Roma, Andrea ritrovato morto in camera a soli 11 anni. La madre sconvolta: “Impossibile, controllavo sempre il suo cellulare per paura delle influenze negative sui social”



Mamma Loredana vuole conoscere la verità sulla morte del figlio: dubbi, sospetti e il dolore di una famiglia spezzata



Voglio sapere io per prima come è morto mio figlio. Mi è venuto in mente di tutto: il suicidio? Amava la vita, impossibile. Leggo sui social tante stupidaggini: c’è chi dà la colpa a noi genitori e c’è chi è pronto a giurare che sia stato vittima di una ‘challenge’, una folle sfida lanciata online. L’ho pensato pure io per un attimo. Ma come si fa a stabilirlo se ancora la polizia non ha aperto il suo tablet scolastico e il suo cellulare? So solo che il telefonino glielo avevo controllato due giorni prima e non c’era alcuna chat, alcun messaggio che mi preoccupasse. Solo i cuoricini con le tre ‘fidanzatine’ e i messaggi degli scout.”

La Descrizione di Andrea

“Andrea, il mio ‘nanetto’, era un bambino iperattivo, fragile, con problemi di dislessia ed era costantemente seguito da noi, dalla scuola, da una psicologa e da un centro di riabilitazione. Per superare le sue fragilità amava stare insieme agli altri, fare tante attività: gli scout, il karate, il pallone, faceva giochi in continuazione. Per noi non può essere che un tragico incidente. Ma se mai venisse fuori dalla perizia su quegli apparecchi (programmata dopo l’autopsia fissata per oggi) che dietro tutto ciò c’è un gioco folle o qualcuno che lo ha istigato ad agire, allora andremo fino in fondo.”

La Scena della Tragedia

Mamma Loredana è un fiume in piena. Da domenica, da quando ha trovato suo figlio di 12 anni cianotico nella sua cameretta, non si dà pace e in quella stanza non è più rientrata. “C’è ancora il suo sangue”, dice. Ha ancora in mente suo marito che porta in spalla la bombola dell’ossigeno per nove piani “perché nel frattempo gli operatori del 118 erano rimasti bloccati nell’ascensore rotto.”

Cosa È Successo Davvero?

Andrea è morto per soffocamento, aveva una cinta in cordura stretta al collo. Che cosa può essere accaduto? “È stata la sorella di 16 anni a trovarlo in quelle condizioni. Io dell’esistenza della cintura ho saputo dopo dai sanitari del 118. Era la tracolla del porta-tablet, di quelle che si chiudono con una clip. Forse Andrea stava giocando sul letto in una sorta di ‘apri e chiudi’ e poi non si è liberato. Oppure, in un movimento scomposto, visto che aveva il capo penzoloni sul materasso più basso del letto a castello verso il pavimento e le gambe alzate addossate al muro, si sarà messo la tracolla sulla fronte come per sostenersi e poi la cintura si è stretta all’improvviso. Non si stava fermo un attimo.”

“I soccorsi sono arrivati subito?” “Per prima è intervenuta mia figlia. Io avevo appena sfornato i crostini, erano le 20:05 e li avevo messi a tavola, stavano arrivando anche mio marito e l’altro mio figlio più grande. Chiamavo Andrea ma lui non rispondeva, credevo che stesse sentendo la musica con le cuffie, gli piacevano De Gregori, i Queen e De Andrè. Ho mandato la sorella a chiamarlo. Lei ha provato a tirarlo giù, gli ha sganciato la clip. Adesso è sotto choc. ‘Mamma, Andrea non si muove, corri’. Sono andata e il mio bambino era cianotico, credo già morto. Al telefono il 118 mi ha dato indicazioni per praticare la rianimazione. L’ho fatto per 20 minuti fin quando non sono arrivati loro e hanno proseguito per altri 50. Pregavo Dio e i miei genitori di rimandarmelo sulla Terra…”

“Però l’ascensore non funzionava…” “Noi abitiamo in una delle torri di Tor Bella Monaca, uno dei due ascensori si è rotto in quel momento, l’altro era già fuori uso da un mese. Solo la mattina dopo sono venuti ad aggiustarli. Mio marito allora si è incollato la bombola d’ossigeno per nove piani, una vergogna.”

“Forse Andrea è stato bullizzato?” “Non credo. C’era solo un bambino che gli dava fastidio, ma lui lo gestiva e lo aveva bannato. Siamo sempre stati molto attenti: il nostro ‘nano’ non aveva social, TikTok glielo avevo vietato, era troppo piccolo. I 12 anni li avrebbe compiuti il 12 luglio. Guardava YouTube soprattutto per la musica, per vedere le puntate del ‘Collegio’ e le battaglie coi Nerf, i fucili che sparano dardi in gommapiuma. Ripeto, lui non si stava mai fermo, a casa da solo ancora non lo lasciavo.”

“Aveva un sogno suo figlio?” “Sì, voleva diventare un cuoco, mi cucinava i toast e mi preparava il caffè. Sabato andremo a ritirare la cintura rossa di Karate a cui ambiva. Qui nel quartiere gli dedicheranno un murales. Gli amici ci stanno aiutando anche per il funerale, l’altra sera da don Paolo c’è stata una veglia, non ci siamo sentiti soli ma che dolore vedere i suoi amichetti piangere.”

Questa storia straziante pone l’accento su quanto sia cruciale la sicurezza e il monitoraggio dei giovani, soprattutto in un’epoca in cui le influenze esterne, specialmente attraverso i social media, possono avere conseguenze devastanti. La famiglia di Andrea ora cerca risposte e giustizia per comprendere appieno la tragica perdita del loro amato figlio.



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