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Legge 104 e sospensione mutuo e agevolazioni: come funziona?

Non tutti sanno che esistono alcuni particolari soggetti che possono usufruire di alcuni benefici, come ad esempio sospendere il mutuo sulla base del Fondo di Solidarietà dei mutui, soltanto per l’acquisto della prima casa. Si tratta di un beneficio non indifferente, visto che tale fondo nello specifico, permette ai mutuatari di richiedere alla banca presso dove ha contratto il mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale, la sospensione della rata per intero, fino ad un massimo di 2 volte per un totale di 18 mesi, ma soltanto nel caso in cui si verifichino determinati condizioni. Innanzitutto, va detto che è coloro che possono beneficiare di questa proposta, sono soltanto quei soggetti che risultano titolari della legge 104. Ma vediamo più nello specifico , chi sono i beneficiari di tale proposta, i casi che ammettono la sospensione del mutuo e quali sono i requisiti richiesti.

Sospensione del mutuo, tutti i casi possibili

Come abbiamo già anticipato, esistono determinati casi che ammettono la sospensione del mutuo. Cerchiamo di capire, dunque, quali sono questi casi e dunque le condizioni che permettono di richiedere la sospensione del mutuo nei tre anni precedenti alla presentazione della richiesta della sospensione.

Requisiti:

– perdita del posto di lavoro a tempo indeterminato o determinato e dei rapporti lavorativi
– morte sopraggiunta di colui che aveva richiesto il mutuo
– riconoscimento di un handicap grave, ai sensi dell’articolo 3 comma 3 della legge 5 febbraio 1992 o invalidità civile non inferiore al 80% e dunque essere titolari di quella che viene chiamata volgarmente legge 104
– avere un reddito Isee che non superi i €30.000
– l’importo del mutuo non deve superare i €250000 per l’acquisto di un immobile non di lusso, adibito ad abitazione principale.

Come fare domanda per la sospensione del mutuo

Va detto innanzitutto che, il 21 novembre 2017 ABI in collaborazione con altre 15 associazioni dei consumatori, pare che abbiano voluto prorogare un accordo riguardante la sospensione della sola quota di capitale del credito per tutte quelle famiglie che hanno siglato tale, il 31 marzo 2015. Questo accordo prevede sostanzialmente la sospensione fino a 12 mesi della sola quota capitale per tutti i mutui ipotecari, riguardanti le abitazioni principali, soltanto però nei casi in cui è sia avvenuta una sospensione del lavoro oppure una riduzione temporanea dell’orario di lavoro. Poter presentare la domanda di sospensione del mutuo, bisogna andare direttamente sul sito online di ABI, dove si può recapitare il modulo della domanda.

Ricordiamo che, fino al 31 luglio 2018 hanno avuto la possibilità di richiedere la sospensione per ben 12 mesi del pagamento della quota capitale dei finanziamenti al consumo di durata superiore 24 mesi, tutti i consumatori che nei due anni precedenti alla richiesta della sospensione, si sono trovati in determinate situazioni ovvero:
– perdita del lavoro
– morte
– handicap o condizione di non autosufficienza.

Anche chi usufruisce della Legge 104 può essere licenziato

In tanti parlano di legge 104 ma effettivamente cosa di sa di questa legge? Sostanzialmente possiamo dire che la Legge 104 istituita nel 1992 è una norma che regola e tutela i diritti dei disabili disciplinando anche l’assistenza dei loro congiunti. L’articolo 3 della stessa legge, sancisce che è dichiarata persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione. La legge 104 sostanzialmente viene richiesta quando il lavoratore dipendente, che sia privato o pubblico, si trova ad assistere una persona disabile in situazione grave, ovvero un parente, il coniuge, o affine fino al 2° grado. I vantaggi sono tanti per il lavoratore, perchè questo ha diritto ad usufruire di 3 giorni di permesso al mese regolarmente retribuiti, nel caso si tratti di un parente o affine fino al 2° grado, mentre nel casi di parenti di 3° grado è possibile richiedere la legge 104 qualora i genitori della persona handicappata abbiano già compiuto 65 anni di età, o presenti gravi patologie invalidanti o siano decedute.

