Vittoria Puccini, star delle fiction e innamorata del compagno Fabrizio Lucci

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La vita ricomincia a quarant’anni. Capita a molte donne e succede anche a Vittoria Puccini. L’attrice fiorentina vive un periodo d’oro nella carriera. E su Raiuno accanto ad Alessandro Roja e Sarah Felberbaum con la fiction Non mi lasciare, dedicata ai pericoli del mondo del web per gli adolescenti; ed è protagonista al cinema del film Vicini di casa, diretto dal regista Paolo Costella. Accanto a lei, il collega Claudio Bisio: i due interpretano Federica e Giulio, due coniugi sposati ormai da tempo, eppure non più affiatati come prima, con litigi e discussioni all’ordine del giorno.

Esattamente il contrario della realtà sentimentale dell’attrice, la cui relazione col direttore della fotografia Fabrizio Lucci, di vent’anni più grande di lei, è sempre più solida. La Puccini l’ha incontrato dopo la fine della storia con Alessandro Preziosi, padre della sua unica figlia, Elena, nata nel 2006. Vittoria e Fabrizio, che si sono innamorati sul set della miniserie tivù Anna Karenina, hanno già superato in scioltezza la classica crisi del settimo anno. E in comune hanno la passione per il cinema, la riservatezza e il gusto per la vita semplice. «E un uomo posato e mi dà sicurezza», ha spiegato lei.

Vittoria è molto legata anche alla figlia: «Elena è stata fortemente voluta: io avevo 25 anni e siamo cresciute insieme. È una ragazzina molto serena, con la quale ho un ottimo dialogo, lo stesso che ho avuto con i miei genitori». Guarda caso, la sua erede si chiama proprio come l’ultimo personaggio della Puccini: il vicequestore Elena Zonin, esperta di crimini informatici che si ritrova sulla pista di criminali che rapiscono bambini allo scopo di creare materiale pedopornografico da diffondere sul web. Per questo, la donna torna nella sua città di origine, Venezia, da dove è scappata vent’anni prima. Qui si ritrova a fare i conti con i segreti di un passato, anche sentimentale, che aveva cercato invano di rimuovere.

Vittoria, quella di Non mi lasciare è una storia al femminile vincente, perfetta per festeggiare i tuoi 40 anni: se fai un bilancio, dopo una lunga carriera e una figlia come ti definiresti oggi?
«Come una donna che cerca sempre di mantenere un rapporto privilegiato con il mondo dell’infanzia. Non solo mi impegno a salvaguardare la mia bambina interiore, ma non dimentico mai di rimanere in ascolto delle voci dei piccoli, perché sono portatori di quella verità e spontaneità che nella vita tendiamo a dimenticare. I ragazzi ci insegnano molto più di quello che noi insegnamo a loro, anche da genitori. E così a quarant’anni continuo a coltivare questa capacità».

Nella serie si parla dei pericoli del web legati all’infanzia: ne discuti con Elena? «Assolutamente sì e per me è fondamentale farlo. Sono convinta che Internet sia pieno di stimoli positivi e che possa arricchire tantissimo chi naviga. Tuttavia bisogna saper usare il web in sicurezza. Per questo con i nostri figli è opportuno affrontare questo tema ogni giorno, senza remore né paure. Da mamma, questa è una delle mie priorità. Da vicequestore nella fiction la mia priorità è invece andare a fondo di una vicenda criminale che mette in pericolo la vita di così tanti bambini».

Come ti sei preparata a raccontare il mondo della pedopornografìa sul web? «Abbiamo studiato a fondo, sia io sia Alessandro Roja, che interpreta Daniele, ex amore di gioventù e collega di Elena. Nella preparazione abbiamo avuto a disposizione anche un team di psicologi, perché il materiale che abbiamo visionato è davvero molto forte».

Raccontaci meglio chi è il tuo personaggio, il vicequestore Elena Zonin. «Lei è una donna particolarmente capace nel suo lavoro, determinata e anche coraggiosa, molto intuitiva ed empati-ca: doti, queste, che le permettono di creare un legame di fiducia con le persone che ha di fronte negli interrogatori.

Vittime e colpevoli, in egual misura, si confidano con lei senza alcuna riserva. Eppure Elena è anche una persona con fragilità e insicurezze, umanamente spezzata da un passato segreto di cui si verrà a conoscenza solo alla fine della serie. Mi ha letteralmente conquistata proprio perché è un’eroina imperfetta come tante donne dei nostri tempi». Credi di somigliare al tuo personaggio?
«Mi dicono di si, soprattutto per empatia, determinazione e disciplina.




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