Sinisa Mihajlovic l’ex calciatore se n’è andato circondato dai suoi cinque figli e dalla moglie Arianna Ramaccioni


Arianna Ramaccioni, moglie di Sinisa Mihajlovic, poche ore dopo la morte del marito gli ha dedicato queste parole: “Quando non sarai più parte di me, ritaglierò dal tuo ricordo tante piccole stelle e allora il cielo sarà così bello che tutto il mondo s’innamorerà della notte”.

Le ha scritte sul suo profilo Instagram, pensando all’uomo con cui dal 1995 condivideva la vita. Sotto una foto che li ritrae felici, c’è la frase di una poetessa, Cristiana Tognazzi: “Come quando torni a casa e posi le chiavi all’ingresso e sorridi perché sai di essere al sicuro”.

Il luogo sicuro per Arianna e Sinisa erano loro due e i cinque figli, due femmine e tre maschi. Avevano costruito una famiglia grande, unita. Quando Sinisa è mancato, nel pomeriggio del 16 dicembre, stroncato a 53 anni dalla leucemia mieloide acuta scoperta per caso nel 2019, erano tutti insieme, Arianna e i cinque figli: Viktorija, Virginia, Miroslav, Dushan, Nicholas. Dalla Serbia erano arrivati anche la mamma, Viktorija, e il fratello Drazen. Era stata Arianna a chiamarli: «Venite, i dottori dicono che Sinisa se ne sta andando ». Arianna e Sinisa si erano conosciuti nel 1995.

Lui era già un campione famoso: arrivato in Italia dalla Serbia nel 1992 – era nato a Vukovar il 20 febbraio 1969 –, acquistato dalla Roma dopo aver giocato nella squadra più importante del suo Paese, la Stella Rossa. Nel 1994 passò alla Sampdoria. Quando incontrò Arianna, aveva già un figlio, Marko, nato da una relazione precedente, con cui i rapporti sono stati spesso difficili. Del colpo di fulmine con Arianna, Sinisa disse: «La prima volta che l’ho vista ho pensato “chissà come sarebbero belli i nostri figli”.

Poi sono persino andato a chiedere la mano a suo padre, come si faceva una volta». Arianna Rapaccioni era allora una showgirl e in quei primi tempi con il suo futuro marito lavorava nella trasmissione di Raiuno, Luna Park, che andava in onda nella fascia preserale. Raccontò lei: «Sinisa è arrivato e mi ha stroncato la carriera, ho lasciato Luna Park a metà anno. Nel 1995 l’ho conosciuto, nel ’96 ci siamo sposati. Ma ci siamo innamorati subito, ci siamo guardati e non ci siamo staccati più».

Nel 1998 è nata Virginia, un anno dopo Viktorija. Le due sorelle sono legatissime: insieme hanno partecipato all’edizione dell’Isola dei famosi del 2019. Dopo un mese hanno abbandonato per stanchezza e nostalgia di casa. Dopo Virginia e Viktorija sono arrivati i tre maschi, Miroslav, Dushan e Nicholas. Un anno fa, il 28 ottobre, Sinisa e Arianna erano diventati nonni di Violante, nata dall’unione di Virginia con Alessandro Vogliacco, anche lui calciatore, difensore del Genoa.

La famiglia gli ha sempre dato coraggio. Diceva: «Con i miei figli sono affettuosissimo. Anche perché so cosa vuol dire avere dei genitori che non ti abbracciano». E adesso è Virginia a ricordare quel legame così fisico sotto alle tante foto in cui è stretta al papà: “In questo momento di immensa sofferenza avrei solo bisogno di un tuo abbraccio. Non un abbraccio qualsiasi, il tuo. Mischiato al tuo profumo, che, come la tua anima, rimaneva addosso. E chi ti conosce sa a cosa mi riferisco”.

L’altra figlia, Viktorjia, ha dedicato al padre una poesia di Eugenio Montale: “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”. Poi ancora: “Ti amo con tutto il mio cuore papà. Ovunque sei, io so amare fino a lì”. Non è l’unica, vista l’enorme ondata di commozione e affetto suscitata nella gente dalla notizia della morte di Sinisa. In lui i più giovani vedono l’uomo che ha affrontato la malattia senza smettere di allenare. Dopo aver smesso di giocare, infatti, Mihajlovic iniziò la sua carriera di mister all’Inter, come vice di Roberto Mancini, suo grande amico.

Da lì era stato un crescendo, tra le varie squadre italiane, la nazionale serba, lo Sporting Lisbona. E infine il Bologna. Guidava la panchina della squadra rossoblù quando, il 13 luglio 2019, annunciò in una conferenza stampa di aver contratto una leucemia mieloide acuta. In tre anni ha avuto miglioramenti e ricadute, sempre sotto l’occhio attento dei tifosi che non l’hanno mai abbandonato. Coraggioso fino alla fine, ha confermato anche la dottoressa che l’ha avuto in cura, Francesca Bonifazi, dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna: «Non ha mai avuto paura di soffrire e ha affrontato la malattia con coraggio.

Ha sofferto molto, ma ha saputo accettare la fragilità che la malattia gli ha imposto». E poi: «Sua moglie gli è stata vicina dal primo all’ultimo momento. Gli ha dato coraggio e ha gestito la famiglia in una fase molto difficile». Del resto, descrivendo la compagna Mihajlovic aveva usato queste parole: «È l’unica persona che conosco più forte di me». Una forza che ora le servirà più che mai.

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