Una tragedia di proporzioni sconvolgenti si è consumata a Altavilla Milicia, nel febbraio 2024, dove una madre e i suoi due figli sono stati brutalmente uccisi in un contesto di presunti rituali di esorcismo. La vicenda, che ha suscitato orrore e incredulità, è al centro di un processo in corso presso il Tribunale di Palermo, dove gli imputati Giovanni Barreca, padre delle vittime, e i suoi amici Sabrina Fina e Massimo Carandente sono accusati di aver orchestrato il macabro piano.
Secondo gli atti del processo, i tre adulti avrebbero sottoposto il piccolo Emmanuel, di appena cinque anni, a torture indicibili, culminate con la sua morte. L’inquietante episodio è stato parte di ciò che gli imputati hanno definito un “rito di purificazione anti-satana”, che avrebbe avuto lo scopo di liberare il bambino e la madre, Antonella Salamone, da presunte possessioni demoniache. Il fratello maggiore di Emmanuel, un ragazzo di 16 anni, è stato anch’esso vittima della furia omicida.
Gli investigatori hanno raccolto prove schiaccianti contro i tre accusati, tra cui messaggi e conversazioni che testimoniano la premeditazione dei delitti. In particolare, alcune chat su Messenger e Facebook mostrano come Massimo Carandente, considerato una figura centrale nel gruppo, avesse annunciato la condanna a morte del bambino e della madre. In uno dei messaggi inviati a suoi contatti, Carandente scriveva: “Pace, fratello, purtroppo Satana, Jezebel, lo spirito della morte, incredulità e oltre 4 mila demoni, una legione, si sono portati prima la moglie e poi il bambino”. Questi messaggi non furono mai denunciati dai destinatari.
Un altro elemento agghiacciante emerso durante il processo riguarda un video registrato durante lo svolgimento dei presunti rituali. Le immagini mostrano il piccolo Emmanuel visibilmente terrorizzato mentre viene interrogato dagli adulti. Alla domanda: “Chi ti ha mandato?”, il bambino risponde con un filo di voce: “Il diavolo”. Secondo gli inquirenti, questa scena rappresenta uno dei momenti più drammatici della vicenda e testimonia il clima di terrore in cui si svolsero gli eventi.
Gli atti del processo rivelano che le torture inflitte a Emmanuel erano parte di un piano delirante ideato da Giovanni Barreca, Sabrina Fina e Massimo Carandente, con l’intento di “purificare” il bambino dai demoni. La situazione degenerò ulteriormente quando Sabrina Fina inviò un inquietante messaggio a Carandente cinque giorni prima del massacro, scrivendo semplicemente: “A morte”. Per gli investigatori, questo messaggio rappresenta il preludio alla violenza che si sarebbe consumata nella villetta di contrada Granatelli.
La tragedia non si è limitata alle azioni dei tre principali imputati. Anche la figlia maggiore di Giovanni Barreca è stata coinvolta negli eventi. La giovane donna, già condannata a 12 anni e 8 mesi in un processo separato davanti al Tribunale dei minori, avrebbe partecipato ai rituali sotto coercizione degli adulti. In una dichiarazione resa agli inquirenti, la ragazza ha raccontato di essere stata bendata durante i rituali e costretta a seguire istruzioni impartite dai presenti.
La villetta teatro della strage è diventata un luogo simbolico della tragedia. Fiori e pupazzi sono stati deposti davanti alla casa da residenti della zona e persone colpite dalla vicenda. Le immagini della scena del crimine hanno lasciato un segno indelebile nella comunità locale e oltre.
Il processo contro Giovanni Barreca, Sabrina Fina e Massimo Carandente prosegue con l’obiettivo di fare piena luce su quanto accaduto e attribuire le responsabilità penali ai colpevoli. La vicenda ha sollevato profonde riflessioni sul fanatismo religioso e le sue possibili derive violente, alimentando un dibattito pubblico su come prevenire simili tragedie in futuro.
La strage di Altavilla Milicia rimane una delle pagine più oscure della cronaca italiana recente, un caso che ha sconvolto l’opinione pubblica per la brutalità degli atti e l’assurdità delle motivazioni che li hanno generati.
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