Cassazione annulla le condanne per il caso Duccio Dini, travolto durante un inseguimento: «processo da rifare»



La Corte di Cassazione ha annullato le condanne a 22 anni di reclusione per i quattro imputati coinvolti nell’inseguimento che ha portato alla morte del giovane fiorentino, aprendo la strada a un terzo processo d’appello.Duccio Dini, un giovane fiorentino di 29 anni, ha perso la vita in modo tragico la mattina del 10 giugno 2018 mentre si recava al lavoro. Investito e ucciso da un’auto coinvolta in un raid punitivo organizzato tra clan di rom, la sua storia ha suscitato un forte clima di shock in città e una pericolosa insofferenza verso l’intera comunità rom, ingiustamente accusata di colpe collettive.



La ricostruzione dei fatti

Secondo le indagini, il regolamento di conti tra clan era stato scatenato da un giuramento di fedeltà imposto da Rufat Bayram alla moglie, che aveva causato una violenta discussione con il suocero Amet Remzi. Questo episodio aveva innescato un inseguimento tra i due rami della famiglia, coinvolgendo tre auto e un furgone, con un tragico epilogo: la morte di Duccio Dini.Il giovane, totalmente estraneo ai fatti, era fermo al semaforo quando fu investito e sbalzato via dalla strada da una Volvo guidata dagli inseguitori di Bayram, che viaggiava a oltre 100 chilometri orari.

La vicenda giudiziaria

Inizialmente, quattro degli imputati erano stati condannati a 22 anni di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ora annullato queste condanne, disponendo un nuovo processo d’appello, il terzo in pochi anni, per ricalcolare le pene in base alle responsabilità dirette di ciascuno.Questo annullamento segue un precedente processo di appello bis, nel marzo 2023, in cui erano state eliminate le condanne fino a 25 anni e due mesi inflitte dalla Corte d’Appello di Firenze a 4 dei 7 imputati. In quell’occasione, i giudici avevano dovuto ricalcolare le pene a causa di una sanzione diversa prevista per chi vuole compiere un reato diverso da quello poi commesso, come stabilito dall’attenuante dell’articolo 116 del codice penale.Ora, la Corte di Cassazione ha disposto un nuovo processo d’appello, il terzo, che si occuperà di ricalcolare ancora una volta la pena per i quattro imputati, al fine di accertare le responsabilità dirette di ciascuno nella tragica vicenda.Purtroppo, per Duccio Dini e la sua famiglia, la giustizia sembra ancora lontana, nonostante gli sforzi della magistratura per fare chiarezza su questa drammatica e complessa vicenda.



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