Dopo mesi di totale riserbo, i genitori di Chiara Poggi hanno deciso di parlare apertamente per la prima volta in seguito alle ultime svolte investigative sul caso di Garlasco. Scelgono il programma Verissimo, condotto da Silvia Toffanin su Canale 5, per rompere il silenzio che li ha accompagnati dall’inizio delle nuove indagini. Di fronte a telecamere e pubblico, Giuseppe e Rita Poggi hanno offerto una testimonianza carica di sofferenza ma determina, ribadendo la loro fiducia nelle sentenze passate e chiedendo un atteggiamento più prudente da parte delle autorità.
Giuseppe Poggi ha voluto chiarire subito la posizione della famiglia: “Non voglio entrare nel merito di questa nuova inchiesta, non abbiamo intenzione di intestardirci. La giustizia, finora, ha indicato Alberto Stasi come colpevole. Se dovessero emergere nuovi responsabili, prenderemo atto, ma al momento si tratta solo di un’indagine.” Nega fermamente di aver approfondito i dettagli di questa fase, soprattutto su argomenti come l’impronta 33 o la possibilità di una lunga agonia della figlia. “Non abbiamo letto neanche una riga,” ha detto.
A completare il quadro, la madre di Chiara ha ricordato al pubblico anche la complessità dell’iter giudiziario, fatto di cinque processi e diversi ricorsi fino ad approdare agli organismi internazionali come la Corte europea dei diritti umani. “Ciò che conta per noi sono le sentenze definitive,” ha affermato Rita Poggi, ribadendo che solo un processo di revisione potrebbe mettere in discussione la condanna di Stasi, ed è un percorso tutt’altro che scontato. Nel frattempo, la difesa annuncia nuovi elementi per sostenere la revisione del caso, uno dei quali, assicura l’avvocata Bocellari, potrebbe creare scalpore, ma la famiglia continua a restare in attesa di dettagli.
Non nascondono il peso emotivo di queste settimane difficili, in cui la vicenda di Chiara torna costantemente sotto i riflettori con una frequenza esasperante. “Durante l’estate abbiamo avuto finalmente un po’ di respiro,” confida Rita, “ma negli ultimi giorni si sono verificate anche sette trasmissioni diverse che hanno parlato solo di Garlasco in una sola giornata. È come se non esistesse altro.” Il richiamo ai limiti di una cronaca giudiziaria che non diventi spettacolo è arrivato anche da figure istituzionali, come la procuratrice generale Francesca Nanni, che dal palco della Leopolda aveva sottolineato l’importanza di evitare “tribunali paralleli” sui media e sui social.
Il papà di Chiara, con una voce che tradisce il disagio per le tensioni che continuano a coinvolgere tutta la famiglia, ha denunciato la circolazione di voci e falsità che toccano anche il fratello Marco. Il riferimento è diretto a un settimanale che ha diffuso la notizia dell’arrivo di Marco a Garlasco da una vacanza con l’intento di commettere l’omicidio. “Queste sono solo infamie,” ha detto Giuseppe. “La procura avrebbe potuto evitare di alimentare certe insinuazioni che non solo ledono la memoria di Chiara, ma colpiscono anche lui.” È evidente il richiamo a quella così detta “fake news” smentita, ma che ha lasciato un segno doloroso in famiglia.
Superando la delicata questione delle ultime polemiche, i genitori evitano di commentare le dichiarazioni intercettate della madre di un altro indagato, Andrea Sempio, preferendo invece esprimere il loro dolore per essere stati coinvolti in nuove intercettazioni dopo tanti anni. “Non ci siamo mai tirati indietro,” conferma Rita, “Quando ci hanno chiesto ulteriori accertamenti, siamo stati subito disponibili.” Tuttavia, rimane un punto interrogativo aperto su quale fosse la reale necessità di far trapelare ai media anche le loro conversazioni private.
Prima di concludere la lunga intervista, Rita Poggi ha voluto rivolgere un pensiero di riconoscenza verso le persone che lavorano al loro fianco, in particolare i consulenti tecnici, sottolineando la durezza degli attacchi che hanno subito sui social network insieme ai loro avvocati e alle loro famiglie. “Hanno dato tutto per noi, per Chiara, che per loro è come una figlia. È stato molto doloroso leggere certe parole.” Il riferimento agli attacchi si è concentrato in particolar modo su Marzio Capra, genetista il cui ruolo è stato fortemente contestato da alcuni. Capra ha invece precisato che i risultati dei test, compresi quelli negativi riguardanti le impronte sui pedali della bicicletta, erano sempre stati noti e condivisi da tutti i consulenti coinvolti fin dall’inizio.
Nonostante il fragore mediatico e la complessità del caso che torna a far discutere, i genitori di Chiara Poggi mantengono salda la linea della prudenza e del rispetto per la memoria della figlia, chiedendo attenzione alla correttezza delle informazioni e un minore coinvolgimento emotivo nella narrazione pubblica che li riguarda direttamente. Resta da vedere come si evolveranno le indagini e se realmente emergeranno nuovi elementi capaci di cambiare la prospettiva sul delitto che ha segnato per sempre la loro vita.



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