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Il figlio di Bossetti rompe il silenzio: chiede nuovi esami sul caso Yara e cita Garlasco



Il figlio di Bossetti rompe il silenzio. Per la prima volta davanti a una telecamera Nicolas Bossetti è intervenuto pubblicamente sul caso che ha portato alla condanna del padre, chiedendo che vengano riesaminate le prove decisive del processo e sollevando dubbi sulla gestione delle analisi genetiche che hanno collegato Massimo Bossetti alle tracce trovate sugli indumenti di Yara Gambirasio.



Il figlio di Bossetti rompe il silenzio: richiesta di nuovi esami sul profilo Ignoto 1

L’intervento di Nicolas è avvenuto in un’intervista esclusiva al programma Ore 14 Sera, condotto da Salvo Sottile, con messa in onda prevista per questa sera alle 21.40 su Rai 2. Nel corso della conversazione il giovane ha chiesto esplicitamente che vengano sottoposti a nuovi accertamenti i reperti che, secondo l’accusa e la sentenza definitiva, hanno sostenuto la condanna all’ergastolo di Massimo Bossetti.

Per un approfondimento sul contesto, è disponibile anche la voce dedicata a Ore 14 Sera – RaiPlay (programma).

Al centro delle sue dichiarazioni c’è il cosiddetto profilo genetico denominato Ignoto 1: il profilo individuato su alcuni capi appartenuti a Yara e poi attribuito, nel corso delle indagini e del processo, a Bossetti. Nicolas ha chiesto che questi reperti siano sottoposti a verifiche con metodiche aggiornate, riprendendo una contestazione già portata avanti dalla difesa.

Nel corso dell’intervista il figlio del condannato ha anche evocato il confronto con un altro caso giudiziario molto noto in Italia: “Se questa è la nostra Garlasco 2? Molto peggio di una Garlasco 2, perché un caso così non è mai successo in Italia, con così tanti errori giudiziari e senza mai la possibilità di difendersi…”. Il riferimento è alla vicenda di Garlasco, tornata di recente sotto i riflettori per nuovi accertamenti sull’omicidio di Chiara Poggi, ma Nicolas limita la sua critica alla gestione degli elementi scientifici nel procedimento di Brembate di Sopra, chiedendo la possibilità di verificare se il DNA combaci effettivamente con il profilo Ignoto 1.

Rigetto della Corte d’Assise di Bergamo e prospettive processuali

Le dichiarazioni televisive del figlio arrivano a pochi giorni da un provvedimento giudiziario che ha respinto la richiesta difensiva di nuovi accertamenti. Tre giorni prima dell’intervista la Corte d’Assise di Bergamo aveva rigettato l’istanza presentata dagli avvocati difensori Claudio Salvagni e Paolo Camporini, che chiedevano di effettuare ulteriori esami sui reperti e sui campioni biologici conservati, avvalendosi di metodiche aggiornate e chiedendo anche documentazione integrativa relativa agli accertamenti svolti durante le indagini.

I difensori avevano avanzato la richiesta anche a seguito della messa a disposizione di immagini ad alta risoluzione dei reperti. La Corte, nel provvedimento, ha però ritenuto che gli elementi prospettati non fossero tali da mettere in discussione il quadro probatorio che aveva determinato la condanna: i giudici hanno richiamato la presenza del profilo genetico attribuito a Bossetti in più punti degli indumenti della vittima e hanno giudicato non decisiva l’eventuale individuazione di ulteriori tracce biologiche.

Al termine dell’udienza i legali di Bossetti hanno annunciato l’intenzione di proseguire nei percorsi giudiziari superiori: “Andremo avanti, sicuramente in Cassazione”, ha dichiarato l’avvocato Claudio Salvagni. Dall’altra parte, gli avvocati dei genitori di Yara, Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta, avevano espresso in udienza la loro contrarietà alla richiesta di nuovi accertamenti, sostenendo che la difesa mirava a ottenere un “Garlasco 2” nel giudizio sul delitto di Brembate di Sopra e dichiarando che avrebbero fatto il possibile per evitarlo.

Il rigetto dell’istanza ha quindi polarizzato le posizioni: per la difesa la possibilità di accedere a tecniche analitiche più moderne e a tutta la documentazione tecnica è uno strumento necessario per una verifica approfondita; per la parte civile e per la Corte, gli elementi prodotti non giustificano una revisione delle conclusioni già definitive.

La vicenda che ha portato alla condanna definitiva di Massimo Bossetti riguarda la morte di Yara Gambirasio, scomparsa il 26 novembre 2010 da Brembate di Sopra e ritrovata senza vita tre mesi dopo. Nel corso delle indagini le tracce genetiche rinvenute sugli indumenti della ragazza sono state considerate elementi chiave nella ricostruzione investigativa e nella valutazione del tribunale.

L’intervento pubblico di Nicolas Bossetti riporta al centro del dibattito il ruolo delle prove scientifiche nei processi penali e la questione — già sollevata in sede difensiva — della possibilità di riesami tecnici quando emergono potenziali elementi di novità o quando sono disponibili tecnologie analitiche più avanzate rispetto a quelle utilizzate in origine. Con la decisione della Corte d’Assise di Bergamo resta, al momento, confermato il valore probatorio delle analisi che hanno collegato il profilo Ignoto 1 a Massimo Bossetti; la difesa, però, ha annunciato la volontà di proseguire in Cassazione.

L’intervista di questa sera rappresenta la prima esposizione pubblica diretta del figlio sul caso e riapre, sul piano del dibattito pubblico, questioni tecniche e procedurali già affrontate nelle sedi giudiziarie: dalla conservazione e interpretazione dei reperti biologici alla possibilità di nuovi accertamenti una volta che una condanna è divenuta definitiva.

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