Mentre nei casi in cui il lavoratore si trovi ad assistere più di un parente handicappato, i giorni di permesso non andranno accumulati e dunque rimarranno tre. Si tratta sostanzialmente di una legge dedicata all’assistenza, all’integrazione ed ai diritti delle persone handicappate, con lo scopo principale di garantire il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e di autonomia della persona con handicap. La legge, inoltre, persegue le seguenti finalità, ovvero: – il recupero funzionale e sociale della persona affetta da minorazioni; – prevenzione e rimozione delle condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana; la promozione della piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società; – la predisposizione di interventi volti a superare stati di emarginazione e di esclusione sociale della persona handicappata.

Come abbiamo anticipato coloro i quali assistono una persona handicappata possono usufruire di importanti benefici e diritti; va sottolineato che non vi è esclusione della possibilità di trovare del tempo per poter espletare delle esigenze di natura personale, e ciò significa che nei giorni di permesso non è necessario che l’assistenza coincida con l’orario di lavoro. Il lavoratore che usufruire della legge 104, può, dunque decidere di gestire il tempo del permesso come vuole. Ciò che spesso ci si chiede, ed alla luce dei fatti di cronaca accaduti negli ultimi anni, ovvero di lavoratore denunciati e licenziati, ci si chiede se sia possibile essere licenziati usufruendo della legge 104. La risposta è si, e questo può verificarsi nei casi in cui il lavoratore abusa delle giornate di permesso; nonostante abbiano riferito che non è obbligatorio che il lavoratore nei giorni di permesso trascorra del tempo con il parente disabile, è anche vero che questo non può svolgere proprio tutte le attività nella massima libertà. Il lavoratore infatti, nei giorni di permesso non può effettuare viaggi all’estero, perchè proprio in questi casi rischia il licenziamento e si rischia di essere denunciati per truffa ai danni dello Stato.

 

Oggi torniamo a parlare del congedo straordinario riconosciuto dalla legge 104 che permette a tutti coloro che hanno necessità di assistere un familiare disabile di potersi assentare dal lavoro senza per questo perdere il diritto alla retribuzione. Il congedo straordinario pare sia disciplinato dalla legge 104 del 92 e come già abbiamo anticipato permette a coloro che assistono un familiare disabile di potersi assentare dal proprio posto di lavoro senza comunque perdere il diritto a percepire la retribuzione. Ecco qui di seguito tutte le novità che sono previste per il nuovo anno. Secondo quanto riferisce l’INPS anche per il 2018 a pagare lo stipendio durante il congedo straordinario per coloro che Assistono un familiare disabile è lo stesso Istituto Nazionale di previdenza. Inoltre, pare siano stati aggiornati dal primo gennaio 2018 importi delle indennità spettante a chi richiede il congedo straordinario per poter assistere un familiare disabile. Queste novità sono una conseguenza dell’ avvenuta perequazione delle pensioni calcolate dall’istat Che inevitabilmente ha comportato una variazione incrementale del 1,1%.

A chi è rivolto il congedo straordinario?

Come già abbiamo riferito, il congedo straordinario disciplinato dalla legge 104 del 92 è rivolto a tutti i lavoratori che hanno un disabile da assistere. La legge più nello specifico l’articolo 3 comma 3 riconosce la possibilità al lavoratore di potersi assentare dal proprio posto di lavoro per un massimo di 24 mesi, senza perdere comunque il diritto di percepire la retribuzione prevista. Possono richiedere il congedo straordinario tutti i lavoratori che sono assunti con un contratto di lavoro dipendente e più nello specifico a richiederlo può essere:

  • il coniuge convivente o la parte dell’Unione civile convivente della persona disabile oppure il figlio convivente della persona disabile in situazione di gravità ma soltanto nel caso in cui il coniuge convivente oppure entrambi i genitori del disabile siano mancanti deceduti oppure affetti da patologie invalidanti
  • da padre madre e sia adottivi che affidatari della persona disabile in situazioni di gravità oppure in caso di mancanza decesso presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente o anche dall’altra parte dell’Unione civile convivente
  • da un parente o affine entro il terzo grado convivente della persona disabile in situazioni di gravità nel caso in cui il coniuge convivente o entrambi i genitori, figli, fratelli, sorelle conviventi del disabile siano mancanti deceduti oppure affetti da patologie invalidanti
  • da un fratello o sorella convivente della persona disabile in situazione di gravità nel caso in cui il coniuge o la parte dell’Unione civile o entrambi i genitori e figli siano mancanti deceduti oppure affetti da altre patologie invalidanti.

