La mia verginità all’asta, per 1 milione di euro

“Ho deciso che era preziosa quando avevo 16 anni”. Intanto l’offerta più alta per trascorrere una notte con Nicole, nome fittizio scelto dalla giovane per l’occasione, ha raggiunto quota 1 milione di euro, cifra per la quale l’acquirente potrà avvalersi di un medico che certifichi la verginità della ragazza.

Tuttavia, dopo la fine di quella storia, Nicole ha cambiato idea: la verginità è lo strumento per finanziare gli studi, le ambizioni e la sua famiglia. Per ora Nicole ha ricevuto un’offerta da un milione di euro, ma auspica di meglio. Sono un po’ nervosa ma anche tranquilla perché se un uomo è disposto a pagare così tanto per te, certamente deve essere una brava persona. La giovane, che vuole mantenere l’anonimato, per l’asta sul web si è affidata in esclusiva a un’agenzia di escort.

Anche se uno dei motivi che l’hanno spinta a prendere questa decisione è aiutare la famiglia, la ragazza ammette di non aver alcuna intenzione di rivelare il segreto ai suoi cari. Non voglio che i miei genitori lo sappiano perché loro sono molto rigorosi e non approverebbero. Se dovessero scoprirlo, parlerò con loro.

Del resto, non è una questione di genere. Par condicio. Erano gli stessi anni, e arrivava mo lto dai secoli dei secoli, questa barzelletta che traduco dal dialetto, anche se ci perde e diventa più volgare. Pazienza.

Tonio: Venderesti il culo per mille lire?

Bortolo:Ma sei matto?!

T.: Dai, per dieci mila lire? Per cento mila?

B.: Per chi mi hai preso, per un culo?

T.: E per un milione?

B.: Ci senti o fa i finta di non capire? Per niente al mondo.

T.: Senti, c’è qui uno che ti offre cento milioni.

B.: Cento milioni?Metà in anticipo? Va be’, dai.

T.: Pepìn, Giuàn, Martin, venite. Ve l’avevo detto: non m ancano i culi, mancano gli sghei.

Detto questo. Tutto m a proprio tutto è in vendita? La sapienza popolare – come visto – dice che il punto di domanda è ipocrita, o è frutto dell’ingenuità di chi non conosce la vita, la quale è brutale, e impone la compravendita di qualsiasi merce . Finché è merce, va bene . M a proprio tutto è “roba”, cui si può appendere un cartellino con la cifra, purché – secondo le re gole della Ue – sia indicata la filiera di produzione garantita e certificata? Il senso comune, pure in quest’epoca di relativismo, dice: la parola data, non è merce . L ‘amore, non lo è. La libertà, neppure.

C’è persino un a pubblicità di una carta di credito, Alexandra Kefren che lo ammette: il sorriso di u n bambino . In politica si fa, ma non si deve fare più, vedi il disgusto generale per il tralfico di poltrone. Ma il sesso… Il sesso sì che è merce ;e allora che problema c ‘è ? (O forse no? O magari no?).

La sessualità è un fenomeno complesso che vede intersecarsi influenze psicologiche, biologiche e culturali e nel suo concetto coinvolge il sesso, l’identità, i ruoli di genere, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità, la riproduzione ecc. La sessualità è vissuta nei comportamenti ma è anche espressa nelle fantasie e nei desideri ed è alla base delle relazioni e dell’affettività. È un’espressione fondamentale della persona, non limitata dall’età e presente quindi in ogni fase della sua vita. Certo che nella fase dello sviluppo psicofisico, nella pubertà e nell’adolescenza, la sessualità assume un interesse dirompente: il corpo cambia, le certezze lasciano il passo ai dubbi e alla necessità di sperimentare. Come struttura di educazione alla salute notiamo che, anno dopo anno, le richieste dalle scuole di ogni ordine e grado inerenti i temi della sessualità e dell’affettività sono sempre moltissime e le azioni più appropriate in risposta non possono seguire metodologie meramente informative e fondate sulle certezze, ma educative per puntare allo “star bene”, come le life skills e la peer education. In linea con gli obiettivi che ci proponiamo arriva questa pubblicazione, già presentata nel 1997 ma ora rivista e integrata dall’autore: pubblicazione che costruisce un ponte fra i ragazzi, le famiglie e la scuola e che proponiamo come strumento per favorire il dialogo fra le varie generazioni sui dubbi ispirati a questo spinoso argomento.

