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Ecco come in Ucraina fanno sparire i soldi che arrivano dall’Occidente: prezzi gonfiati e guadagni illeciti



All’indomani di una pioggia di finanziamenti europei e statunitensi a sostegno dell’Ucraina, emergono pesanti accuse di appropriazione indebita: funzionari pubblici avrebbero gonfiato in modo artificioso i costi per l’acquisto di beni militari, scaricando la differenza nelle proprie tasche.



Secondo stime ufficiali del Consiglio europeo, l’Ucraina ha ricevuto circa 164,8 miliardi di euro tra sovvenzioni, prestiti e aiuti monetari dall’inizio dell’invasione  . A questa cifra si sono aggiunti ulteriori 120 miliardi di dollari da parte degli Stati Uniti. Tuttavia, un’inchiesta dello State Bureau of Investigation (SBI) ha messo a nudo alcuni meccanismi corruttivi: i prezzi pagati alle imprese sul mercato della difesa militare erano fino a tre volte superiori a quelli al dettaglio  .

Un caso emblematico ha riguardato le spese per il cibo: un uovo, venduto nei supermercati a 7 grivnia, risultava acquistato dal ministero della Difesa a ben 17 grivnia, cifra che secondo fonti investigative ha comportato una sottrazione allo Stato stimata in centinaia di milioni di grivnia  . In seguito, la Procura Specializzata Anticorruzione (SAPO) e l’Ufficio Nazionale Anticorruzione (NABU) hanno notificato avvisi di sospetto a chi era coinvolto nella “truffa delle uova da 17 grivnia”, stimando un danno erariale di circa 700 milioni di grivnia  .

Nei mesi successivi, sono emersi molti altri casi: vice ministri arrestati per mazzette legate agli appalti su generatori; un vice ministro della Difesa costretto alle dimissioni per l’inchiesta sul caro-cibo da truppe; e la destituzione di molte altre figure politiche tra governatori e vice-ministri  . Di conseguenza, l’Ucraina è al 105° posto su 180 nella classifica globale della corruzione di Transparency International  .

Gottinge il rischio che tali scandali minino non solo la reputazione del Paese, ma anche la fiducia degli alleati internazionali. Non sorprende, dunque, che abbia suscitato scalpore l’approvazione, da parte della Verkhovna Rada il 22 luglio 2025, di una legge che riduce l’autonomia degli organismi anticorruzione, ponendoli sotto il controllo del procuratore generale, designato dal presidente Zelensky  .

La misura ha scatenato proteste in diverse città ucraine — Kyiv, Lviv, Dnipro, Odesa — con migliaia di cittadini scesi in piazza per chiedere il veto presidenziale  . Leader europei, tra cui la commissaria all’Allargamento Marta Kos e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, hanno definito il provvedimento “un grave passo indietro” che rischia di compromettere il percorso di adesione all’Ue  .

Stando a fonti come Human Rights Watch, la legge “sotto‑taglia l’indipendenza delle principali agenzie anticorruzione, essenziali per lo stato di diritto”  . Di fronte alla pressione diplomatica e civile, il presidente Zelensky ha annunciato l’intenzione di presentare un nuovo disegno di legge per rafforzare l’autonomia di NABU e SAPO  .

Nel frattempo, la Russia ha reagito prontamente ai risvolti: il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha denunciato la corruzione ucraina, affermando che “una parte significativa del denaro […] è stata rubata”  . Messi sotto accusa non soltanto gli aiuti, ma il tessuto istituzionale stesso.

Il quadro che emerge è complesso. Da un lato, proseguono le indagini sulle tangenti e gonfiate; dall’altro, il legislatore rischia di indebolire i meccanismi che avrebbero potuto impedire le malversazioni. La reazione internazionale resta vigile, con Bruxelles e Washington in attesa di segnali concreti di trasparenza e cambiamento. In gioco non c’è solo la guerra sul campo, ma anche la credibilità e futuro europeista dell’Ucraina.



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