Riguardo gli importi, dal primo gennaio i limiti dell’ indennità percepita nel periodo del congedo straordinario per assistenza di un familiare disabile pare siano stati aumentati e si parla di un’ indennità massima giornaliera di 98,54 euro, un’indennità massima settimanale di 689,78 euro, un’indennità massima annua di 36.066 euro ed un’ indennità complessiva annua  di 47.968 euro.

Legge 104, come inoltrare la domanda di invalidità per depressione

Anche la depressione potrà essere inserita fra le patologie invalidati che darebbero diritto ai benefici della legge 104. Ebbene si, sembra proprio che il disturbo depressivo maggiore, che ovviamente dovrà essere certificato da una commissione medica specifica, rientra fra le malattie che possono in qualche modo influenzare negativamente la vita sociale nonché lavorativa oltre che lo stato di salute complessivo di ogni persona. Sembra inoltre che in casi gravi, ovvero in tutti questi casi in cui la depressione rappresenta un vero e proprio handicap con conseguente riduzione della capacità lavorativa, e nei casi in cui questo venga accertato da una commissione medica, si possa richiedere la legge 104 per depressione appunto. Come sappiamo, la legge 104 può essere sfruttata anche in presenza di uno stato altamente invalidante la situazione generale del soggetto affetto, ad alto rischio negativo per la salute, i rapporti sociali e professionali.

Secondo quanto spiegato dal portale di informazione legale “La legge per tutti“, lo stato ansioso depressivo invalidante può mettere la persona affetta da questo disturbo nella possibilità di poter appellarsi al sostegno della legge 104. Più nello specifico viene fornita una tabella specifica la quale sottolinea le diverse patologie ed anche i corrispettivi importi di invalidità assegnati.

 Ecco qui di seguito la tabella relativa alle percentuali d’invalidità riconoscibile:

– Sindrome depressiva endoreattiva lieve: 10%

– Sindrome depressiva endoreattiva media: 25%

– Sindrome depressiva endogena lieve: 30%

– Sindrome depressiva endogena media: dal 41 a 50%

– Sindrome depressiva endogena grave: dal 71 all’80%

– Nevrosi fobico ossessiva e/o ipocondriaca di media entità: dal 21 al 30%

– Nevrosi fobico ossessiva grave: dal 41 al 50%

– Nevrosi ansiosa: 15%

– Psicosi ossessiva: dal 71% all’80%.

Una volta accertata la patologia e dunque la percentuale di invalidità riconosciuta per depressione, l’interessato potrà avvalersi del diritto a diversi benefici ed a prestazioni di assistenza. Più nello specifico, dunque, qualora il lavoratore depresso sia riconosciuto portatore di handicap in situazione di gravità, avrà diritto a tutti i benefici che vengono concessi dalla legge 104 come i permessi retribuiti mensili, la scelta della sede di lavoro, agevolazioni fiscali e rifiuto al trasferimento.

Nel momento in ci verrà valutato lo stato depressivo del paziente, verrà emesso un certificato medico introduttivo con l’indicazione dell’invalidità riscontrata e dell’handicap che dovrà essere trasmesso in modo telematico all’Inps. Poi bisognerà allegare il numero di protocollo del certificato e la domanda dovrà essere inviata all’Inps mediante il servizio accessibile direttamente dal sito web dell’Ente, “Domanda di invalidità”. In Italia purtroppo sono 4,5 milioni i depressi ed è proprio in base a questi dati che l’Oms ha dichiarato che entro il 2030 la depressione sarà la patologia cronica più diffusa al mondo. La depressione è stata riconosciuta come una vera e propria malattia e per questo motivo il lavoratore depresso avrà diritto a tutta una serie di agevolazioni come quelle previste dalla legge 104.

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