Perché domande senza risposte L’ostacolo maggiore ad avviare un sereno e costruttivo dibattito sui temi della sessualità all’interno di una classe è rappresentato dalla difficoltà a superare pudori ed imbarazzi, sempre presenti, non solo nei confronti dell’esperto e dell’insegnante, ma anche degli stessi compagni. Perché potessero essere espressi dubbi di ogni genere, liberamente, senza “auto-censurarsi”, si è ricercata una metodologia che rendesse più facile essere sinceri e spontanei nella formulazione delle domande. Soluzione gradita ed efficace è risultata quella di invitare i ragazzi a fare le domande per iscritto e in forma anonima: foglietti ripiegati e raccolti tutti insieme, senza “mittente”, che poi si aprono e si leggono, uno ad uno, dando le risposte a tutta la classe. Alla fine di tanti anni scolastici, ne è risultata una preziosa raccolta di foglietti: un’immagine nitida dei loro dubbi e delle loro incertezze sessuali. Riordinate le domande per tematiche, le riproponiamo qui, senza commenti e risposte (già date in classe), in una pubblicazione rivolta ai giovani, ai genitori e agli insegnanti, nel tentativo di: • offrire ai ragazzi uno specchio nel quale ritrovarsi, e accorgersi di quanto siano normali e diffuse le loro incertezze.

Uno strumento rassicurante: se l’impreparazione è generalizzata allora è inutile, nel fare l’amore, fingersi esperti. Una finzione che rischia di trasformare le prime esperienze sessuali in preoccupanti esami; • offrire ai genitori un’immagine inedita dei figli, un materiale altrimenti introvabile: domande chiare e dirette sulla sessualità. Quello che manca spesso, fra genitori e figli, è la possibilità di un dialogo sincero, continuo e libero da censure. Tutti sono imbarazzati e nessuno parla chiaro. Queste domande così esplicite possono essere un’opportunità per superare il pudore che spesso impedisce ai figli di chiedere, ai genitori di spiegare e consigliare e in ultima analisi a tutti di sapere. Non mancano in campo editoriale pubblicazioni che possono aiutare genitori e insegnanti ad approfondire la loro competenza scientifica e ad orientare sul piano culturale e pedagogico. Ciò che serve ai genitori è la conoscenza del livello di preparazione dei loro figli e di ciò che questi vogliono realmente sapere sul sesso.

Ognuno poi risponderà sulla base della propria cultura, educazione, formazione, sensibilità. Non esiste una risposta unica e giusta per tutti. E ciò che serve ai figli non è tanto la disponibilità degli esperti, ma la possibilità di un dialogo sincero, continuo, senza veli con le persone affettivamente vicine. Generalmente non è il timore di non essere preciso e corretto nelle risposte a rendere “muto” il genitore di fronte alle domande sul sesso, ma la mancanza di domande. L’elemento innovativo di questa pubblicazione è proprio questo: per la prima volta uno strumento che non mira a costruire la “competenza” del genitore, ma che punta alla strutturazione della “confidenza”: gradino primario e irrinunciabile per la via di un percorso informativo/educativo. E ancora: il genitore ha modo di sapere “prima” le domande, prima ancora che vengano espresse. Può quindi prepararsi meditando per tempo le risposte, magari approfondendo e studiando. E al tempo stesso può aiutare i figli ad esprimersi senza pudori, facendo capire che “sa” di cosa vorrebbero parlare, senza sorpresa né meraviglia. Ecco perché in queste pagine abbiamo scelto di dare spazio ad un preciso aspetto (spesso trascurato) dell’educazione sessuale: la necessità di indagare il tipo di preparazione e le aspettative di conoscenza di chi andiamo a educare. In risposta a quanti ritengono prematuro dibattere di sessualità nella scuola, e per far capire invece quanto ci sia bisogno di intervenire per tempo con l’informazione, senza pericolosi ritardi, abbiamo voluto aggiungere come ultimo capitolo il frutto di alcuni analoghi incontri tenuti nella scuola primaria (quinta elementare).

La simpatia e la tenerezza che sorgono nel leggere queste domande non devono distoglierci dal valutare il ritardo con cui si interviene nella scuola a proposito di educazione sessuale. Già a dieci anni c’è voglia di informazioni e chiarimenti: vogliamo ancora rinviare? Siamo certi che nessuno, superato un iniziale probabile imbarazzo, troverà motivo di condanna o di censura nelle pagine che seguono. L’invito è di utilizzarle nel migliore dei modi. Riscoperta la sincerità, andiamo avanti senza ipocrisie. Gli incontri, tenuti all’interno delle scuole che hanno aderito al programma di educazione sessuale a cura del Centro Consulenza Giovani della ASL di Firenze e al progetto “Maschio per obbligo” di Medici per i Diritti Umani, hanno coinvolto in vent’anni (dal 1993 al 2013) diverse migliaia di studenti. Il materiale raccolto è stato organizzato con i seguenti criteri: • le domande, provenienti dalle secondarie di primo e secondo grado, sono state riunite, non presentando disomogeneità o differenziazioni marcate; sono invece state separate le domande raccolte nella scuola primaria; • non sono state apportate modifiche o correzioni (salvo quelle di ortografia) al testo originale delle domande; • i “doppioni” sono stati eliminati, mantenendo però tutte quelle domande che, per quanto molto vicine, mostrano differenze significative nella formulazione; • le domande sono state infine suddivise per tematiche, con lo scopo di orientare e rendere più agevole la consultazione.

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