevolmente, semplicemente perché la possibilità di farlo aumenterebbe. La proposta della Lega (vedi box), che contempla questa ipotesi, auspica una riduzione dell’evasione grazie all’abbassamento della aliquota e alla semplificazione del sistema, senza tenere però conto dell’effetto che l’abolizione di sostituto di imposta e ritenuta d’acconto potrebbe avere sul reddito dichiarato.

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